Per Serialita’

Posted in Serialita', televisione con i tag , , , , on febbraio 8, 2010 by lucaperetti

Treme, la nuova serie di David Simon

The big bang theory? Non mi pare

Ho un’attitudine strana verso The big bang theory. Non mi piace, almeno credo, pero’ ogni tanto, raramente, mi viene voglia di guardarne una puntata. Forse lo faccio per ricordarmi che non mi piace, eppure rimango incollato…continua di la’.

C’e’ vita intelligente in quella soap opera

Posted in Serialita', televisione con i tag , , , , on febbraio 8, 2010 by lucaperetti

La televisione cambia, ed inevitabilmente cambiano anche i suoi contenuti. Satellitare, digitale terrestre, tv on demand, web tv, stanno sconvolgendo radicalmente la fruizione televisiva degli italiani. Anche il modo di vedere e produrre serie tv si sta quindi modificando: aumentano le possibilita’, aumentano le reti in grado di trasmettere o anche produrre telefilm, e al tempo stesso grazie ad internet e’ possibile vedere o rivedere questi prodotti. Il numero di telefilm americani diventati ormai patrimonio visivo comune, almeno delle giovani generazioni, aumenta ogni anno, grazie soprattutto all’impegno delle rete televisive satellitari (Fox e Sky) e alcune del digitale terrestre, specie del pacchetto Mediaset. E le fiction italiane? Riescono a stare al passo con i tempi? Probabilmente la risposta e’ no, eppure c’e’ qualcosa di positivo rilevare rispetto al biennio appena trascorso. Ci sono almeno tre serie completamente made in Italy uscite negli ultimi due anni che vanno in una direzione diversa rispetto alla quasi completa mediocrita’ delle fiction italiane: Boris (prima e seconda stagione), Non pensarci e Romanzo Criminale.

Sulle televisioni generaliste, specie sulla Rai, le miniserie continuano a farla da padrone. Quasi ogni domenica e lunedì Rai Uno propone una miniserie di due puntate, spesso agiografica su qualche personaggio della storia italiana. Cosi, quando Mediaset e Rai rischiano con serie piu’ lunghe, lo fanno parlando di tematiche gia’ sperimentate e di probabile appeal, anche se alla cinquantesima reincarnazione: non si contano piu’ i preti, commissari e medici che affollano gli schermi italiani. Prodotti quasi sempre – escluse significative eccezioni – piatti, prevedibili, per un pubblico distratto e magari ancora impegnato con la cena. Timidamente pero’ negli ultimi anni Sky e Fox sono intervenute nello stantio mercato della fiction italiana: rischiando molto di piu’ di Rai e Mediaset, ma anche cercando di puntare su temi di successo assicurato, traendo spesso le storie da film (il primo fu Quo Vadis Baby? dall’omonimo film di Gabriele Salvatores). Ma le opere piu’ recenti sono quelle che stanno cambiando il panorama della fiction in Italia e che, specie a lungo andare, potrebbero davvero migliorare tutto il comparto, influenzando anche quanto si vede sulle reti generaliste.

L’unica delle serie citate non tratta da film e’ Boris, che e’ probabilmente anche la serie piu’ sconvolgente mai prodotta in Italia. Boris deve il nome al pesciolino rosso di proprieta’ di René Ferretti, regista dell’improbabile soap opera Gli occhi del cuore. La vera serie Boris racconta proprio il dietro le quinte della fittizia soap Gli occhi del cuore, ma come accade talvolta la parodia sembra piu’ vera del vero. Ed ecco che allora le avventure dei surreali protagonisti della finta soap ci sembrano cosi’ simili ai veri protagonisti di fiction e serie italiane, con la loro scarsa capacita’ di recitare e le storie improbabili di separazioni e fughe d’amore a cui siamo abituati. Se Boris fosse proiettato in un orario decente da una delle generaliste, il pubblico potrebbe avere un notevole shock. Scoprirebbe, per esempio, che la fotografia delle soap e’ fatta per essere come quella della pubblicita’, come dichiara Duccio, il fittizio direttore della fotografia, nella prima puntata. Le luci infatti vengono puntualmente “smarmellate”, per ottenere quell’effetto di completamente illuminato tipico di molte fiction e soap. Ma Boris ha molto da dirci anche sulla recitazione degli attori, monocorde e “basita”, perché e’ questo che vuole il pubblico.

