Il G20 a Londra, una due giorni fuori dal normale vista dalla piazza

Se chiedi in giro, agli “addetti ai lavori”, rispondono tutti che la giornata di mercoledi’ e’ stata un successo. Riuscire a mobilitare a Londra, in un giorno lavorativo, almeno 5-6000 persone dopo la marcia di sabato, e’ un gran risultato. Forse questa e’ una delle chiavi per leggere tutto quello che e’ successo dopo. 3-400 persone non avrebbero creato grossi problemi. Invece una city invasa ne creati molti, e forse di qui la strategia assurda della polizia di chiudere a cordone tutta la “piazza” (in realta’ e’ un incrocio molto largo di alcune strade) di Bank. Con i risultati che tutti conosciamo, che ho descritto in un mio post precedente e che hanno portato alla morte di Ian Tomlinson, 47 anni di mestiere giornalaio, che da qualche parte si legge sia capitato li’ per caso, da altre che fosse un manifestante (fa davvero differenza?). La morte di Mr Tomlinson e’ stata solo l’ultimo episodio di una giornata quantomeno tesa, e solo grazie al naturale contegno inglese (da una parte e dall’altra) si sono evitati problemi peggiori. Dell’atteggiamento della polizia ho gia’ scritto: in estrema sintesi, relativamente calmi “dal basso”, nonostante tutto, assurdi e contraddittori dall’alto. Ma ci sono un paio di altri elementi da tenere in considerazione: l’uccisione da parte di Scotland Yard del brasiliano scambiato per un terrorista pesa ancora da queste parti ed inoltre le maggior parte delle scene piu’ spettacolari e violente sono avvenute lontano dalla city e dagli occhi piu’ indiscreti (come al centro sociale RampArt). Sul comportamento dei manifestanti non saro’ mai stupito abbastanza: pochi, pochissime situazioni, in entrambe i giorni, in cui hanno perso la calma. Nonostante un morto, nonostante ore e ore chiusi in un catino come una mandria, nonostante le provocazioni qua e la’. Le uniche scene piu’ violente in cui i manifestanti hanno sfondato, sono quelle che abbiamo visto tutti e che tutti i media hanno ripreso. Ma anche quelli la’ vestiti di nero non sono pazzi esaltati: basta fermarsi a parlare con loro, chiedergli perche’ sono cosi’ incazzati, e si scopre che sono aperti al dialogo, ti spiegano perche’ queste sono le loro pratiche, tu non sei d’accordo, ma puoi discuterci. E mercoledi’ ce ne erano tanti, in piazza, e avrebbero potuto sfondare molte piu’ volte data la situazione insopportabile. Non lo hanno fatto, o forse l’hanno fatto solo una volta, ma hanno pazientato come tutti (giornalisti compresi, chiusi li’ dentro). Ma come al solito fa comodo a tutti puntare il dito contro di loro.
Rimane il fatto che una persona e’ morta, e sembra proprio che sia morto in una delle piccole cariche seguite ad uno degli “sfondamenti”. Indymedia riporta alcune testimonianze, c’e’ un articolo del Guardian, mentre io ne ho raccolte alcune che sono sul manifesto di oggi. Sono molte strane le circostanze in cui e’ morto , molto complicato capire anche se fosse li’ per caso o no (personalmente non credo, e soprattutto penso sia una domanda fallace). Ma di sicuro ieri dalla piazza si diceva che se la polizia non lo ha ucciso, quantomeno ne ha concausato la morte. E che sarebbe stato ampiamente evitabile.
Ieri mattina, alla manifestazione contro la repressione e per ricordare la persona morta, sembrava di essere tornati di nuovo a mercoledì: tutto parte sotto tono, poca gente, poca polizia. Poi la gente aumenta, e i rinforzi in pettorina gialla o vestititi di nero arrivano in massa e in modo piuttosto arrogante sui cellulari. Quando spuntano cavalli e cani capiamo che non e’ buon segno. Stavolta sono in piazza con una cronista di un’agenzia di stampa italiana e un ragazzo che lavora a Londra. Siamo curiosi, ma di certo non facinorosi, ma ieri ci prendiamo una dose di spintoni e calca anche noi, quando la polizia decide di sgombrare la piazza. In un momento si trasformano da persone gentili e con cui si puo’ parlare (quello che poi sono tutti i giorni), in brutali esecutori di ordini che evidentemente neppure loro sembrano voler eseguire (alle insistente domanda perche’, la loro risposta era sempre “cause my boss told me”, perche’ me l’ha detto il capo). E quando ti trovi in mezzo magari non alzano il manganello, ma cadere a terra ed essere calpestati e’ un attimo.
Sabato e’ convocata una nuova manifestazione per chiedere giustizia e verita’, ma tutto e’ tornato piu’ o meno alla normalita’ gia’ da ieri

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