Archivi del mese: settembre 2009

cose romane/3. Il 60

I treni ancora non arrivano in orario, ma ho notato che il 60 passa molto piu’ spesso.

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Integralisti del politically correct

Un giorno vorrei scrivere qualcosa di piu’ serio sull’ossessione del politically correct degli inglesi. Intanto riporto questa (assurda) notizia.


6 uance apone taime

Da Facebook, ultime frontiere della critica cinematografica:

XXX just took the quale film leggendario 6? quiz and the result is C era una volta in America.

Bellissimo!6 once upon a time in America….sicuramente uno dei miglior film ke la storia ricordi…basato… sul passato malavitoso di Noodles (Robert de Niro)…and Sergio Leone production!


Meglio Il Romanista

Ieri l’edicolante (uomo, prossimo alla pensione, vagamente di sinistra) stava spiegando ad un cliente di questo nuovo quotidiano, Il Fatto quotidiano. Dice che e’ il quarto numero e “stanná via come l’acqua”. Allora lo correggo e gli dico che no, era il terzo. Il cliente tira fuori i soldi e dice, testuali parole, “allora lo provo”. L’edicolante mi guarda, sfilando una copia de Il fatto quotidiano, e mi dice “ti vedo molto informato su questo nuovo quotidiano”. Gli spiego che si sono informato, ma proprio oggi volevo Il Romanista.

Gia’, perché ieri “il quotidiano dei tifosi piu’ tifosi del mondo!” e’ tornato in edicola dopo 207 giorni. Il Romanista e’ l’unico quotidiano dedicato ad una squadra di calcio, esce proprio tutti i giorni, e parla della Roma: e fin qui, si capiva gia’. Non parla solo della Roma pero’, ma anche degli altri sport nella capitale e anche un po’ di altre cose (cinema, appuntamenti nella citta’, etc). Ha avuto una storia accidentata, problematica, che ha portato alla chiusura per piu’ di sei mesi. Magari sembra strano, ma Il Romanista non e’ un quotidiano solo da curva, ha infatti lettori abbastanza eterogenei. E poi hanno sempre avuto un discreto coraggio, da quelle parti, per esempio denunciando calciopoli prima degli altri o dicendo chiaro e tondo che la dirigenza della Roma voleva vendere Aquilani. Una frase nella prima pagina di ieri ben spiega quale sia lo spirito de Il Romanista: “quelli che la Roma si ama ma quando serve si discute”. Insomma, bentornato.


Meglio tardi che mai

Oggi, 23 settembre 2009 , anniversario della nascita della Repubblica di Salo’ e dell’entrata di Sant Kitts e Nevis alle  Nazioni Unite, vi scrivo da una biblioteca comunale di Roma (la Rispoli, dietro la residenza romana del premier): ebbene sí, anche qui e’ finalmente arrivato il Wi-Fi! Non in tutte le biblioteche ancora, non esageriamo eh, ma alcune si. That’s one small step for a man, one giant leap for mankind.


Non ci ho lasciato niente

Io ho una piccola paranoia: quella di scordarmi qualcosa quando vado via da qualche parte. Panchine, sedie, case di amici, cinema, e qualunque posto dove mi siedo e’ per me fonte di preoccupazione, ed in genere dedico alcuni secondi – ok, molti ogni tanto – ad occhiate furtive per controllare appunto di “non averci lasciato niente”. Il che, chiaramente, scatena reazioni non troppo accondiscendenti di amici, complici, conoscenti, familiari con cui mi trovo in quel momento, specie quelli con cui mi capita di viaggiare. Si passa da sguardi di commiserazione, della serie “questo povero paranoico…”, a espressioni incazzate “e no su Luca, non c’hai lasciato nulla! Hai controllato mille volte!” e via dicendo.

Tra tutti i posti, i treni sono quelli a cui dedico piu’ attenzione: un po’ perché sui treni ci sono un sacco di piccoli angoletti dove le cose si possono davvero perdere, e un po’ perché sui treni ci ho effettivamente lasciato qualcosa. Nel 2002, su un treno Amiens-Parigi, dimenticai il biglietto InterRail, con evidenti problemi di ritorno, anticipato, in patria, mentre piu’ o meno nello stesso periodo su un Pisa-Roma lascia una bellissima edizione di La bella estate di Pavese, con dentro peraltro un indirizzo importante.

Insomma, a tutti voi rompipalle che in questi anni mi avete cazziato con lo sguardo o con le parole mentre controllavo di “non averci lasciato nulla”, vorrei dire che oggi scendendo dal treno ho trovato due euro nel minuscolo spazietto che separa il sedile dal finestrino, un posticino piccolo piccolo pieno di polvere dove voi, non paranoici, non avreste mai guardato. Non ce li avevo lasciati io, ma qualcuno prima di me. La mia piccola paranoia ha fruttato qualcosa, il vostro brontolarmi per ora no.


La’ dove c’era Astoria ora c’e’ una citta’ smemorata

Londra, che io mi ricordi, e’ una citta’ in perenne (ri)costruzione. Quello che prima c’era lo cambiamo, questo lo buttiamo giu’, aggiungiamo una strada, e mettiamo una bella targa con una data sorprendentemente moderna con scritto inaugurato dalla cara regina e dalla tal dei tali autorita’ con nome e sigle improbabili. Le cose vengono anche bene, e neppure troppo raramente: mica fanno quelle robacce bianche e le piazzano sul Lungo Tevere, no no, fanno il cetriolo che mi piace tanto, o tutta quella roba ipermoderna sul Tamigi, e poi la Tate risistemata alla grande, o il Millenium Bridge. Gusti, direte, magari a voi non piacciono. Certo, li’ prima c’erano altre cose, ma loro le buttano giu’, e costruiscono. Non c’e’ molto rispetto per quello che veniva prima, ammettiamolo, ed ogni tanto esagerano proprio. La foto che vedete qui sotto ne’ e’ la dimostrazione.

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Li’, dove ora ci sono le gru, sorgeva l’Astoria. Astoria era uno dei club storici di Londra, uno di quei posti dove hanno suonato tutti (qui una breve lista), un posto che puzzava d’alcool e sudore, dove si e’ fatta davvero la storia della musica. Ma Astoria non c’e’ piu’. No, non per posto ad un Bingo o ad un supermercato, ma ad una stazione ferroviaria, li’, nel centro piu’ centro di Londra. Si lo so che chiunque e’ stato a Londra pensa che i mezzi di trasporto, Tube specialmente, funzionino alla grande. Ma ci sono le Olimpiadi, il 2012 si avvvicina. Eppure non e’ neppure questo il motivo della costruzione della nuova stazione ferroviaria nel super centro di Londra, dato che la suddetta verra’ aperta nel 2016 (in tempo per le Olimpiadi si, ma quelle dopo). Insomma, la nuova linea ferroviaria serve solo per migliorare i trasporti. Gia’, non basta mai, sempre piu’ efficienza, sempre piu’ rapidamente da una parte all’altra della citta’, veloci, senza fermarsi, senza guardare negli occhi quello che siede vicino a te sulla metro, senza pensare a cosa ci fosse prima li’, a chi c’era prima, monetizzare, monetizzare, efficienza, efficienza. E chi se ne importa di quello che buttiamo giu’, chi se ne importa della memoria storica della citta’.

Io per un po’ saluto Londra. Poi magari torno, ma ci vuole un attimo di pausa da tutta questa corsa verso chissa’ cosa.