Archivi del mese: giugno 2009

Disastri annunciati

Com’e’ noto, ieri notte un treno e’ saltato in aria a Viareggio, un posto ho frequentato molto data la vicinanza geografica alla citta’ dove sono cresciuto. Com’e’ noto, anche in questo caso probabilmente si poteva fare di piu’ per impedire questa tragedia. Quella che segue e’ la testimonianza (raccolta dal bravo Giovanni Bogani) di Dante De Angelis, di cui forse qualcuno ricordera’ l’assurda storia.

Dante De Angelis ha un bel faccione simpatico, con la barba sale e pepe, gli occhiali, una camicia a quadri. Ricorda un po’ Bobo, quello disegnato da Staino. E come Bobo, crede nella democrazia, nella sinistra, nel lavoro. Come Bobo, non è un eroe: sa che cosa è giusto e che cosa non lo è, ma non ha mai avuto il gusto di fare il don Chisciotte per forza. Però, ci si è trovato. Dante De Angelis fa il macchinista ferroviere da ventotto anni. Da un po’ di anni, è anche delegato alla sicurezza di Trenitalia. E in questa funzione, ha sempre detto le cose che non andavano. Per esempio, l’anno scorso, quando un Etr 500, un Pendolino, si è spezzato in due. Le ferrovie lo hanno licenziato. Per aver danneggiato l’immagine di Trenitalia. Lo hanno licenziato in tronco, e mentre stava per salire sul treno che doveva guidare, Dante è stato portato via dalla polizia ferroviaria.

Dante mi aveva parlato, giorni fa, di incidenti annunciati, di risparmio fatto sulla pelle dei viaggiatori e dei ferrovieri. Oggi l’ho cercato, al telefono. Le cose che mi ha detto, le metto qui. In fretta, non necessariamente in bell’italiano. Ma ci sono delle domande che la gente si fa. E lui sa un po’ più di cose di noi. Magari è una testimonianza scomoda, la sua. Una voce che non tutti vogliono sentire. Però ho l’impressione che molte cose le avesse capite da prima.

“Incidenti come quello di Viareggio? Non sono casi isolati. Ne succedono spesso. E’ un incidente che si può dire ‘tipico’, e che non è stato mai tenuto nella giusta considerazione nonostante i rischi elevatissimi connessi. Si è ripetuto nei giorni scorsi due volte, e sempre in Toscana: a Pisa San Rosssore e vicino a Prato”, dice De Angelis. “E non è che in Toscana le condizioni siano peggiori che altrove: tutto il contrario. In Toscana, ci sono delegati alla sicurezza molto attenti che segnalano questo tipo di incidenti. Altrove succedono, e passano inosservati”.

“Si è detto che i carri erano di proprietà di altre aziende, e non di Trenitalia”, prosegue De Angelis. “Ma questa non è una giustificazione. I carri vanno controllati e verificati. Dire ‘non è roba nostra’ è una giustificazione inaccettabile. Può anche accadere che certi carri abbiano le carte in regola, ma non siano affatto a posto; così come un’automobile può aver passato la revisione, e dopo un paio di mesi avere le gomme lisce. I controlli vanno fatti sul posto, e reali, non sulla carta. Se nessuno controlla, episodi come questi possono accadere con sempre maggiore frequenza”.

“E’ una tragedia. E immaginiamoci che cosa poteva ancora accadere se fosse successo vicino a una fabbrica di qualche altro materiale infiammabile o tossico, o se il gpl fosse caduto da un cavalcavia. Questa tragedia terribile mostra, se ce ne fosse stato bisogno, che il problema della sicurezza dei treni non riguarda solo i ferrovieri, e nemmeno solo quelli che viaggiano. Riguarda tutti. Uno che vive in una casa, in un posto tranquillo di provincia, e si vede arrivare addosso un mare di fuoco”.

“Per rimettere in discussione il modo tutto di gestire le ferrovie da parte di Trenitalia, noi ferrovieri saremo a Pisa, venerdì alle 15 nella Sala consiliare del comune, in una assemblea aperta a tutti. Così non si può andare avanti”.

