Archivi del mese: agosto 2009

Claude Goretta su Super 3, Veronica Maya su RaiUno

Su Super3, tv locale di Roma, stanno passando Il difetto di essere moglie di Claude Goretta con Gerad Depardieu. Goretta magari non e’ famosissino tra i non addetti ai lavori, ma non e’ di certo l’ultimo arrivato. E’ uno dei piu’ grani registi svizzeri di sempre, uno che ha cominciato a Londra con il Free cinema – insieme ad Alain Tanner, il piu’ grande del cinema elvetico – ed e’ passato attraverso la Nouvelle Vague.

Sui canali “maggiori” invece adesso e per le prossime due ore ci sono telegiornali, cartoni (piu’ o meno buoni), soap opera e telefilm (non buoni, a parte forse Numb3rs), e naturalmente su RaiUno Verdetto Finale, una delle trasmissioni piu’ scadenti della tv italiana con una delle presentatrici meno simpatiche e brave della storia. Il confronto con il film di Goretta e’ implacabile.

Saranno in crisi le tv locali, ma stanno meglio di quell’altre sicuramente.


“Qua vanno tutti de fretta”

“Ma perché nessuno fa piu’ questo mestiere?”

“Perché e’ un mestiere che se fa con calma, qua vanno tutti de fretta”

Gaetano Bordoni, uno degli ultimi barbieri, ad una di quelle trasmissioni mattuttine terribili.


Canestri impossibili

Sul blog Basketcase, una raccolta di canestri impossibili. Questo e’ il piu’ assurdo, tanto da sembrare quasi un falso. Provo a consolarmi cosi’, dato che il basket quest’estate tra la Nazionale disastrosa e il povero mercato della Virtus Roma non mi ha dato molte soddisfazioni.


“Chiudere un cinema e’ un po’ come chiudere una biblioteca”*

Lucca e’ una citta’ di 83537 abitanti, e un bacino di utenza di qualche migliaia di persone di piu’ data dai comuni piuttosto grossi delle vicinanze. A Lucca e dintorni c’erano cinque cinema, tutti nel centro citta’. Ce sono pochi in Garfagnana (tre, se uno non ha chiuso), nessuno a Capannori, l’enorme comune rurale che e’ un po’ un tutt’uno con Lucca. Ora, di cinema, ce ne sono quattro. Da qualche giorno il Nazionale ha chiuso, e non solo per ferie. Affacciava su Piazzale Verdi, una zona dove tutto piano piano sta cambiando: la Manifattura Tabacchi, quella da cui uscivano peraltro i buoni sigari toscani, non c’e’ piu’, un nuovo hotel e’ nato, mentre nessuno si cura del monumento sito in mezzo alla piazza (il gemello di quello di cui parlavo qui). Al posto del Nazionale sorgeranno negozi, uffici e forse abitazioni: storia gia’ vista e sentita, insomma. Non era certo un cinema a cui ero particolarmente affezionato, in citta’ era quello piu’ mainstream ma senza avere delle strutture adeguate: mi pare che in provincia sia sempre piu’ difficile portare avanti una programmazione basata su blockbuster e grandi titoli in una monosala. Fatto sta che in nove anni esatti (proprio oggi) di frequentazioni piu’ o meno intense con questa citta’ ci avro’ visto forse quattro film. Non e’ certo un buon motivo per gioire per la sua chiusura. Ma non riesco piu’ a stupirmi, neppure troppo ad incazzarmi. Va cosi’, i monosale chiudono, le multisale, ma neanche troppo, aprono, i film si scaricano da internet o si guardano in tv e via dicendo. A noi inguaribili romantici della sala non rimane che attaccarci a quei pochi eredi dei cinema come si concepivano una volta che rimangono. A Lucca non va neppure troppo male, nel centro storico ce ne sono ancora quattro, di cui uno (l’Italia) ancora assolutamente old style, e gli altri aggiornati neppure troppo male. Ma quanto dureranno?

* diceva la mi mamma oggi a pranzo


I LOVE YOU, MAN

di John Hamburg

Peter vende case, ha un’aria piuttosto abitudinaria e si sta per sposare con la sua fidanzata, Zooey. C’è un problema però: Peter non ha nessun migliore amico a cui chiedere di fare il testimone. O meglio, non ha proprio amici, dato che è sempre stato un girlfriend guy, uno di quelli che passano da una ragazza all’altra senza stabilire rapporti duraturi con amici uomini. Messa così, sembrerebbe uno di quei banali film americani, magari demenziali, piuttosto poco interessanti. Invece si ride, e molto anche, e ci sono anche altri motivi d’interesse. In poco tempo sembra di vedere sullo schermo uno spaccato a tutto tondo di vita americana contemporanea. C’è il fratello gay che abborda gli etero; c’è un gruppo di amiche super confidenti di Zooey dove trovano posto la single un po’ sfigata e quella che litiga sempre con il marito; c’è il collega di lavoro di lui eccessivamente simpatico, e soprattutto c’è l’aspetto bromance del film. Fenomeno ormai tipico nel mondo anglosassone, Bromance è parola composta da brother (fratello) più romance, e rimanda ad una storia di amicizia tra due uomini eterosessuali. Peter infatti si lancia nella disperata ricerca di un miglior amico, e incontra Sydney. Con lui le cose vanno benissimo, poi meno bene, poi di nuovo bene con chiaramente scene finali scoppiettanti: struttura tipica dei film d’amore insomma.
Il film è pieno di giochi di parole, battute, e situazioni in cui Peter si trova sempre fuori luogo. Sydney, che è quello fico ma eterno bambino, lo educa e aiuta nel suo difficile rapporto con l’amicizia maschile. Il terzetto di protagonisti si chiude con Zooey, che non è di certo un personaggio laterale – come spesso accade in questo tipo di film – ma ha un ruolo attivo e altrettanto simpatico, anche se appunto la storia d’amore che si sviluppa sembra essere più quella tra Peter e Sydney. Bravissimi i tre attori (Paul Rudd, Jason Segel e Rashida Jones), funzionano benissimo anche i personaggi secondari, ed il film è davvero divertente, di quelli con un ritmo eccezionali ed una chimica strana da spiegare e tutta da vedere.
Infine due ultime cose che con il film in sé c’entrano ben poco. I love you, man in Italia esce talmente in ritardo che in lingua inglese è già disponibile in dvd. E poi, ancora, non possiamo esimerci dal commentare il solito doppiaggio, che anche solo dal trailer si intuisce essere atroce. Ma non si possono davvero distribuire i film in lingua originale neppure in pieno agosto?

per Zabriskiepoint


Si va via

non che la differenza si vedrà , dato che ultimamente qui non si aggiorna molto, ma lo scrivente va in vacanza una settimana. Tornerà con foto della casa natale de U Babbu di a Patria.


Mantellini ha visto il Tg1

Cronaca di un normale telegiornale in un paese anomalo.