Il mondo di Horten

di Bent Hamer

Prima o poi capita a tutti, almeno nei paesi civili: arrivati ad una certa età, dopo tot anni di onorato o disonorato servizio, si va in pensione. Odd Horten è rimasto quattro decadi alla guida di un treno che fa sempre lo stesso tragitto, e adesso deve lasciarlo per godersi il meritato riposo. Il buon vecchio Odd (che in inglese significa strano, bizzarro) è un abitudinario: si sveglia la mattina – abita, si capisce, vicino alla ferrovia -, fa il cestino con il pranzo, guida il suo treno fumando la pipa, dorme nella stessa pensione da chissà quanti anni, riparte.
Tutto regolare, piatto, monotono insomma. Ma se abbiamo imparato qualcosa dai film scandinavi è che spesso o tutto si mantiene grigio, lineare, talvolta anche deprimente, oppure la trama prende pieghe impreviste, liberandosi in un vortice di comicità (tendenzialmente demenziale) e stranezze di vario genere. Qui siamo nel secondo caso. Dalla sera della festa per l’addio al lavoro, dove l’unico che non si diverte è proprio il festeggiato, la vita di Horten, precisamente incanalata su due binari, comincia a deragliare in un miscuglio di cose strane ed incontro bizzarri: bambini che suonano la batteria di notte, inventori pazzi, venditrici di pipe, salti notturni con gli sci e via dicendo.
O’Horten (Il mondo di Horten in italiano, così intitolato probabilmente per ricordare Amelie) è distribuito in Italia dalla Archibald film: il che e’ tendenzialmente una garanzia di ottima qualità. Ed infatti Il mondo di Horten è un film fatto bene, interessante e godibile. Nonostante non abbia mai un momento epico da stropicciarsi gli occhi, si passa una buona oretta e mezza e alla fine si ha l’impressione di essere diventati amici di questo burbero sessantenne. Alcuni momenti sono visivamente eccezionali: come i primi cinque minuti con il treno inquadrato dall’alto e la telecamera messa davanti come se stessimo esplorando le gallerie. La parte centrale arranca un po’, alcuni episodi sono decisamente troppo lenti per una commedia surreale (o qualcosa di simile) e ogni tanto non si riesce a ridere proprio per questa lentezza non necessaria. C’è una attenzione quasi maniacale per i mezzi di trasporto, non solo il treno, ma anche una deliziosa macchina d’epoca, la barca che il protagonista vende ad un suo amico, e diversi aerei che vediamo in una lunga scena in aeroporto. È insomma un film in movimento, ma un movimento senza fretta, un allegro ma non troppo.

per Zabriskiepoint

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