Giorni fa, ci aveva raccontato la sua storia. “Sono stato licenziato il giorno di ferragosto dell’anno scorso, con un intervento della polizia, dopo 28 anni di lavoro come macchinista ferroviere. Avevo segnalato nel corso del 2008 una lunga serie di incidenti agli Eurostar. Gli Etr 500, i cosiddetti Frecciarossa, si sono persi pezzi importanti della meccanica in corsa. Un treno ha perso il tetto, si sono spalancate porte in corsa. Una serie di incidenti che solo per un caso non hanno provocato guai molto seri. Dopo molte segnalazioni all’azienda senza risultati, ho rilasciato dichiarazioni alla stampa chiedendomi che cosa sta succedendo a questi treni. Per queste dichiarazioni, l’azienda mi contesta di aver danneggiato la sua immagine. E per questa ragione, mi licenziano mandandomi via con la polizia”.

Poi aveva raccontato delle porte killer. “Da qualche anno, i treni stanno producendo una serie enorme di infortuni a causa delle porte. I macchinisti non possono controllare le porte. Se qualcuno rimane incastrato nelle porte, il macchinista può non accorgersene e il treno parte lo stesso. Abbiamo avuto incidenti anche mortali di passeggeri e di macchinisti. Nel 2009 abbiamo avuto una decina di incidenti, tre amputazioni di arti e un infortunio mortale in Puglia. E’ un fenomeno molto grave. Anche sui treni ristrutturati, riverniciati e rinominati, gli Eurostar City, non è stato modificato il sistema delle porte. E’ un sistema semplice, un semplice filo che dice al macchinista se le porte sono chiuse o no. Hanno aumentato il prezzo del biglietto, ma il problema delle porte non lo hanno affrontato”.

Mi aveva parlato di manutenzione dei binari. Di sicurezza del lavoro. “C’è un problema di sicurezza nella manutenzione dei binari. Dal giorno del mio licenziamento sono morti 6 ferrovieri e 4 viaggiatori. I viaggiatori sono morti schiacciati dalle porte killer, i ferrovieri travolti dai treni o folgorati”. E raccontava del progetto di togliere, in Italia, il doppio macchinista dai treni. “L’azienda per risparmiare sui costi vuole portare l’equipaggio da due a un solo macchinista. Le conseguenze sono evidenti. Il doppio macchinista ha sempre garantito un surplus di sicurezza che compensava le lacune tecniche. Poi qualsiasi incidente, qualsiasi guasto si affronta meglio se sul treno ci sono due tecnici specializzati invece di uno. E poi pensate che cosa significa per un macchinista passare la sua vita lavorativa completamente da soli, dormendo da soli, lavorando di notte e di giorno da soli. Questo porterà problemi anche seri per una grande popolazione di lavoratori”.

Infine, mi aveva raccontato di treni merci abbandonati a se stessi. “La nostra rete è stata abbandonata. Specialmente i treni merci percorrono centinaia di chilometri senza incontrare anima viva. Con stazioni senza capostazione. La nostra è una rete che non consente di lasciare una sola persona sui treni. Ma questo sta cozzando contro la volontà di risparmiare da parte dell’azienda. E poi le conseguenze si pagano. Affrontare un disservizio, un guasto, un’avaria è più agevole farlo quando si è in più persone”.

“Finché ci sarà un solo ferito”, dice, “noi il nostro lavoro non l’abbiamo terminato. Pretendiamo il rispetto per la vita umana. E se questo ha un costo, deve essere considerato un costo legittimo”. Finora, invece, un prezzo l’ha pagato lui, licenziato per aver creato allarmismo, e per aver sciupato l’immagine dell’azienda. Chissà cosa ne pensano quelli bruciati vivi a Viareggio. O quel ragazzo che andava in scooter e che è probabilmente scivolato su quella enorme macchia di gas che ha preso fuoco, morendo mentre tornava a casa.