Boris e’ ormai un cult, grazie anche alla partecipazione, come attori stabili o come cameo, di importanti nomi del cinema e del mondo dello spettacolo italiano, come Corrado e Caterina Guzzanti, Carolina Crescentini, Roberto Herlitzka, Giorgio Tirabassi, Antonello Grimaldi e Andrea Purgatori. Ma sono soprattutto le battute ad essere entrate nel linguaggio dei moltissimi appassionati della serie: se non siete tra questi, non stupitevi ogni tanto di sentire o leggere espressioni come “smarmella Biascica” o “dai dai dai” e “facciamola come al solito, a cazzo di cane!”. La terza stagione, diretta da Davide Marengo, e’ pronta e di prossima messa in onda, mentre Cielo, canale in chiaro di Mediaset visibile sul digitale terrestre, sta programmando le prime due serie. Sulle reti generaliste, come detto, ancora niente.

Diverso il destino di Romanzo Criminale, sbarcato dopo pochi mesi dalla messa in onda su Sky direttamente su Italia 1, seppure in seconda serata. Acclamata da molti come la migliore serie televisiva mai prodotta in Italia, e’ tratta dal romanzo di De Cataldo piu’ che dalla successiva trasposizione cinematografica firmata da Placido. Se quella per il cinema era infatti una versione piuttosto banalizzata e accorciata, qui le vicende della banda della Magliana recuperano il valore di romanzo popolare (oltre che criminale). Basti dire che nelle dodici puntante che compongono la prima stagione (anche in questo caso la seconda e’ in arrivo) si copre circa la prima parte di quanto narrato nel film e nel romanzo. Merito e’ degli sceneggiatori della serie (Leonardo Valenti, Barbara Petronio e Daniele Cesarano con lo zampino degli stessi Placido e De Cataldo), che riescono a valorizzare anche le storie secondarie del libro, senza scadere in puerili aggiunte, come quella nel film di Placido secondo cui i tre capi della banda si sarebbero conosciuti da bambini. Le atmosfere dell’epoca sono rievocate in maniera esemplare, non solo con ambienti esterni ed interni, ma anche con gesti e modi di fare dei protagonisti. Parte di questa mimesi temporale sono appunto anche gli attori, moltissimi volti poco noti e soprattutto romani o a loro agio con la realta’ romana da risultare perfettamente credibili. Sintomo di un certo grado di liberta’ che il regista Stefano Sollima e i suoi collaboratori hanno sicuramente avuto nello scegliere gli attori migliori per questi ruoli, non i piu’ famosi o quelli che piacciono di piu’ al pubblico televisivo. La stessa liberta’ che ci vuole nel mettere in scena la violenza bruta come si vede in Romanzo Criminale, o raccontare senza filtri delle relazione con i servizi segreti e con settori collusi del potere o della stessa polizia. Anche qui siamo di fronte ad un enorme successo di pubblico, sintomo che non tutto il pubblico italiano si e’ lasciato addomesticare dalle scialbe storie poliziesche presentate troppo spesso da Rai e Mediaset.

Non pensarci e’ invece la serie che ha portato la crisi, seppure in modo ironico, in televisione. Tratta anche questa da un film (Non pensarci del 2007, regia di Gianni Zanasi) ha gli stessi personaggi e trama simile al prodotto cinematografico. Tre fratelli (Valerio Mastrandrea, Giuseppe Battiston e Anita Caprioli) si ritrovano vicini a causa di un malanno del padre. Piano piano scopriranno che la fabbrica di famiglia, controllata da uno dei fratelli (Battiston) e’ in crisi e gli impiegati non ricevono lo stipendio da mesi. Vicende famigliari contorte e divertenti, rappresentazione della provincia produttiva italiana (siamo a Rimini), la crisi economica, queste e altre vicende sono raccontati una cifra comica ma al tempo stesso assolutamente attenta a questi problemi. Anche in Non pensarci non mancano le illustri partecipazioni, soprattutto quella di Luciana Littizzetto nei panni di un’impertinente e ficcanaso parrucchiera. Possiamo ipotizzare che anche in questo caso la produzione deve aver lasciato a Gianni Zanasi e Lucio Pellegrini (registi e sceneggiatori) la possibilita’ di scegliere come portare in televisione questa storia.

