Teza di Haile Gerima

Cambiare il proprio punto di vista quando si guarda una cosa offre sempre una nuova luce a chi voglia cercarla. Questo è uno dei punti da cui si può partire per cercare di leggere un film complesso, importante, prezioso e denso come l’etiope Teza di Haile Gerima. Presentato alla scorsa Mostra di Venezia, arriva ora nelle sale italiane.

Il punto di vista, si diceva. Una scena, tra le tante, rimane impressa. È quella del protagonista ormai anziano, disilluso, che ha vissuto l’entusiasmo per l’avvento di Menghistu, le difficoltà di essere un immigrato nero in Germania, ma anche i fervidi anni ’70, che ha creduto e sperato nel comunismo, ed ora dopo essere tornato al suo villaggio si affaccia dalla collina che domina la vallata. È la collina Mussolini, dove ancora sorge il monumento in tipico stile fascista. Anberber con il bastone che lo sorregge, guarda, nonostante tutto, ancora avanti, con il sole che tramonta in lontananza. È una scena bellissima che ci dà un po’ dell’essenza del film, questo sapore agrodolce, questa altalena di sentimenti che si prova nel corso delle due ore e più.

Teza è un’epopea, di un uomo e di una nazione. Ma è anche una riflessione sul ruolo dell’intellettuale nelle società occidentali, in quelle africane e in una supposta società comunista. È un’analisi dei rapporti complessi ed ambigui tra nord e sud, Europa e Africa, Italia ed Etiopia. È uno sguardo limpido di un uomo ormai quasi alla fine dei suoi giorni, che rilegge il suo passato, vive il suo presente (e futuro) con difficoltà ma senza alcuna rassegnazione ed ancora molta voglia di lottare. Il racconto di Gerima è però fortunatamente privo di didatticismo, mai sopra le righe, alterna anche scene oniriche, non dimentica mai lo spettatore, e riesce nel difficilissimo compito di catturare l’attenzione per un tempo così lungo.

Memoria, storia, politica, ma anche una capacità unica di creare Cinema. Uno dei film più belli degli ultimi tempi, uno dei capolavori di sempre del cinema africano, un film che chi riesce a vedere non dimentica. Già, ma come spesso accade, proprio qui sta il problema: riuscire a vederlo, dato che esce in un numero esiguo di sale…

(su Arcipelago di novembre, lo ripropongo per l’uscita in sala)

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