TORINO FILM FESTIVAL: RIGORE NELLA PASSIONE

Presentata la 27ma edizione del festival, la prima con la direzione di Gianni Amelio

Di certo non si può dire che a Gianni Amelio manchi la capacità di sintetizzare in poche parole cosa sia questa edizione del Torino Film Festival: “Il TFF è rigore nella passione. Non il rigore che porta alla chiusura ma il rigore che viene alimentato dalla generosità dello sguardo”. E ancora: “Non bisogna confondere il rigore con l’autogol. Non siamo legati ad una visione del cinema troppo stretta”. Questo, in poche parole, il TFF di quest’anno, la 27ma edizione, la prima diretta da Gianni Amelio dopo il biennio morettiano.
Poche parole certo non bastano, e ne servirebbero molte di più per provare a raccontare un programma come al solito vasto e pieno di cose interessanti. I numeri del resto parlano da soli: 254 film presenti (corti, mediometraggi e lunghi) di cui 42 anteprime mondiali, 21 internazionali, 10 europee e 74 italiane. I film sono stati selezionati tra 3500 visionati, e lo stesso direttore ammette candidamente e senza cercare per niente di evitare polemiche che “no, io non li ho visti tutti come diceva quell’altro, ne ho visto circa 600, che già mi sembrano molti”.
Il concorso presenta 16 copie, di cui ben 2 italiani (il nuovo film di Pietro Marcello e Santina di Gioberto Pignatelli) mentre le sezioni collaterali hanno nomi con riferimenti letterari o cinematografici: il fuori concorso diventa “Festa Mobile”, e qui troviamo, tra i tanti, Francis Ford Coppola con il suo nuovo lungometraggio, la versione integrale di Underground con annesso premio per Kusturica, e il film di apertura del festival, quel Nowhere boy di Sam Taylor Wood su Lennon da giovane di cui già si sente parlare da un po’.
Oltre alle retrospettive già annunciate da tempo (Nicholas Ray e Nagisa Oshima) un omaggio e’ dedicato a Nicolas Winding Refn, regista danese oggetto di culto sotterraneo anche in Italia. A Torino vedremo praticamente tutte le sue opere. Quella che lo scorso anno si chiamava “La Zona” cambia nome e diventa “Onde”: non cambiano però i contenuti, cioè film sperimentali, di ricerca, fuori dai consueti canoni narrativi. Dentro troviamo piccole retrospettive di Ken Jacobs, Nicolas Provost, Ga-nime giapponesi oltre a dieci lungometraggi e molti altri corti e medi. Come ogni anno, ci sono poi “Italian,a.doc” “Italiana.Corti” e “Spazio Torino”. “Figli e amanti” è invece la sezione del festival dove giovani registi italiani presentano opere che li hanno influenzati.
Questo il programma in estrema sintesi, ma c’è naturalmente molto di più. Il festival non sembra comunque cambiato molto nella sua struttura e nei suo intenti rispetto alla gestione morettiana. Del resto il gruppo che guida e organizza il TFF è rimasto praticamente lo stesso, a partire dalla vice-direttrice artistica Emanuela Martini. Il vecchio refrain della problematica vicinanza temporale con Roma e Venezia è liquidato da Amelio con un’altra delle sue metafore: “Quando si apre una libreria in una strada dove ce ne è già una dobbiamo essere contenti: per questo non mi spavento se ci sono più festival in un breve periodo”.
Speriamo questa libreria torinese sia buona come sembra dalla vetrina che ci hanno presentato.

per Zabriskiepoint

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