«La rete si muove»

Dopo lo sciopero dei blogger, parla il promotore Alessandro Gilioli

Martedì scorso, nell’anniversario della presa della Bastiglia, per la prima volta nella storia c’è stato uno sciopero dei blogger. Sembra una contraddizione in termini, dato che non esiste chiaramente una categoria professionale, ma questo rumoroso sciopero dei blogger è stata un’iniziativa importante che ha raccolto moltissime adesioni. Tra i maggiori blog italiani sono davvero pochi quelli che non hanno aderito all’iniziativa, e tra questi spicca l’ingombrante assenza di Beppe Grillo, che pure in passato ha fatto importanti battaglie per il diritto d’espressione in rete.
Le ragioni di questa protesta sono presto dette: l’obbligo di rettifica, parte del disegno di legge Alfano, se passasse in Parlamento imporrebbe ai blog (anche amatoriali) di rettificare quanto scritto entro 48 ore, pena pesanti sanzioni pecuniarie. A lanciare l’idea è stato Alessandro Gilioli, redattore dell’Espresso e uno dei più conosciuti blogger italiani, che alcuni giorni fa proprio attraverso il suo blog ha spiegato con una metafora calzante il problema: «poniamo che l’adolescente Giovannino scriva che la compagna di classe Teresa è un po’ racchia, poi la mamma di Teresa si incavola e chiede la rettifica immediata: beh, se Giovannino non scrive subito che in realtà Teresa è splendida (magari solo perché per due giorni non si collega in rete), si becca un bel cinquemila euro di multa». Abbiamo raggiunto al telefono Gilioli per farci raccontare questa singolare protesta.
Insomma, siete soddisfatti?
Si, molto, e lo saremo anche di più se il risultato sarà raggiunto. Ci sono colloqui tra parlamentari dell’opposizione e delle maggioranza, lo stesso Alfano ha detto che il Ddl si può cambiare. In particolare, siamo fiduciosi per un emendamento elaborato in rete da Guido Scorza (avvocato e blogger, ndr) e che, se venisse proposto da qualche parlamentare, porterebbe praticamente all’eliminazione dell’obbligo di rettifica.
Quali sono gli elementi positivi di questa protesta?
Mi pare fondamentale sottolineare il feedback che c’è stato fuori dalla rete e dal mondo dei blogger, dato che anche i grandi media ne hanno parlato. Insomma, non è vero che ciò che nasce in rete lì si ferma. Pensa che abbiamo organizzato anche una manifestazione in piazza martedì scorso! Poi una battaglia in passato l’abbiamo già vinta, quella sull’emendamento D’Alia. In quel caso, come questo, l’ignoranza di chi legifera è più preoccupante della volontà repressiva. Quello che fanno è applicare leggi vecchie di sessanta anni e fatte per la carta stampata a internet, ma chiaro che non può funzionare con internet, che è una realtà multiforme e in continuo aggiornamento.
Oltre a molte adesioni, sono arrivate anche diverse critiche dai blogger, ma quasi nessuna contraria alla necessità di protestare, quanto piuttosto ai modi.
Si, ci dicono in particolare che non ha senso mettersi il bavaglio, piuttosto occorreva alzare la voce. Mi sembra invece che abbiamo dimostrato che un giorno di rumoroso silenzio può far più rumore di un «ronzio» di fondo… Qualcuno poi dice che non siamo organizzati in sindacati o altre strutture, quindi perché scioperare. Anche qui, dobbiamo superare queste limitazioni e capire che la rete non è catalogabile secondo vecchi concetti, oggi ci siamo aggregati su questa battaglia, un domani potremmo riunirci e ridividerci su altre questioni.
E adesso? Oltre alla protesta contro il Ddl Alfano quali pensi siano i punti fondamentali sulle leggi riguardanti internet?
Mi pare che ci siano due punti importanti: il primo è una fondamentale alfabetizzazione della classe politica, che non può continuare a legiferare (o provare a farlo) senza conoscere internet. Il secondo è che i blogger, la blogosfera, deve intervenire in questi processi, uscire sempre di più dal mondo di autoreferenzialità e aumentare ancora il rapporto tra offline e online.

per Il Manifesto

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