Disastri annunciati

Com’e’ noto, ieri notte un treno e’ saltato in aria a Viareggio, un posto ho frequentato molto data la vicinanza geografica alla citta’ dove sono cresciuto. Com’e’ noto, anche in questo caso probabilmente si poteva fare di piu’ per impedire questa tragedia. Quella che segue e’ la testimonianza (raccolta dal bravo Giovanni Bogani) di Dante De Angelis, di cui forse qualcuno ricordera’ l’assurda storia.

Dante De Angelis ha un bel faccione simpatico, con la barba sale e pepe, gli occhiali, una camicia a quadri. Ricorda un po’ Bobo, quello disegnato da Staino. E come Bobo, crede nella democrazia, nella sinistra, nel lavoro. Come Bobo, non è un eroe: sa che cosa è giusto e che cosa non lo è, ma non ha mai avuto il gusto di fare il don Chisciotte per forza. Però, ci si è trovato. Dante De Angelis fa il macchinista ferroviere da ventotto anni. Da un po’ di anni, è anche delegato alla sicurezza di Trenitalia. E in questa funzione, ha sempre detto le cose che non andavano. Per esempio, l’anno scorso, quando un Etr 500, un Pendolino, si è spezzato in due. Le ferrovie lo hanno licenziato. Per aver danneggiato l’immagine di Trenitalia. Lo hanno licenziato in tronco, e mentre stava per salire sul treno che doveva guidare, Dante è stato portato via dalla polizia ferroviaria.

Dante mi aveva parlato, giorni fa, di incidenti annunciati, di risparmio fatto sulla pelle dei viaggiatori e dei ferrovieri. Oggi l’ho cercato, al telefono. Le cose che mi ha detto, le metto qui. In fretta, non necessariamente in bell’italiano. Ma ci sono delle domande che la gente si fa. E lui sa un po’ più di cose di noi. Magari è una testimonianza scomoda, la sua. Una voce che non tutti vogliono sentire. Però ho l’impressione che molte cose le avesse capite da prima.

“Incidenti come quello di Viareggio? Non sono casi isolati. Ne succedono spesso. E’ un incidente che si può dire ‘tipico’, e che non è stato mai tenuto nella giusta considerazione nonostante i rischi elevatissimi connessi. Si è ripetuto nei giorni scorsi due volte, e sempre in Toscana: a Pisa San Rosssore e vicino a Prato”, dice De Angelis. “E non è che in Toscana le condizioni siano peggiori che altrove: tutto il contrario. In Toscana, ci sono delegati alla sicurezza molto attenti che segnalano questo tipo di incidenti. Altrove succedono, e passano inosservati”.

“Si è detto che i carri erano di proprietà di altre aziende, e non di Trenitalia”, prosegue De Angelis. “Ma questa non è una giustificazione. I carri vanno controllati e verificati. Dire ‘non è roba nostra’ è una giustificazione inaccettabile. Può anche accadere che certi carri abbiano le carte in regola, ma non siano affatto a posto; così come un’automobile può aver passato la revisione, e dopo un paio di mesi avere le gomme lisce. I controlli vanno fatti sul posto, e reali, non sulla carta. Se nessuno controlla, episodi come questi possono accadere con sempre maggiore frequenza”.

“E’ una tragedia. E immaginiamoci che cosa poteva ancora accadere se fosse successo vicino a una fabbrica di qualche altro materiale infiammabile o tossico, o se il gpl fosse caduto da un cavalcavia. Questa tragedia terribile mostra, se ce ne fosse stato bisogno, che il problema della sicurezza dei treni non riguarda solo i ferrovieri, e nemmeno solo quelli che viaggiano. Riguarda tutti. Uno che vive in una casa, in un posto tranquillo di provincia, e si vede arrivare addosso un mare di fuoco”.

“Per rimettere in discussione il modo tutto di gestire le ferrovie da parte di Trenitalia, noi ferrovieri saremo a Pisa, venerdì alle 15 nella Sala consiliare del comune, in una assemblea aperta a tutti. Così non si può andare avanti”.

