«Hanno caricato, poi Ian è caduto»

I TESTIMONI Polizia nel mirino: trattati come cani

La manifestazione è convocata per l’una di pomeriggio. La voce corre velocemente, sul web e via cellulare, nonostante il breve preavviso. C’è da commemorare la vittima del giorno prima, un uomo deceduto durante le proteste. Più o meno alle 13 arriva una ragazza (Alice, che dichiara di non rappresentare nessun gruppo) e depone un mazzo di fiori, tenendo un piccolo comizio in cui chiede a chiunque conosca qualche particolare di informare gli organizzatori delle proteste. «Non ci fidiamo dell’inchiesta della polizia, è chiaro che è colpa loro, ci hanno tenuto per ore in condizioni vergognose. Ecco perché è morto un uomo». C’è molta incertezza, e molti ancora increduli si raccontano quello che hanno visto ieri. La piazza si riempie lentamente, alla fine saranno in 500. Si tratta di quelli che non sono andati alla manifestazione verso Excel e che sono riusciti a sfuggire ai blitz della polizia in centri sociali come il RampArt e il convergence center.
In mancanza di notizie ufficiali, andiamo alla ricerca di qualche testimone per tentare di ricostruire quanto accaduto la sera prima. «C’era un uomo a terra – racconta un ragazzo che non vuole rivelare il suo nome – è caduto nelle cariche. Eravamo con lui, io e altri tre. Sono arrivati due paramedici, ci hanno detto che aveva polso e respiro molto debole, ma che stava bene, e ci hanno mandati via». Con lui c’è una ragazza con giubbotto di pelle, piercing e zaino in spalla: «No, nessun incidente: come si fa a parlare di incidente in una situazione come questa? Siamo stati inseguiti dai cani, ci caricavano, e poi ci hanno rinchiusi come una mandria qua dentro. E dopo la polizia ha continuato a seguirci in giro per la città per ore. Questo non è il modo di proteggere la gente, quello che dovrebbe essere il loro lavoro». Anche Thomas, venuto da Manchester per unirsi al Camp for climate action, racconta di un’atmosfera pesante: «Migliaia di persone invece sono state tenute letteralmente prigioniere all’interno delle poche strade intorno a Bank, senza garantire un minimo di libertà di movimento. Volevamo unirci a loro, ma siamo rimasti fuori». Ma naturalmente è sempre la notizia della morte del manifestante il giorno prima che tiene banco: «La polizia sta cercando di tenere un profilo basso – racconta un altro ragazzo – ma è chiaro che l’anno ammazzato». C’è anche chi sostiene che sia stato lasciato a terra prima di essere soccorso, mentre è sicuro che il luogo dove è avvenuto il fatto è un vicolo dalle parti di Cornhill, una delle strade che converge verso Bank.
Intanto nella piazza va avanti la manifestazione. Viene improvvisato una sorta di memoriale sull’impalcatura che protegge una statua, proprio al centro della piazza. Vengono attaccati fogli, manifesti, messaggi. C’è rabbia, ma è tutto molto contenuto. Nonostante la calma però, ci vuole poco per infiammare gli animi: un poliziotto strappa di mano un pennarello a un ragazzo e si becca un lancio di piccoli oggetti e qualche insulto. La piazza si riempie sempre di più e il traffico si blocca. Verso le 14.30 la polizia decide che può bastare: una decina di poliziotti a cavallo avanzano malamente e sgomberano una parte della piazza, riaprendo il traffico. Si creano alcuni gruppi di persone agli angoli delle strade e uno più grande al centro della piazza. Quello che si trova all’angolo di Prince street è però troppo numeroso. Passa un’altra mezzora sotto il sole e in un attimo si trova circondato da City police e Metropolitan police che lo spingono fuori dalla piazza. Ci sono un centinaio di persone, una buona parte di giornalisti e di nuovo gente che è lì per caso, per esempio una famiglia di turisti del nord Europa, visibilmente spaventati.
Comincia un braccio di ferro, la strategia è sempre la stessa: la polizia preme ma non carica, quindi quasi nessuno si fa davvero male, ma si crea panico e si rischia di cadere nella calca. Parte di questo gruppo viene disperso nelle strade laterali; in tre, fa sapere Indymedia London, verranno arrestati più tardi. A Bank intanto continua il presidio con i pochi rimasti rinchiusi al centro della piazza, mentre l’atmosfera rimane calda nelle strade intorno alla City.

(per Il Manifesto)

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