ORPHAN

di Jaume Collet-Serra

Giudizio (max 5): 1 e mezzo
Una famiglia (quasi) perfetta: John Coleman, padre architetto di successo, Kate, madre insegnante in una famosa università americana ora in congedo, bambino (Daniel) e bambina più piccola (Max), quest’ultima sordomuta. Nel passato c’è qualcosa che non va, e anche questo rientra nel cliché: l’alcolismo di Kate, che ha causato non solo il suo allontanamento dal lavoro ma anche un l’incidente che ha reso sordomuta Max, e poi una figlia morta prima di nascere.
Forse per sublimare questa assenza i Coleman decidono di adottare una bambina. La piccola Esther però è piuttosto diversa dagli altri componenti della nuova famiglia dove viene catapultata, prelevata da un orfanotrofio diretto da suore ma originaria della Russia. Una storia triste, come tante, una bambina orfana, piuttosto sfortunata: appena adottata da una famiglia negli Stati Uniti, la nuova casa brucia. Una bambina, a dire il vero, piuttosto sveglia, che a 9 anni suona Tchaikovsky senza fare errori e impara la lingua dei segni molto velocemente. Ma scopriamo presto che Esther ha qualcosa che non va: sono i problemi a seguire lei o è lei a causarli?
Quella che sembra una storia già vista, letta, sentita è effettivamente una storia già vista, letta, sentita. Una di quelle storie che, se siete fan dell’horror, troverete godibile malgrado la scarsissima originalità. Se non lo siete è davvero faticoso sopportare questa ridda di banalità, almeno fino agli ultimi venti minuti. Già, perché la sceneggiatura prende una piega decisamente interessante sul finale, con un ritmo veloce, palpitante, e trovate notevoli, anche se un po’ di inutile assurdità non manca neanche qui. Spiace che l’ultima battuta del film sia veramente ridicola, perché il finale era quasi divertente.
Ma la debolezza del film è palese soprattutto prima, quando cerca di costruire una suspense che  non c’è. Inutili rumori improvvisi seguiti da nulla, improbabili inquadrature alla ricerca di qualcosa nascosto, momenti quasi ilari nella loro goffaggine: quando mancano le idee innovative bisogna inventarsi stratagemmi narrativi che spesso sono impalpabili.

Per Zabriskiepoint

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