Sta quindi forse in quest’ultimo punto, la liberta’ che hanno gli autori, la maggiore diversita’ rispetto alle serie prodotte per le reti generaliste: queste ultime sono soprattutto ossessionate dall’audience, anche se per la Rai non dovrebbe essere necessariamente cosi’, anzi la qualita’ dovrebbe essere al primo posto. Piano piano e’ possibile che questi positivi esperimenti possano prendere piede anche in Rai e Mediaset e le fiction italiane di qualita’ non siano piu’ in questi palinsesti una rarita’, spesso da rilegare in improbabili destinazioni agostane o in serata tarda. Intanto, non sarebbe male poter vedere su questi canali Boris.

scritto per Alias di sabato 6 febbraio

Il Sei Nazioni di quest’anno

Posted in me, rugby on febbraio 8, 2010 by lucaperetti

L’anno scorso ogni weekend del Sei Nazioni facevo una sorta di sintesi di quanto visto. Lo facevo perché mi diverte, perché il Sei Nazioni e’ di quei pochi eventi sportivi annuali che seguo e attendo con grande trepidazione, e l’anno scorso sono anche riuscito a coronare il sogno di vedere Inghilterra-Italia al Twickenham. Quest’anno non riesco a fare il consueto aggiornamento settimanale, non solo per ragioni di tempo – che comunque e’ poco – ma soprattutto “televisive”: questa faccenda di Sky e’ per me una vera scocciatura, non posso passare interi pomeriggi al pub o altrove per vedere le due partite del sabato e quella della domenica. E poi c’e’ Duccio di qua che fa dei riassunti perfetti e che in genere condivido in pieno.

Franco Ballerini 11 dicembre 1964 – 7 Febbraio 2010

Posted in bicicletta/ciclismo on febbraio 7, 2010 by lucaperetti

cose romane/4. A sinistra in metropolitana

Posted in città, me, senso civico con i tag , , on febbraio 5, 2010 by lucaperetti

Prendo molto raramente la metropolitana a Roma. Quando la prendo, un incredibile senso civico mi permea e mi faccio alfiere di una battaglia forse piccola, ma altresi necessaria. Le scale mobili hanno una piccola regola, forse non scritta, ma una minima regola di civilta’ che dovrebbe essere conosciuta da tutti: si sta a destra. Cosi facendo, accostandosi sul lato destro della scala, si permette a chi ha fretta di poter camminare sulla sinistra. Non e’ particolarmente difficile da capire, e forse basterebbe mettere qualche cartello per far memorizzare ai piu’ questo concetto non incredibilmente difficile. La categoria piu’ fastidiosa e’ quella composta dalle amiche a zonzo, che se ne stanno li’ a chiacchierare, una di fianco all’altra, come fosse impossibile parlare stando su scalini diversi.

Allora io, nel mio piccolo, anche se non ho fretta comincio a camminare sulla sinistra, chiedendo a chi sosta di spostarsi. Gentilmente, ma con decisione. Sono sicuro che se lo facessimo tutti dai e dai qualcosa cambierebbe.

Boris, Non pensarci e Romanzo Criminale, finalmente qualcosa di nuovo? – Seratona sit-com

Posted in Serialita', televisione con i tag , , , , , on febbraio 5, 2010 by lucaperetti

Boris, Non pensarci e Romanzo Criminale, finalmente qualcosa di nuovo?

Cosa hanno in comune Boris, Non pensarci e Romanzo Criminale? Beh, sono serie tv italiane, tutte e tre prodotte da reti non generaliste (Sky e Fox), e tutte e tre di discreto successo. Secondo me sono anche tre serie di assoluta qualita’…continua di la’

Seratona sit-com

Che fate stasera? Se avete Sky e la pioggia vi spaventa e non c’e’ proprio niente da fare fuori di casa vi consiglio di accomodarvi davanti alla tv e godervi le prime puntate, in successione, di Cougar Town e Modern family (su Fox Life dalle 21.55)… continua di la’

JESSICA HAUSNER: IL MIO FILM SUL MIRACOLO MA NON A FAVORE DELLA RELIGIONE

Posted in cinema con i tag , , on febbraio 5, 2010 by lucaperetti

Presentato Lourdes, acclamato all’ultima Mostra del cinema di Venezia e da venerdì 11 in sala grazie a Cinecittà Luce

Jessica Hausner ha trentasette anni, ma sembra anche più giovane. Tre lungometraggi all’attivo, anche se qui in Italia non ce ne siamo accorti, presto metterà al mondo un figlio. Ha voluto comunque essere presente a Roma alla conferenza stampa di presentazione del suo ultimo film, Lourdes, presentato con discreto successo all’ultima Mostra del cinema di Venezia ed in arrivo venerdì prossimo in sala.

