Archivi del mese: aprile 2009

che hai fatto in tutti questi anni Noodles? sono andato a letto presto

C’era una volta in America e’ uscito un anno esatto prima della mia nascita. Il suo autore, Sergio Leone’ e’ morto invece venti anni fa, il 30 aprile 1989, mentre stava lavorando ad un nuovo film, sull’assedio di Leningrado. Si potrebbero dire tante cose su Leone, che ormai viene considerato uno dei piu’ grandi registi italiani di sempre. Invece di continuare a scrivere, ho messo qui sotto due sequenze, tra quelle che piu’ mi piacciono nei suoi film. La prima e’ il duello in Per un pugno di dollari, quello con “Al cuore Ramon” per intenderci. Nella seconda, c’e’ la famosa battuta “che hai fatto in tutti questi anni Noodles? sono andato a letto presto” e soprattutto dopo lei balla, lui la spia, con quell’innocenza e quella meraviglia da bambini.


Atmosfera glaciale a L’Era Glaciale

A me la Bignardi stava tendenzialmente simpatica, Corona molto poco, Brunetta non ne parliamo. Ok, fatte le parti, accantonata l’italica terribile abitudine di schierarsi dalla parte di quello che ti sta simpatico, possiamo andare avanti con le cose serie.

Leggendo questo articolo ho provato un leggero fastidio, non tanto per il contenuto, quanto per la forma. Pero’ qualcosa di giusto lo dice. Si parla dell’ultima puntata dell’Era Glaciale, quella finita anche sui giornali perche’ Brunetta e la Bignardi si sono un po’ stuzzicati. E allora ho pensato che sono pronto a scommettere che se fermate 100 persone per strada, e chiedete chi e’ Giacomo Brodolini forse 5 vi sapranno dire qualcosa su di lui, e magari una ventina sullo statuto dei lavoratori. Ma se sei una giornalista, peraltro brava, e fai una domanda sul signor Brodolini, ad uno che ha diretto la sua fondazione, beh o tu o la tua redazione dovete aver controllato chi sia (basta google, in fondo). Soprattutto se sono dieci minuti che con le cifre e i numeri (cioe’ il pane quotidiano di Brunetta) va cosi’ cosi’. Occorre dire poi che reagire in quel modo (“Mah si Brandolini Brodolini, ma non sono queste le cose che contano), anche se e’ nel suo stile, e’ stata proprio una scemenza, anche perche’ a quel punto Brunetta ha potuto fare il suo show in maniera quasi indisturbata. Capito l’errore, c’e’ modo e modo di scusarsi: prostrarsi servilmente in quel modo senza un minimo di dignita’ e’ solo un modo per perdere ancor piu’ il controllo della situazione. A quel punto poi il giochino al “te sei antipatico e te piu’ presuntuoso e te c’hai una redazione piu’ grossa delle mia e te non hai letto il mio libro e bla bla bla” tutto lo sbrodolamento di parole e’ solo una conseguenza di questa pessima situazione.

Ma e’ l’intervista a Corona che forse lascia anche piu’ perplessi. Il tono intanto, da mestrina bacchettona, e’ del tutto fuori luogo. Quel “qui le domande le faccio io” e’ una caduta di stile pazzesca. Ma e’ tutto l’impianto a non funzionare: ho l’impressione che la Bignardi si sia preparata (o le abbiano preparato, cambia poco in definitiva) una serie di questioni su cui attaccare Corona, ma ahime’ erano le cose su cui viene attaccato da tutti (inchieste giudiziarie, rissa col vigile, problemi di cuore, e “le foto che ti fanno le controlli tu vero?”etc), su cui quindi il pischello – che stupido non e’ – si e’ preparato le possibili risposte. Il caso emblematico e’ quello dell’aggressione al vigile: lei lo attacca con una sua idea in testa ben costituita e che non ammette contraddittorio; lui le risponde, con una parlantina veloce e precisa, facendo emergere un sistema di valori che si’ forse si puo’ non condividere, ma che non basta liquidare con un “ma non ci sta, ma non si fa”. Anche Corona ha preso il sopravvento, forse la Bignardi controllava ancora l’intervista – diversamente da Brunetta, ma nel gioco era ormai lui a condurre, e lei a rincorrere, ma da una posizione teoricamente avvantaggiata – quella dell’intervistatrice: una roba orribile, insomma.

Magari e’ la primavera. Magari e’ Raidue. Magari era un giorno un po’ cosi’. Speriamo, che mica possiamo permetterci di smettere di vedere quei quattro bei programmi che ci sono in televisione.


Viva il 26 aprile!

Il 25 aprile e’ passato anche quest’anno. Perche’ non festeggiare il 26 adesso?


Cento post e due pagine

Siccome quello qui sotto e’ il centesimo post, ho pensato sarebbe stata un’idea carina aggiungere anche una pagina dove raccolgo le varie recensioni che scrivo. La trovate qui e qua a destra sotto al Chi sono.


