AS Roma was not perfect, and it scares me how far from it they played

La scena era più o meno la seguente: entrando troviamo due tv davanti alla porta e sopra al bancone con Inter-Manchester; sulla destra una con Arsenal-Roma, e lo stesso sulla sinistra; in fondo a destra (vicino, si capisce, al bagno degli uomini) Lione-Barcellona. Telecronca in sottofondo, a tutto volume, quella del match di Milano. Così ad un certo punto a forza di sentire pronunciare certi nomi, io che chiaramente stavo vedendo la Roma, ho cominciato a sostettare che Giggs e Evra fossero giocatori dell’Arsenal, che tanto la maglia è uguale, e anche che Loria fosse un giocatore dell’Arsenal, e questo non per la maglia. Il tutto era vagamente schizofrenico, ma risolveva uno dei cronici problemi del calcio: i tempi morti. Tutte quelle situazioni in cui il pallone finisce chi sa dove, o quando uno è a terra e sembra ci vogliano ages perché si rialzi, giravo la testa verso sinistra e mi godevo il Manchester che si mangiava l’ennesimo gol. E non mi sono mai annoiato nonostante Arsenal Roma fosse quite una palla.
Ma soprattutto, il tizio davanti a noi fortemente tifoso dell’Arsenal, ma molto molto corretto (che son capaci tutti quando vinci) aveva la maglia più bella del mondo. C’era scritto questo:

I’m not perfect, but it scares me how close to it I am

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