Giovanni Bogani


Il Mondiale e il costume dei miracoli

Mancano ancora ventitre giorni all’apertura dei Mondiali di nuoto di Roma ma le polemiche impazzano già. Ieri Massimiliano Rosolino, decano dei nuotatori italiani, è entrato a gamba tesa sulla questione costumi omologati: «sono dispiaciuto di queste lamentele contro la decisione della Fina di accettare i nuovi indumenti di gara. Però, secondo me, Bernard (a cui non è stato omologato un record sui 100 mt, ndr) ha gareggiato con un costume che non era stato omologato». Rosolino aggiunge che «i vantaggi di questi tipi di costumi sono oggettivi, ma siamo noi nuotatori che dobbiamo impegnarci e rendere il massimo con questo mezzo». Intanto il francese Amaury Leveaux (vincitore di un argento a Pechino) ha minacciato di boicottare i Mondiali se i costumi in poliuretano non saranno vietati. A Roma invece continua il sequestro di piscine dove dovrebbero svolgersi i Mondiali, dopo il flop del progetto Calatrava a Torvergata che probabilmente non sarà pronta in tempo per l’inizio dei giochi. Il Flaminio Sporting Club e il Circolo Tevere Remo sono state infatti sigillati dalla polizia municipale per abuso edilizio. Il problema, ha assicurato Gianni Alemanno durante l’inaugurazione di un altro polo natatorio nella capitale, verrà aggirato «con la delibera che faremo la settimana prossima, e con altri interventi che farà il Governo. In ogni caso – continua Alemanno – non influenzeranno i mondiali perché nonostante il sequestro, gli impianti saranno utilizzabili per le attività connesse ai mondiali». Poco importa che, come al solito, i lavori vengano fatti in zone dove non andrebbero fatti, come hanno denunciato Enzo Foschi e Marco Palumbo del Pd. Di diverso avviso il deputato del Pdl Fabio Rampelli «l’unica gigantesca e fallimentare speculazione, fatta oltretutto a spese dei cittadini, è stata la città fantasma dello sport di Tor Vergata voluta da Veltroni». Insomma, è il solito polverone di polemiche in cui ognuno rimbalza la colpa all’altro. E le soluzioni sono raffazzonate e dell’ultim’ora.

per Il Manifesto


Guido il vigile urbano fa anche il cameriere

Praticamente Guido, che di mestiere fa il vigile urbano, e’ costretto a fare un secondo lavoro (cameriere) per arrotondare: ha un figlio a carico, si, ma mi sembra poco verosimile tutto sommato. Quella che fa la dottoressa invece vede un altro, senza dirlo a Raffaele, ma non ho ben capito in che rapporti sono con quest’altro. Poi e’ cicciato fuori il figlio di Marina, gia’ da un po’ dice mia nonna, sembra un po’ stronzo come la madre a occhio. Qualche mese fa era arrivato anche il fratello di Andrea e mi sembra di aver capito che aveva una mezza cosa con Viola (che pero’ non stava con un professore?), ma ora e’ sparito. Peccato, mi sembrava simpatico. Molto bella e tenera anche questa storia dei bambini che si amano. Hanno messo anche un matto per vivacizzare l’atmosfera, del resto dopo 14 stagioni e’ normale, le idee cominciano a mancare. Ma che bello, bastano due giorni dai nonni ogni 2/3 mesi per intuire cosa succede ad Un posto al sole, mica bisogna vederlo ogni giorno.


