UN FILM IN PRIMA LINEA

Dopo una marea di polemiche, finalmente arriva in sala il film di De Maria sugli anni di piombo (Lucky Red, dal 20 novembre)

“Sono stato libero mentre facevo questo film, nessuno mi ha tirato per la giacca. Avrei voluto girare questo film in un altro clima, questo è evidente. Specialmente a Milano c’erano polemiche ogni giorno, non era facile. Ma nonostante questi problemi posso affermare che questo è il film che avrei voluto fare e che avevo pensato.” Il regista Renato De Maria prova così a spazzar via le polemiche che specialmente in questi ultimi giorni prima dell’uscita in sala de La prima linea si sono scatenate.
Anche a trent’anni di distanza non è facile parlare di terrorismo in Italia, in questo caso di Prima Linea, l’organizzazione terrorista di sinistra seconda per fama solo alle Brigate Rosse. Il film è stato presentato in una conferenza stampa affollatissima, tipica dei grandi eventi.
De Maria aveva un’idea precisa del film, e non manca di sottolinearlo: “ci interessava lavorare su questo elemento di separazione dal mondo reale, si sono spostati verso la violenza, vivendo una dimensione paranoica della vita. Anche da un punto di vista filmico abbiamo lavorato su questo: ci sono riprese dietro a finestre, sbarre, proprio una separazione fisica. Tutto questo crea per loro anche una separazione dai sentimenti”. “Quello che mi da fastidio – continua De Maria – è che le polemiche siano state preventive. A Caravaggio facevano togliere la tela due giorno dopo che l’aveva ultimata, non quando era ancora bianca. Ecco, a noi volevamo impedire di dipingere la tela!”.
Invece il film alla fine si è fatto, e venerdì 20 novembre arriva in sala con circa 150 copie. Uno sforzo importante per il produttore e distributore Andrea Occhipinti, che cerca di smorzare le polemiche  degli ultimi giorni, soprattutto precisando alcune cose: “non è assolutamente vero che abbiamo fatto leggere la sceneggiatura alle associazioni dei parenti delle vittime. Anche il titolo è sempre stato questo, lo abbiamo deciso noi, nessuno ce lo ha fatto cambiare”. “È vero piuttosto – prosegue Sandro Petraglia, uno degli sceneggiatori del film – che abbiamo incontrato alcuni parenti delle vittime del terrorismo: ed è stato un incontro terribile, siamo entrati in una stanza piena di rancore, rabbia, dolore, risentimento. Noi eravamo colpevolizzati, sembravamo noi i terroristi. Con Segio invece c’è sempre stato un rapporto onesto e serio: non so come mai adesso abbia cambiato idea sul film, anche dicendo delle cose inesatte. Siamo stati dentro la storia dei personaggi (il film segue infatti la storia di Sergio Segio e Susanna Ronconi, ndr) – dice Petraglia – scaricando il contesto, se no diventava troppo complesso. Volevamo fare un film semplice. La questione era: loro erano giovani, innamorati, avrebbero potuto fare molte scelte, hanno questo quella della lotta armata. Per loro all’epoca sparare a qualcuno  non significare sparare all’uomo ma al simbolo, a quello che rappresentavano. È una dissociazione. L’integralismo porta a questo.”
Nella produzione sono entrati anche i fratelli Dardenne, che sembrano decisamente soddisfatti del prodotto finito. “È una storia di un assassino che credeva in un mondo migliore e anche di un amore che è un insuccesso. La scena delle macchine ci ha colpito molto: sembra un corteo funebre con le morti del passato, con la morte del loro amore e la vittima che muore per caso nell’evasione.”
Le polemiche hanno sfiorato anche gli attori. Giovanna Mezzogiorno non si tira indietro e risponde per le righe: “perché bisogna pensare che Segio e la Ronconi fossero brutti quando invece erano due bei ragazzi? – chiede l’attrice a chi accusa il regista di aver scelto dei begli attori per i ruoli dei terroristi – Sono cose inutili. L’importante è sapere che il film è riuscito”. La parola adesso passa al pubblico che potrà vedere il film dal prossimo venerdì.

per Zabriskiepoint

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