Archivi del mese: febbraio 2009

“Valzer con Bashir” non è un film sul rimosso, ma un film che rimuove

Con incredbile e colpevole ritardo ho finalmente visto, nel mio cinemino di seconda/terza visione, Valzer con Bashir. Trattasi di un cartone animato ma molto molto serio, che parla nientepopodimeno che del massacro di Sabra e Chatila: tra il 16 e il 18 settembre 1982 le milizie cristiano-falangiste libanesi fedeli a Bashir Gemayel entrarono nei due campi profughi della periferia di Beirut e con la complicità, l’aiuto e  l’appoggio logistico dell’esercito israeliano uccissero almeno qualche centinaia di palestinesi.

Il film racconta a ritroso questi eventi, in una sorta di analisi personale e collettiva: il protagonista infatti, che è poi lo stesso regista, cerca di capire come mai ha rimosso e dimenticato quegli eventi a cui ha preso parte. Lo fa andando ad intervistare amici e compagni d’armi, e qui vale la pena di spendere due parole per uno dei punti di forza di questo film: la forma del documentario  animato, con nomi e cognomi delle persone intervistate, è sicuramente interessante, e mette in crisi per l’ennesima volta (se ce ne fosse bisogno) il concetto di documentario come “prodotto e specchio” della realtà. L’altra cosa interessante sono le animazioni, bellissime, e come gli eventi sono rappresentati.valzer-con-bashir

Il resto invece, è un’operazione piuttosto furbetta. E’ sicuramente molto difficile convivere con il ricordo di eventi del genere, anche dalla parte dei “carnefici”, soprattutto di quelli che erano poco più che adolescenti e si sono trovati non troppo per scelta nel posto sbagliato nel momento sbagliato. E allora Ari Folman, regista ed oggi uomo di mezza età, dimentica, rimuove, come hanno fatto i suoi compagni. E fin qui, tutto normale. Poi però sceglie di ricordare: e quello che ricorda è una strage in un cui gli unici colpevoli sono quei cattivoni (tutti rappresentati come orchi, barba lunga e coltelli affilati) dei falangisti, mentre noi israeliani eravamo belli, giovani ed impotenti. Volevamo evitare, abbiamo persino cercato di avvertite Ariel Sharon, allora ministro della difesa, ma lui non c’era, e se c’era dormiva (invece probabilmente c’era eccome). Insomma, ricorda quello che vuole ricordare, e rimuove ancora quello che non gli piace. Va bene per lui forse, che non riesce a vivere con un peso del genere, va bene per la società israeliana forse, che deve fare i conti con un passato ingombrante. Ma non può andare bene per noi, in Europa, America eccetera, che dovremmo guardare in modo distaccato a quegli eventi. Sopratutto quando, e succede in più scene del film, si cerca di dimostrare l’innocenza o quanto meno “il non essere al corrente degli eventi” di comandanti, generali e dello stesso Sharon, che invece sapevano.

Dispiace che tanti, troppi, anche a sinistra, non si siano accorti delle evidenti contraddizioni insite nell’opera di Folman. Valzer con Bashir, verrebbe da dire con una battuta, più che un film sul rimosso,  è un film che rimuove.


Friday night is definitely alright for rugby

Friday night is definitely alright for rugby. Con queste parole ha chiuso il collegamento il telecronista della BBC: e come dargli torto dopo un Francia-Galles del genere. Oltre all’orario e il giorno c’è stata un’altra stranezza: nel primo tempo l’ovale ha centrato in pieno la telecamera per le riprese aeree, cambiandone del tutto la traiettoria. It’s friday night bellezza.


Mallett ne ha per tutti; e la Gazzetta è distratta?