Giorni fa, ci aveva raccontato la sua storia. “Sono stato licenziato il giorno di ferragosto dell’anno scorso, con un intervento della polizia, dopo 28 anni di lavoro come macchinista ferroviere. Avevo segnalato nel corso del 2008 una lunga serie di incidenti agli Eurostar. Gli Etr 500, i cosiddetti Frecciarossa, si sono persi pezzi importanti della meccanica in corsa. Un treno ha perso il tetto, si sono spalancate porte in corsa. Una serie di incidenti che solo per un caso non hanno provocato guai molto seri. Dopo molte segnalazioni all’azienda senza risultati, ho rilasciato dichiarazioni alla stampa chiedendomi che cosa sta succedendo a questi treni. Per queste dichiarazioni, l’azienda mi contesta di aver danneggiato la sua immagine. E per questa ragione, mi licenziano mandandomi via con la polizia”.

Poi aveva raccontato delle porte killer. “Da qualche anno, i treni stanno producendo una serie enorme di infortuni a causa delle porte. I macchinisti non possono controllare le porte. Se qualcuno rimane incastrato nelle porte, il macchinista può non accorgersene e il treno parte lo stesso. Abbiamo avuto incidenti anche mortali di passeggeri e di macchinisti. Nel 2009 abbiamo avuto una decina di incidenti, tre amputazioni di arti e un infortunio mortale in Puglia. E’ un fenomeno molto grave. Anche sui treni ristrutturati, riverniciati e rinominati, gli Eurostar City, non è stato modificato il sistema delle porte. E’ un sistema semplice, un semplice filo che dice al macchinista se le porte sono chiuse o no. Hanno aumentato il prezzo del biglietto, ma il problema delle porte non lo hanno affrontato”.

Mi aveva parlato di manutenzione dei binari. Di sicurezza del lavoro. “C’è un problema di sicurezza nella manutenzione dei binari. Dal giorno del mio licenziamento sono morti 6 ferrovieri e 4 viaggiatori. I viaggiatori sono morti schiacciati dalle porte killer, i ferrovieri travolti dai treni o folgorati”. E raccontava del progetto di togliere, in Italia, il doppio macchinista dai treni. “L’azienda per risparmiare sui costi vuole portare l’equipaggio da due a un solo macchinista. Le conseguenze sono evidenti. Il doppio macchinista ha sempre garantito un surplus di sicurezza che compensava le lacune tecniche. Poi qualsiasi incidente, qualsiasi guasto si affronta meglio se sul treno ci sono due tecnici specializzati invece di uno. E poi pensate che cosa significa per un macchinista passare la sua vita lavorativa completamente da soli, dormendo da soli, lavorando di notte e di giorno da soli. Questo porterà problemi anche seri per una grande popolazione di lavoratori”.

Infine, mi aveva raccontato di treni merci abbandonati a se stessi. “La nostra rete è stata abbandonata. Specialmente i treni merci percorrono centinaia di chilometri senza incontrare anima viva. Con stazioni senza capostazione. La nostra è una rete che non consente di lasciare una sola persona sui treni. Ma questo sta cozzando contro la volontà di risparmiare da parte dell’azienda. E poi le conseguenze si pagano. Affrontare un disservizio, un guasto, un’avaria è più agevole farlo quando si è in più persone”.

“Finché ci sarà un solo ferito”, dice, “noi il nostro lavoro non l’abbiamo terminato. Pretendiamo il rispetto per la vita umana. E se questo ha un costo, deve essere considerato un costo legittimo”. Finora, invece, un prezzo l’ha pagato lui, licenziato per aver creato allarmismo, e per aver sciupato l’immagine dell’azienda. Chissà cosa ne pensano quelli bruciati vivi a Viareggio. O quel ragazzo che andava in scooter e che è probabilmente scivolato su quella enorme macchia di gas che ha preso fuoco, morendo mentre tornava a casa.

Giovanni Bogani

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