A fare gli onori di casa Luciano Sovena, l’AD di Cinecittà Luce, che si prodiga in un notevole sforzo distributivo (70 copie, che con il film con gli omini blu ancora in giro sono un azzardo quantomeno coraggioso).
“Volevo fare un film sul miracolo” racconta la Hausner “e studiando questo tema ho scoperto che Lourdes èproprio l’hotspot dei miracoli, dove vengono anche verificati attentamente da un punto di vista medico”. Il film affronta appunto la malattia e il miracolo, che però “sono intesi in senso metaforico. Volevo presentare qualcosa che aveva a che fare con l’anima e con la vita stessa, con i limiti che ci pone la vita. Mi interessava soprattutto l’aspetto filosofico della questione, la finitezza della nostra vita. Prima quando parlavo con le persone affette da sclerosi avevo paura, ma poi ho pensato che tutti moriremo e anche io sarò vecchia e debole”.
Nelle intenzioni della regista questo non è certo un film pro-religione: “Mi meraviglierei se qualcuno vedendo questo film trovasse la fede. Il miracolo è presentato in maniera ambivalente, non sappiamo se ci sarà guarigione e la salvezza. Quello che a me interessa non è la guarigione, che mi è indifferente, io voglio far vedere che la salvezza è relativa”. Peraltro la regista proprio visitando Lourdes ha definitivamente capito che non sarà mai credente: “Quello che per me è difficile capire nella religione cattolica è questa proiezione verso il futuro, questa fantasia della salvezza, della caramellina che si vede ma non si sa quando si raggiungerà”. Particolarmente toccante è stato il racconto della Hausner dell’immersione nelle piscine di Lourdes, nuda e al freddo, con l’acqua che non viene cambiata neanche dopo la persona davanti a lei che aveva delle ferite aperte. “Però sui contenuti del film non c’è stato alcun controllo da parte delle autorità religiose locali, non hanno voluto neanche vedere la sceneggiatura”.

per Zabriskiepoint

AN EDUCATION

Posted in cinema con i tag , , , on febbraio 4, 2010 by lucaperetti

di Lone Scherfig

Giudizio (max 5): 3 e mezzo
Piove. Jenny aspetta l’autobus, con un grande violoncello che si bagna tutto e rischia di rovinarsi. Passa un uomo con l’aria affascinante e la macchina costosa. La carica e l’accompagna a casa, mica un gesto da poco, nell’Inghilterra ancora puritana dei primi anni ‘60. An Education comincia così, e non è difficile prevedere che quello non sarà l’ultimo incontro tra Jenny (Carey Mulligan) e David (Peter Sarsgaard).
I due, almeno vent’anni buoni di differenza, esploreranno insieme le varie fasi della relazione amorosa, saltabellando tra ostacoli vari: genitori bacchettoni, la scuola di lei, non proprio aperta a questo genere di incontri, il lavoro di lui, non proprio chiaro, pulito, finanche legale. Lei si sta preparando alacremente per andare ad Oxford, ma chiaro che frequentando un bel giovanotto ricco, pieno di vita e di attività interessanti (come corse di cavalli, gite a Parigi, ricevimenti mondani, aste d’arte) continuare a fare la secchiona non e’ proprio facilissimo.
Scritto da Nick Hornby e basato sulle memorie autobiografiche della giornalista Lynn Barber, An Education è un altro di quei film ambientati nelle periferie inglesi, stavolta a Twickenham, sud est di Londra. Non è però un film working class cattivo e arrabbiato, anzi è un delicato ritratto di una ragazza in fase di crescita, in parte anche metafora di una nazione in fase di trasformazione. Un film pieno di dilemmi morali, abbastanza sottaciuti per una parte del film e poi del tutto espliciti: per cosa si vive? A cosa serve studiare? Fino a che punto ci si può spingere quando si ama una persona? Fino a che punto si può accettare qualcosa che non condividiamo in nome dell’amore?
Il film risponde solo in parte a queste domande, e non diremo certo come quando e perché se no la visione del film ne sarebbe inficiata. Ed invece bisogna andare a vedere questo film senza eccessive conoscenze pregresse, piuttosto immergendovisi e cercando di fluttuare nella pioggerellina inglese.

per Zabriskiepoint

Fred Buscaglione, 3 febbraio 1960 – 3 febbraio 2010

Posted in musica con i tag , on febbraio 3, 2010 by lucaperetti

Nuovi vampiri per Mya: Vampire Diaries

Posted in Serialita', televisione con i tag , , , on febbraio 2, 2010 by lucaperetti

Sfruttare l’onda. Sempre. Nella serialita’ e’ fondamentale. Funziona un genere, un tema, un attore, bisogna continuare su quel filone. Ecco allora che arriva anche in Italia Vampire Diaries (dal 3 febbraio alle 21.50 su Mya)…continua di la’.