Articolo della Gazzetta sull’Italia del rugby (durante il Sei Nazioni vanno letti tutti tutti). Si tratta di una conferenza stampa di Mallet o qualche dichiarazione. Alla fine, dopo un’ottantina di righe, c’è scritto:

La Scozia è la squadra a noi più vicina nel Sei Nazioni e questa partita non la possiamo proprio sbagliare”. Prosit
Riassumo: il tallonatore dei Saracens Fabio Ongaro si è infortunato nell’allenamento del pomeriggio. Al suo posto è stato chiamato Franco Sbaraglini del Benetton Treviso, che andrà in panchina con la Scozia. Ciaoooo

Ho come l’impressione che questo non dovesse andare nell’articolo. Forse l’autore del pezzo ha scritto il messaggio in fondo nella mail con cui ha spedito il suo lavoro, e poi in redazione si sono scordati di toglierlo. Quel “prosit” e quel “ciaoooo” secondo me tolgono ogni dubbio. Certo che questo articolo è lì da mercoledì…possibile non se ne sia accorto nessuno? O sbaglio io?


Vecchie glorie

Ci sono quelli che hanno un sacco di maglie delle squadre, che poi magari nella vita tornano anche utili. Io invece non ne ho mai avute molte, o meglio una sola, tanti anni fa, con il numero 9: era la maglia di Abel Balbo (naturalmente, della Roma). Erano i primi anni ’90, gli anni in cui mi appassionavo al calcio e al tifo, ed ero molto orgoglioso di quella maglia con cui ogni tanto andavo a giocare a calcetto – con risultati per nulla degni. Il mio ricordo di Balbo è però ormai più o meno legato solo a quella maglia. Insomma, adesso mi sembra sia improvvisamente tornato in vita. E però non così, povero Balbo.

platt

Ma c’è chi sta peggio. Più o meno negli stessi anni in Italia giocava, con degnissimi risultati, David Platt. Ora fa il telecronista su sky sport in Inghilterra, e ieri sera commentava Chelsea-Juventus: grasso, con il doppio mento, del tutto fuoriluogo con la cravatta che gli stringeva il collo, del tutto fuoriluogo in questo ruolo. Però i commenti non erano male.


In Giappone

Il Partito comunista giapponese conta circa 400mila iscritti ed è il secondo partito d’opposizione, con 16 seggi su 722 nei due rami del parlamento. Anche se negli ultimi decenni ha perso molta della sua forza politica, sostiene il mensile conservatore Sentaku, potrebbe diventare l’ago della bilancia dopo le elezioni politiche che si svolgeranno quest’anno. (Internazionale n.783, p. 89, scorsa settimana)

In Giappone. Qui invece è sempre la solita noia.


AS Roma was not perfect, and it scares me how far from it they played

La scena era più o meno la seguente: entrando troviamo due tv davanti alla porta e sopra al bancone con Inter-Manchester; sulla destra una con Arsenal-Roma, e lo stesso sulla sinistra; in fondo a destra (vicino, si capisce, al bagno degli uomini) Lione-Barcellona. Telecronca in sottofondo, a tutto volume, quella del match di Milano. Così ad un certo punto a forza di sentire pronunciare certi nomi, io che chiaramente stavo vedendo la Roma, ho cominciato a sostettare che Giggs e Evra fossero giocatori dell’Arsenal, che tanto la maglia è uguale, e anche che Loria fosse un giocatore dell’Arsenal, e questo non per la maglia. Il tutto era vagamente schizofrenico, ma risolveva uno dei cronici problemi del calcio: i tempi morti. Tutte quelle situazioni in cui il pallone finisce chi sa dove, o quando uno è a terra e sembra ci vogliano ages perché si rialzi, giravo la testa verso sinistra e mi godevo il Manchester che si mangiava l’ennesimo gol. E non mi sono mai annoiato nonostante Arsenal Roma fosse quite una palla.
Ma soprattutto, il tizio davanti a noi fortemente tifoso dell’Arsenal, ma molto molto corretto (che son capaci tutti quando vinci) aveva la maglia più bella del mondo. C’era scritto questo:

I’m not perfect, but it scares me how close to it I am


Dramma collettivo al tempo di internet

Già, questa mattina abbiamo vissuto una sorta di psicodramma collettivo. Per un paio d’ore, in tutto il mondo, ci siamo sentiti finalmente impotenti nei confronti di questo essere sicuramente imperfetto e perfettibile che è google. Ed è successo per la seconda volta in un mese.

è tutto finito, per fortuna. Ora spazio alle domande.