Grief e Nothing in “Fino all’ultimo respiro”

Questo e’ il mio primo contributo a Narrative Critiche, blog del dipartimento’ di studi sugli immaginari contemporanei promosso da ‘Unirom’. Unirom e’ “un progetto di ‘convergenza’ di mezzi, strumenti e materiali teorici costruito su un modello immaginario di Università. Non ha locazione, territorio o campo preciso.” Per ulteriori informazioni, en.schiro@gmail.com

Grief e Nothing in “Fino all’ultimo respiro”

“Tra il dolore (grief) e il nulla (nothing), scelgo il dolore”. Cosi’ recita l’ultima pagina di Palme Selvagge (Wild Palms) di William Faulkner. Patrizia (Jean Seberg) le legge a voce alta, con il suo inglese con accento americano, mentre Michel (Jean Paul Belmondo) continua a ripeterle di togliersi il top. Poi si gira, e traducendo in francese, un francese con accento americano, chiede a Michel cosa sceglierebbe lui. “Fammi vedere le dita”. Ma poi, insistendo, Patrizia ottiene la sua risposta: “il dolore e’ idiota. Sceglierei il nulla. Non e’ meglio, ma il dolore e’ un compromesso. Voglio tutto o niente. E ora lo so. E ora lo faccio”. E’ una delle tante scene in posizione orizzontale di Fino all’ultimo respiro, primo film di Godard (anno 1959), con Michel e Patrizia a stuzzicarsi e parlarsi nel letto. Kovacs, in Screening Modernism (428 pagine di cinema, filosofia e modernismo. Chicago e Londra, 2007), scomoda Sartre per interpretare questa scena e le successive nel film dove si tira in ballo questa scelta. Cito (traducendo dall’inglese): “ ‘L’individuo autenticamente moderno’ e’ qualcuno che accetta il nulla come fondamento della sua liberta’ e abbandona la ricerca dei tradizionali valori metafisici” il cuore dell’Essere infatti, ci dice Kovacs rifancedosi a Sartre, e’ il nulla, e quindi il modernismo non puo’ che avere una certa avversione per la cultura di massa che considera le “traditional forces of the sublime” (Dio, natura, amore, storia, destino) come ancora funzionanti nel mondo moderno. E qui sta, ancora secondo lo studioso ungherese, la differenza fondamentale nell’approccio alla vita di Patrizia e Michel. Se non fosse ancora chiaro, cosi’ continua: “l’individuo moderno e’ qualcuno la cui liberta’ si manifesta nella capacita’ di accettare l’insignificanza, il nulla della vita”. Il concetto e’, insomma, che l’uomo moderno accetta la propria vita nel mezzo (the midst) del nulla. Michel lo accetta, questo e’ la sua vita, Patrizia invece lo denuncia alla polizia. Ma poi gli dice di scappare, lo implora, melodrammaticamente. Lo denuncia perche’ lo ama (ricordate la denuncia di Lo Cascio in La meglio gioventu’?), e perche’ puo’ accettare Michel solo come un eroe romantico. E la sua morte, per Patrizia, rimane una morte romantica, per amore, non per nulla. Ma non c’e’ nulla di romantico: Michel e’ stanco, non ne puo’ piu’, non puo’ prendere la decisione di scappare, preferisce la prigione. E viene ucciso solo perche’ la polizia spara. E le ultime parole, infatti, che destina a Patrizia sono “Tu es degueulasse!”, mentre si chiude gli occhi da solo. Ma, come spesso accade, lei non capisce, c’e’ un problema di traduzione, allora chiede di nuovo, e fa lo Il Gesto che Belmondo fa nel corso di tutto il film, passandosi il pollice sulle labbra. “E’ stato ucciso per caso, e solo per Patrizia ha senso cercare dolore e melodramma”. Lei ha scelto, ciecamente, lui ha scelto di non scegliere ed e’ morto in questa non scelta.

Per Narrative Critiche

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