Archivi del mese: marzo 2009

I canali Rai solo in Italia

Leggendo questo post di Francesco mi e’ venuta in mente una di quelle cose che rendono eccelsa la nostra Tv di stato. Infatti, non tutti sanno che le dirette Rai, disponibili su internet, non si possono vedere all’estero. Solitamente, connettendosi sul loro sito, si vede la diretta dei canali. Da qua invece non si vede nulla, ma appare un’eloquente immagine che reca scritto, in italiano e traduzione inglese: “Spiacente, la visione di questo filmato e’ consentita solo agli utenti sul territorio italiano”.  Peraltro, e’ anche una cosa relativamente recente, perche’ tre anni fa io mi sono visto tutto il Giro al Pc da Birmingham. Si, lo so che ci sono altri modi per vedere la tv sul pc (qui nei commenti), che magari si puo’ anche impicciare con Proxy, Ip, Blip, Zip, Tip e via dicendo cose di cui non capisco nulla; e magari ci sono anche dei motivi razionali per questo impedimento (gia’, ma quali sono?), fatto sta che un comune mortale che non capisce molto di questi impicci non puo’ vedere la Rai all’estero.


Il famoso peso della cultura

Ho pesato Vita di Moravia, di Alain Elkann.
830 grammi.

(Paolo Nori)


C’e’ un Banksy sotto casa mia

Un’altra segnalazione di un Banksy, stavolta che c’e’. Dovrebbe essere almeno, lo stile e’ quello, ed il passante che ci ha fermati mentre facevamo le foto affermava con certezza che trattasi proprio di Banksy.

Ecco la foto.

banksy2


Novita’

E’ passato un mese e mezzo tondo da San Valentino, quando ho messo online questo blog, e come previsto ecco qualche novita’. Intanto, dopo un’ora di brainstorming a distanza con Cristina, ho cambiato tema, e questo sobrio nero di sfondo con interventi bianchi e arancioni mi piace decisamente di piu’. La foto e’ provvisoria, avevo a portata di mano dei sanpietrini e ci ho messo quelli. Poi, ho inserito una frasina qua a fianco, sotto al calendario. E’ un verso di una canzone dei Telefon Tel Aviv (di cui qui). Ho modificato leggermente anche la pagina Chi Sono, inserendo la mail, e ogni tanto aggiungo qualche link nel blogroll. Qualcosa cambiera’ ancora, ma ci siamo.

La cosa piu’ importante pero’ e’ lo sdoppiamento. Da qualche giorno infatti ho attivato, grazie al buon Gianluigi, anche il blog su Zabriskiepoint, e tutti i post sotto la categoria “cinema” finiscono ora anche di la’. Ringrazio naturalmente gli amici di Zp , per questo e tutto lo spazio che mi concedono sempre.

Buona lettura.


Two Lovers di James Gray

Conoscete quella sensazione orribile di non aver chiuso bene la porta di casa? Bene, a me capita quando sono o preccupato per qualcosa o terribilmente emozionato e ho davvero la testa altrove. Ecco ieri sera siamo dalle parti della seconda ipotesi. Two lovers, la nuova big thing di James Gray, mi aspettava al cinema (Odeon di Camden) ed ero gia’ tutto concentrato li’.
Aspettative non deluse, anzi. E a partire dai trailer pre-film, dato che stanno arrivano due coattate uniche e che promettono spasso puro: The taking of Pelham 1 2 3 (Tony Scott dietro alla macchina da presa, e davanti John Travolta con occhiali neri e cappello da rapper. E se non bastasse gia’ cosi’, James Gandolfini, John Turturro e Denzel Washington a completare il quadro) e State of Play (il trailer e’ tutto da vedere).
Ma e’ quando sullo schermo arriva Joaquin Phoenix (Leonard), da dietro, con gli occhi sulla bay di New York, che comincio ad emozionarmi davvero. Atmosfera soffusa, musica beatemente ingombrante, colore grigio peso, eccolo di nuovo, James Gray. La trama e’, come in We own the night (il precedente film del Nostro), veramente poca cosa: Leonard e’ un giovanotto ebreo poco cresciuto e affetto da leggero disturbo bipolare, non ha ancora superato un trauma amoroso e vive con i suoi a Coney Island. Con la complicita’ dei genitori (la madre e’ una funzionale ma impresentabile Isabella Rossellini) conosce Sandra (Vinessa Shaw) di cui si innamora un pochino, ma per le scale di casa incontra Gwyneth Paltrow (Michelle, magrissima nonostante sia superstite dalla seconda gravidanza) e la vera passione sboccia per quest’ultima. In mano ad un regista “normale” sarebbe una storia banale, piatta, probabilmente noiosa. In mano a Gray e’ un turbinio di emozioni, un lento immergersi nella psicologia dei personaggi, nessuno veramente “normale”, nessuno privo di manie, tic, problemi – tranne Sandra. Gray lavora sulle piccole cose, maniacalmente, inquadra con primi piani insistenti i particolari dei corpi che mette in scene, tira fuori il meglio da ogni attore. Guardate i movimenti di macchina, come quello in discoteca, come si butta su Leonard e Michelle, poi stacca e di nuovo ritorna, riuscendo a farci sembrare parte di questo ballo poco innocente. Piu’ si va avanti nel film, piu’ ci si sente poco a nostro agio. Gray fa leva sul sentimento dello spettatore, e si finisce per identificarci con Leonard. Quando esplodera’? Quando tentera’ di nuovo il suicidio? E poi, negli ultimi 10 minuti, con quel guanto che rimane sul bagnoasciuga senza andare ne’ su ne’ giu’, tutti i nodi vengono a pettine, Leonard ripara su una delle due lovers (ma ripara davvero o e’ vero amore?) e tutti vissero felici e contenti. Forse. Forse.


