AL FESTIVAL DEI POPOLI BAGNO DI FOLLA PER VINICIO CAPOSSELA E DOCUMENTARI CHE GUARDANO AL MEDIO ORIENTE

Documentari del passato (del festival) per festeggiare questa 50. edizione…

Il Festival dei Popoli volge al termine e presenta alcune delle sue chicche. Non che la settimana appena passata sia stata priva di cose interessanti qui a Firenze: tra la retrospettiva su Thomas Heise, film sugli arbitri, su Marlon Brando, incontri e colloqui sullo stato di salute del documentario c’era solo l’imbarazzo della scelta. Oggi pomeriggio però si vedono nella sala Odeon le opere della retrospettiva “The Feeling of Being There”, documentari d’autore (Rouch, De Seta, Ivens, Mangini, per citarne solo alcuni) girati tra il 1958 e il ’65, quando il Festival dei Popoli è nato. Si festeggiano così, 50 anni di festival. Ieri notte invece si è festeggiato Vinicio Capossela, presente in sala ad introdurre il documentario agiografico che Gianfranco Firriolo ha realizzato su di lui. La faccia della terra sono 55 minuti di Capossela visto da tutte le inquadratura, che canta le canzoni del suo ultimo album, viaggia per l’America tanto cool e suona seduto al piano. Naturalmente, la voce di accompagnamento è sua. Di tutt’altro tenore l’evento andato in scena alle 7 di pomeriggio. Sala quasi piena per la proiezione dell’impressionante To shoot an elephant. Alberto Arce è uno dei pochissimo occidentali presenti a Gaza nei giorni a cavallo di capodanno di quest’anno. Riprende l’offensiva israeliana, i bombardamenti, ma come gli americani in Letters from Iwo Jima gli israeliani non si vedono praticamente mai. Si vedono però i copri martoriati dei bambini palestinesi, si vedono i paramedici presi di mira dai cecchini, il lavoro instancabile dei volontari internazionali rimasti a Gaza. Una testimonianza unica, un lungo reportage giornalistico che diventa però cinema. Il film è libero da copyright, quindi si può vedere e diffondere direttamente dal sito (http://www.toshootanelephant.com/). Lo Human Terrain System è invece un programma che porta accademici di vario tipo (sociologi, antropologi, politologi) in Iraq come membri dell’esercito, per cercare di capire cosa sono e cosa vogliono gli iracheni. Il tutto è raccontato in Human Terrain di James Der Derian, David e Michael Udris presentato fuori concorso. Va da sé che il progetto sia alquanto controverso, e riceva critiche diffuse. Il documentario, anche se manca un po’ di ritmo, è preciso nel raccontare questo programma ed anche la storia di uno degli antropologi che vi ha partecipato e che non è mai tornato a casa in America.

per Zabriskiepoint

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