“Il conformista” e il joujou

Insomma ieri sera sono stato a vedere Il conformista, in una copia in 35 mm meravigliosamente restaurata dal BFI. Intendiamoci, Il conformista e’ uno di quei film italiani che vanno proprio visti. Intanto, e’ fatto benissimo: un montaggio impressionante (e’ di Arcalli, del resto), una fotografia ottima (Storaro), regia di un Bertolucci delicato e lucido (e certo che quel grandissimo film protogodardiano che e’ Partner e’ solo di due anni precedente). E poi nel 70 la Sandrelli era incantevole, Trintignant uno dei migliori attori in giro, e Gastone Moschin quando fa parti del genere,  sigaro o sigaretta in bocca e tanta cattiveria, e’ perfetto – per non parlare poi di quel suntuosissimo cameo di Pierre Clementi…

Ma non c’e’ solo questo, c’e’ anche che Il conformista e’ un film sul trasformismo italiano, sulla incapacita’ di alzare la testa, su questo piccolo borghese che rimane sempre lo stesso, senza un minimo di slancio, anche se forse vorrebbe, anche se davanti al prete glielo dice che a lui della religione alla fine mica ci crede troppo. E invece no, fascista quando serve, ma senza mai crederci troppo, marito quando e’ opportuno, ma credendoci per nulla, padre appena la societa’ lo richiede, codardo sempre. E poi, dopo il 25 luglio 1943, voltagabbana e traditore dei suoi ex camerata, perche’ bisogna rifarsi una vita, ed in fretta.

Insomma, e’ un film che se non avete ancora visto dovete subito correre ai ripari (in dvd qui). Oppure, potreste anche pensare che Bertoucci sia il “ nuovo joujou della nostra borghesia“. Vabbe’ ma mica ci crede piu’ nessuno no a questa roba no?

Qua invece ne parla il Wualter. Si si proprio lui.


Shifty, un altro piccolo ma prezioso debutto inglese

Per cominciare, di Shifty si può dire che ha delle inquadrature bellissime e una fotografia eccezionale. Già per questo varrebbe la pena di vedere questo esordio alla regia di Eran Creevy, presentato all’ultimo festival di Londra e che arriva ora nelle sale britanniche. È la storia di Chris che torna a Londra (si fa per dire Londra, siamo infatti in uno di quei sobborghi lontani lontani) dopo quattro anni di assenza, per andare ad una festa ma soprattutto per incontrare il suo vecchio amico Shifty. Chris se ne è andato lasciando qualche cosa in sospeso, mentre Shifty è diventato un piccolo spacciatore senza far sapere nulla al suo premuroso fratello e coinquilino. In 24 ore i due amici avranno modo di ritrovarsi, litigare, scappare, salvarsi la vita. Produzione molto, molto low cost, girato in soli 18 giorni e scritto su una base autobiografica dallo stesso Creevy, il film è assolutamente convincente anche se fatica un pò a decollare. La parte iniziale infatti sembra più la prima puntata di una serie televisiva, di quelle venute cosi’ cosi’, con i protagonisti intenti a spiegarci chi sono, cosa fanno etc. Piano piano anche la storia prende piede, e come fosse un film hollywoodiano con la sua struttura classica è un evento negativo a sconvolgere la narrazione e far salire il ritmo. La secondo metà è infatti un crescendo continuo e Creevy dimostra di essere già un buon regista, con mano ferma e stile sicuro, e di destreggiarsi bene anche nelle scene d’azione (l’ottimo montaggio lo aiuta molto). Questa parte della storia è sicuramente migliore, soprattutto più credibile, convincente il finale nonostante un sottile moralismo. I due protagonisti, entrambi “stelle nascenti” del cinema britannico, sono assolutamente a loro agio (anche loro crescono mano mano). Qua e là si ride anche, nonostante il cielo grigio, la droga, le birre e tutte quel che fa molto film inglese di periferia. Insomma, un buon film, un ottimo debutto, sicuramente interessante. Come detto, esce ora in Gran Bretagna; difficilmente sbarcherà mai in Italia.

Per Zabriskiepoint


Un piccolo partito di sinistra

Poniamo che ci sia questo piccolo partito di sinistra, nato dalle ceneri di un “grande” partito comunista, che piano piano negli anni conquisti un suo elettorato, fino a superare l’8% (e in alcune regioni assai di piu’) , e che soprattutto diventi una sorta di punto di riferimento anche per chi a quel partito non è iscritto. Poniamo che poi questo partito cominci però a dilapidare questa sua forza politica con una serie di scelte discutibili, congressi in cui le minoranze venivano trattate in modo poco ortodosso, espulsioni più o meno dirette. Poniamo che poi questo partito accetti per il suo segretario (un personaggio un po’ così, con amicizie alquanto discutibili con psicologi sospetti) addirittura il posto di presidente della Camera dei Deputati, e durante la stessa legislatura cacci un suo senatore perché, udite udite, questo non vota la fiducia su una mozione del Ministro degli Esteri (che se fosse stato all’opposizione tutto il partito avrebbe votato no, manco un’astensione) . Se ancora non avete il mal di testa, poniamo anche che passato qualche anno, dopo una scissione, feroci lotte interne e problemi di ogni ordine e grado, uno degli esponenti dell’allora maggioranza di questo partito scriva su un giornale che quella epurazione fu una cazzata. E che, a ruota libera, un importante esponente, ora come allora, di questo partito ammetta che non solo fu una cazzata, ma anche ” l’errore più grande della mia vita politica”. “Un po’ di sana autocritica anche a sinistra!” “Rivediamo i nostri errori” potreste pensare voi. Invece no, non va mica bene eh:

Pensare ora di recuperare le rotture nei confronti della sinistra anticapitalistica, proprio mentre ci si riunifica nei fatti con le componenti più governiste e ministeriali (nonché giustificazioniste nei confronti delle guerre), potrebbe essere sospetto di ipocrisia. O di spregiudicata incoerenza.

O anche:

E’ ora di riparare pubblicamente, è ora di scusarsi con gli elettori costretti al non voto

(entrambe le dichiarazioni tratte dalle lettere su Il manifesto di domenica, la prima di un esponente di Sinistra Critica, la seconda di una lettrice)

Poniamo che poi uno si sia anche stufato di questa intransigenza sempre e comunque.