LA PRIMA LINEA

“Il film di cui tutti hanno parlato e nessuno ha ancora visto” recita lo slogan pubblicitario. E allora, dopo tutte le polemiche e discussioni (di cui abbiamo dato parzialmente conto anche qui) finalmente possiamo parlare del film. E risulta quasi difficile farlo, dopo tutto questo polverone mediatico. La Prima Linea racconta la storia di Sergio, militante dell’organizzazione terroristica di estrema sinistra Prima Linea (PL). La storia si svolge sul piano politico-militare ma anche quel piano affettivo, dato che ampio spazio viene dato alla storia d’amore di Sergio con la sua compagna – poi moglie – Susanna.
Nel film che viene distribuito nelle sale italiane i cognomi non ci sono, ma noi li conosciamo bene: trattasi di Sergio Segio e Susanna Ronconi, due esponenti di punta di PL, arrestati entrambi nella fase terminale dell’organizzazione.
La Prima Linea è un film molto asciutto, senza molti sofismi e orpelli. Scamarcio – Sergio appare dalla prima sequenza, e racconta a ritroso la sua militanza prima nel movimento e poi in PL. Da questa prima scena, vediamo lunghe sequenze di ricordi che si aprono con la voce off dello stesso Scamarcio, così fino all’ultima scena, speculare alla prima. In mezzo si vedono solo alcuni delle azioni di PL: in particolare la gambizzazione di un caporeparto di fabbrica, l’uccisione di William Vaccher, giovanissimo “pentito” dell’organizzazione, e naturalmente l’omicidio Alessandrini, il più celebre degli atti compiuti da PL. Ma oltre a questo c’è l’amore, quello di Sergio per Susanna. Un amore completo, anche folle, che porta Sergio ad organizzare l’evasione di Susanna ed altre tre compagne dal carcere di Rovigo. Tutto il film è costruito per mettere poi in scena, nell’ultima parte, proprio l’evasione. Questa scena e quelle dell’omicidio Alessandrini appaiono le più riuscite, iverse da molto cinema italiano sul terrorismo. La lunga scena dell’evasione è puro cinema d’azione: veloce, ben girata, precisa, da togliere il fiato e al tempo stesso feroce nel sottolineare (con le parole e con un quasi rallenti) la morte accidentale di un passante. Il giudice Alessandrini invece viene mostrato in varie sequenze come un padre premuroso che accompagna il figlio a scuola, gli sistema il cappello e lo zainetto, non come il giudice che dà la caccia ai membri di PL. Questo insistere sulla dimensione umana e privata di Alessandrini, sottraendo invece al suo lato pubblico (quello che interessava a PL naturalmente), rende ancor più emozionante e cruda la sequenza dell’uccisione dello stesso giudice, freddato da uno Scamarcio mai visto con uno sguardo così freddo e deciso – e dovrebbe anche mettere a tacere le varie polemiche sul fatto che sia un film pro-terroristi.
La Prima Linea è un film importante insomma. Non solo un bel film, con una buona sceneggiatura (anche se scritta con evidenti pressioni, se non politiche almeno psicologiche), girato in modo deciso, con una fotografia eccezionale, una colonna sonora molto buona e attori ben immedesimati nella parte. Ma anche un film che, più dei precedenti, cerca di fare i conti con la storia del terrorismo in Italia, senza scorciatoie poetico – oniriche, didascaliche spiegazioni o personaggi macchietta, ma cercando piuttosto di mettere a posto, anche se in modo necessariamente parziale, le memorie degli uni e degli altri, di chi ha deciso e di chi ha subito. Forse non ci riesce appieno, ma ci prova. E non è poco.

per Zabriskiepoint

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