Un piccolo partito di sinistra

Poniamo che ci sia questo piccolo partito di sinistra, nato dalle ceneri di un “grande” partito comunista, che piano piano negli anni conquisti un suo elettorato, fino a superare l’8% (e in alcune regioni assai di piu’) , e che soprattutto diventi una sorta di punto di riferimento anche per chi a quel partito non è iscritto. Poniamo che poi questo partito cominci però a dilapidare questa sua forza politica con una serie di scelte discutibili, congressi in cui le minoranze venivano trattate in modo poco ortodosso, espulsioni più o meno dirette. Poniamo che poi questo partito accetti per il suo segretario (un personaggio un po’ così, con amicizie alquanto discutibili con psicologi sospetti) addirittura il posto di presidente della Camera dei Deputati, e durante la stessa legislatura cacci un suo senatore perché, udite udite, questo non vota la fiducia su una mozione del Ministro degli Esteri (che se fosse stato all’opposizione tutto il partito avrebbe votato no, manco un’astensione) . Se ancora non avete il mal di testa, poniamo anche che passato qualche anno, dopo una scissione, feroci lotte interne e problemi di ogni ordine e grado, uno degli esponenti dell’allora maggioranza di questo partito scriva su un giornale che quella epurazione fu una cazzata. E che, a ruota libera, un importante esponente, ora come allora, di questo partito ammetta che non solo fu una cazzata, ma anche ” l’errore più grande della mia vita politica”. “Un po’ di sana autocritica anche a sinistra!” “Rivediamo i nostri errori” potreste pensare voi. Invece no, non va mica bene eh:

Pensare ora di recuperare le rotture nei confronti della sinistra anticapitalistica, proprio mentre ci si riunifica nei fatti con le componenti più governiste e ministeriali (nonché giustificazioniste nei confronti delle guerre), potrebbe essere sospetto di ipocrisia. O di spregiudicata incoerenza.

O anche:

E’ ora di riparare pubblicamente, è ora di scusarsi con gli elettori costretti al non voto

(entrambe le dichiarazioni tratte dalle lettere su Il manifesto di domenica, la prima di un esponente di Sinistra Critica, la seconda di una lettrice)

Poniamo che poi uno si sia anche stufato di questa intransigenza sempre e comunque.

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