Teza di Haile Gerima

Cambiare il proprio punto di vista quando si guarda una cosa offre sempre una nuova luce a chi voglia cercarla. Questo è uno dei punti da cui si può partire per cercare di leggere un film complesso, importante, prezioso e denso come l’etiope Teza di Haile Gerima. Presentato alla scorsa Mostra di Venezia, arriva ora nelle sale italiane.

Il punto di vista, si diceva. Una scena, tra le tante, rimane impressa. È quella del protagonista ormai anziano, disilluso, che ha vissuto l’entusiasmo per l’avvento di Menghistu, le difficoltà di essere un immigrato nero in Germania, ma anche i fervidi anni ’70, che ha creduto e sperato nel comunismo, ed ora dopo essere tornato al suo villaggio si affaccia dalla collina che domina la vallata. È la collina Mussolini, dove ancora sorge il monumento in tipico stile fascista. Anberber con il bastone che lo sorregge, guarda, nonostante tutto, ancora avanti, con il sole che tramonta in lontananza. È una scena bellissima che ci dà un po’ dell’essenza del film, questo sapore agrodolce, questa altalena di sentimenti che si prova nel corso delle due ore e più.

Teza è un’epopea, di un uomo e di una nazione. Ma è anche una riflessione sul ruolo dell’intellettuale nelle società occidentali, in quelle africane e in una supposta società comunista. È un’analisi dei rapporti complessi ed ambigui tra nord e sud, Europa e Africa, Italia ed Etiopia. È uno sguardo limpido di un uomo ormai quasi alla fine dei suoi giorni, che rilegge il suo passato, vive il suo presente (e futuro) con difficoltà ma senza alcuna rassegnazione ed ancora molta voglia di lottare. Il racconto di Gerima è però fortunatamente privo di didatticismo, mai sopra le righe, alterna anche scene oniriche, non dimentica mai lo spettatore, e riesce nel difficilissimo compito di catturare l’attenzione per un tempo così lungo.

Memoria, storia, politica, ma anche una capacità unica di creare Cinema. Uno dei film più belli degli ultimi tempi, uno dei capolavori di sempre del cinema africano, un film che chi riesce a vedere non dimentica. Già, ma come spesso accade, proprio qui sta il problema: riuscire a vederlo, dato che esce in un numero esiguo di sale…

(su Arcipelago di novembre, lo ripropongo per l’uscita in sala)


Minicalculatore – I Kraftwerk su Raiuno

Erano bei tempi. Nel 1981 i Kraftwerk erano piuttosto famosi, Discoring una trasmissione di Raiuno, e Jocelyn la presentava con un ciuffo di capelli in testa e il suo carattestico accento. Una domenica di quel 1981 i Krafwerk irruppero nelle case italiane con un’oscena (e troppo trash), versione italiana di Pocket Calculator. Si chiama Mini calculatore. Il mio verso preferito e’ quello in cui dicono “se io spengo un buttoune lui fa una canzzone” . Mitici, tutto da vedere.