RITORNO A BRIDESHEAD

di Julian Jarrold

Brideshead Revisited è un polpettone chic, inutile, lungo, noioso, probabilmente non dannoso ma sicuramente evitabile. Si potrebbe chiudere qui, ma per tradizione le recensione cinematografiche sono più lunghe. E allora aggiungiamo che il regista è Julian Jarrold, quello che ha diretto Becoming Jane, certo non un capolavoro. In Inghilterra, dove il film è uscito in alta stagione cinematografica (a ottobre) non certo a fine giugno quando le case di distribuzione si disfano dei titoli rimasti troppo tempo in listino, se la sono presa molto per questo orribile rifacimento di uno dei romanzi più importanti del paese, “Brideshead Revisited” appunto, di Evelyn Waugh
Il risultato è che si rimpiange lo sceneggiato televisivo dei primi anni ’80. Già, perché questi 132 interminabili minuti, tra carezze omo e etero, improbabili dichiarazioni d’amore, sbalzi temporali alogici e messaggi cattolici sono davvero insopportabili. Certo, le location sono meravigliose, ma non basta quando tutto il resto (orribili musiche comprese) lasciano davvero a desiderare. Non funziona quasi nulla nel film, non il supposto messaggio sociale di un film che parla di un ragazzo di famiglia non ricca che tenta la scalata sociale, non il bel cast assemblato per l’occasione. Un’occasione indubbiamente persa, quella di rendere sul grande schermo un importante romanzo. Per la cronaca, il film è ambienato nel 1925 ad Oxford, dove Charles Ryder, aspirante pittore, conosce il trasgressivo, molto ricco e nobile Sebastian Flyte. Charles diventa l’amante di Sebastian e viene invitato nella sontuosa dimora di Brideshead. Dove conosce e si invaghisce di Julia, sorella di Sebastian. La famiglia rigidamente cattolica, benpensate e bigotta sopportarta a fatica l’eccentricità del figlio ma non può ammettere che Julia possa sposare uno come Charles. Per vedere se per caso lo sposa dovete aspettare i suddetti 132 minuti.

per Zabriskiepoint


RaiUno seconda serata

In tv c’e’ una tizia bionda con le tette grosse di cui proprio non ricordo il nome che sta dando un premio di giornalismo a Bruno Vespa. Bruno Vespa. Su RaiUno, mica su ReteGold. Sembra che la scelta sia giustificata dal fatto che ci sia stato in terremoto a L’Aquila. Appena premiato Vespa ha tenuto a sottolineare che un altro premiato della serata, un tal Gianni Letta, essendo di Avezzano, ricostruira’ in fretta l’Abruzzo.

Poi la suddetta tizia ha dato un altro premio ad un vecchietto con i capelli bianchi che lavora in radio. Ora questo (ho gia’ dimenticato il nome, Lucarelli il cognome forse) e’ a RadioTre, quindi deve essere almeno uno vagamente in gamba, e infatti ha fatto un discorsetto quasi bello dicendo che dobbiamo accogliere le persone che vengono da paesi lontani, poiché sono nostri fratelli, e che non hanno dovrebbero morire sul lavoro (si parlava, infatti di morti bianchi). La tizia bionda con le tette grosse ha subito specificato che succede anche agli italiani, che muoiono sul lavoro anche quelli di nazionalita’ italiana nati e cresciuti in Italia. Bene vecchietto ora puo’ andarsene che ne ha dette abbastanza.

Ora c’e’ Alessandro Siani, che a me non ha mai fatto ridere, e mi sta pure un po’ antipatico. Ha appena fatto una battuta giocando sul semaforo rosso-giapponese giallo (che poi un giorno qualcuno dovra’ spiegarmi come mai si dice che gli asiatici siano gialli), un’altra dicendo che il quarzo si trova tra il terzo e il quinzo.

Va bene, cambio canale. Che tristezza, comunque.


Cose romane/2. Manifesti

Ieri sui muri di Roma sono apparsi dei bei manifesti, promossi dall’Arci e come protagonisti mezzi ignudi Jean Leonard Touadì e Paola Concia, entrambi deputati del Pd, il primo nero e la seconda omosessuale. Una bella iniziativa, insomma. Stamattina ho notato che al posto di molti di questi bei manifesti campeggiava un sorridente barman con sopra scritto Democratic Party, che non è il partito americano, bensì la festa del Pd romana. Bravi, come al solito, al Pd, non solo per aver coperto i bei manifesti (ma sì sì sarà colpa degli attacchini) ma anche nel pubblicizzare un’iniziativa che comincia domani tappezzando Roma di manifesti confusi ma senza mettere nulla su internet (neppure sul sito della Federazione romana, per dire).


Cose romane

A Roma ogni tanto capita, su ponte Garibaldi, di veder fermare un’auto con i vetri oscurati da cui scendano una guardia del corpo, il direttore de Il Foglio e un cagnolino di dimensioni minuscole.