ANEDDOTI E LEZIONE DI CINEMA IMPROVVISATA A CURA DI MARIO MONICELLI E GIOVANNI VERONESI

Causa pioggia, al Festival di Narni non viene proiettato Un’eroe dei nostri tempi. E allora va in scena una serata atipica, con un simpatico duetto tra i due registi toscani

monicelli veronesi crespi

Prendere un giovane regista toscano di 94 anni autore nella sua vita di più di 60 film. Aggiungere un altro giovane (stavolta sul serio) regista sempre toscano, che di film ne ha fatti però una decina scarsa. Entrambi molto simpatici. Aggiungere poi un critico cinematografico, un giornalista a far domande, e una piccola platea improvvisata. È quanto successo ieri sera in quel di Narni, dove si sta  svolgendo la quindicesima edizione del festival “Le vie del cinema”. Protagonisti di questa intervista/dialogo atipico, durato quasi un’ora, Mario Monicelli, Giovanni Veronesi e Alberto Crespi, il direttore artistico della manifestazione.
Il programma in realtà era un altro: ogni sera infatti un giovane regista italiano è chiamato ad introdurre un film che lo influenzato e che ha amato, in questo caso Veronesi appunto doveva presentare un film di Monicelli, Un eroe dei nostri tempi. Ma la pioggia rovina il programma preparato dagli organizzatori, e le oltre 700 sedie del cinema all’aperto rimangono vuote.
C’è però tempo, in un clima di grande allegria, di scambiare qualche battuta con i due registi. Che in quest’occasione sembrano più un duo comico d’altri tempi, con Monicelli nel ruolo principale e Veronesi a far da spalla: si parla di tutto, dalle olive e come ottenere un miglior olio, passando per la Roma degli anni ’30, e di com’era bella Narni prima della guerra. Ma anche di cinema, naturalmente.
Il film che doveva essere presentato al festival, Un eroe dei nostri tempi (1955), parla di un conformista, interpretato da Alberto Sordi, che dopo varie peripezie si arruola nella celere. “Si parla di cocaina e squillo nel film, forse è un film profetico, ma non credo, li facevamo tutti quei film, raccontavamo le cose che succedevano” dice Monicelli. “Il titolo, insieme allo sceneggiatore Rodolfo Sonego, lo prendemmo dal grande romanzo di Lermontov, ma solo perché ci piaceva come titolo. All’epoca comunque gli sceneggiatori erano coltissimi, leggevano tantissimo, i riferimenti erano continui”. “Del resto – sottolineano entrambi i registi – nel cinema non si inventa nulla, magari trai spunto da cose che hai letto, o che ti ha raccontato qualcuno, e tu fai finta che sia roba tua. In genere si crede di inventare, ma appunto è solo un’impressione”.  Monicelli parla anche degli attori con cui ha lavorato, la Vitti che era spiritosa e divertente, Vittorio Gassman, che quando beveva troppo diventava simpaticamente molesto e bisognava scusarsi con i passanti, Sordi che non aveva bisogno di trucco o pettinatura, andava così, naturale, e anche Lea Massari, bravissima ma secondo il maestro un po’ rompipalle.
C’è spazio anche per altri argomenti, e Veronesi è davvero perfetto nello stuzzicare e provocare le risposte di Monicelli. Quando quest’ultimo racconta che veniva a Narni spesso a fare scampagnate Veronesi incalza: “Che facevi, ci portavi le ragazze?” “No no, fino qua! Qui a Narni ci venivo con Montaldo!”. Monicelli racconta anche della sua vita di adesso: vive da solo e quindi ogni tanto fa le pulizie di casa e si fa da mangiare. Per dire che l’età anagrafica è proprio relativa.

per Zabriskiepoint

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