Weird Science (La donna esplosiva) e Ferris Bueller’s day off (La pazza giornata di vacanza)

Oggi si parla di cose serie: Weird Science (La donna esplosiva) e Ferris Bueller’s day off (La pazza giornata di vacanza). Il regista e sceneggiatore di queste due perle di cinema adolescenziale made in 80s e’ John Hughes, uno che nella sua carriera ha anche scritto Mamma ho perso l’aereo e diretto una marea di film sui teenager anni 80 (tra cui Breakfast club). E’ strano come funzionino i piccoli fenomeni di costume da paese e paese: Ferris Bueller in Gran Bretagna e Usa e’ una sorta di cult, piu’ o meno chiunque sia stato bambino/adolescente negli anni ’80 o ’90 ha visto questo film almeno un paio di volte, molti sanno le battute a memoria e via dicendo. In Italia e’ un titolo quasi sconosciuto. Ipotizzo che sia anche per il carattere di Ferris, vagamente razzista, sicuramente del tutto disinteressato a qualunque cosa succeda nel mondo (assolutamente significativo il discorso iniziale sugli –ismi). Molto piu’ conosciuto anche in Italia e’ La donna esplosiva, uno di quei titoli classici da mattina di Italia 1 nei noiosi giorni d’estate, ma di cui data poi la quasi inconsistenza nessuno ricorda il titolo (“oddio ma quel film che si costruiscono una donna…di chi era, come si chiama?”).

Entrambi i film, si capisce, non e’ che offrano particolari spunti. Il primo e’ la storia di questi due ragazzetti un po’ sfigatelli che si costruiscono al computer la loro donna ideale (bellissime le sequenze con pc vecchissimi, sembra tutto cosi’ archeologia tecnologica, che tenerezza). La donna, va da se, ha dei super poteri non indifferenti – oltre ad essere bona, chiaro. Il secondo e’ la storia di Cameron, Ferris e la sua ragazza che si prendono un giorno di festa da scuola e vanno a spassarsela a Chicago. Ferris e’ interpretato da un Matthew Broderick giovanissimo ed ottimo nella sua parte, mentre appare anche Charlie Sheen nella parte di uno scapestrato arrestato dalla polizia (chiaro omaggio al James Dean di Gioventu’ bruciata). John Hughes tutto sommato sa il fatto suo: non solo dissemina i suoi film di citazioni cinefile, ma usa la telecamera con un certo stile, alternando zoom, soggettive un po’ particolari, riprese di piccoli particolari poi montati con senso. Alcune riprese, peraltro, sono davvero belle, e l’idea di far dialogare Ferris con il pubblico funziona. Chiaro, occorre un po’ spegnere il cervello per apprezzare a pieno questi due film, ma ogni tanto fa bene no?

Per finire, una notazione vagamente colta. In Ferris Bueller il responsabile del Dean of student incaricato di controllare le assenze degli studenti cita l’ultima pagina di Wild Palms di Faulkner, stesso passaggio esatto citato in Fino all’ultimo respiro nella famosa scena del letto con Jean Seberg e Jean Paul Belmondo. In fondo, se gli anni ’80 ci hanno insegnato qualcosa, e’ quanto sia labile e sottile la distinzione tra cultura alta e “cultura bassa”.

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