Archivi del mese: dicembre 2009

I miei auguri di buon fine 2009

via AntonioGenna

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Lontana TIMISOARA

di Luca Peretti – TIMISOARA

Vent’anni fa, la rivoluzione che cacciò Ceausescu. Nel luogo simbolo della rivolta sopravvivono schegge di memoria, ma nella piazza Victoriei i fori di pallottola convivono con McDonald’s e i giovani non ricordano più


Ci vogliono almeno otto ore di treno per arrivare da Bucarest a Timisoara. Sono lontane, e non solo geograficamente: storie diverse, tradizioni diverse, anche quando il partito comunista era al potere. Il centro di Timisoara, per esempio, è sopravissuto agli sconvolgimenti urbanistici e architettonici toccati a Bucarest durante l’era Ceasescu. Qui le eredità dell’impero austro-ungarico sono evidenti, e anche oggi la città della lontana provincia occidentale ha meno problemi visibili in confronto alla confusione e aria decadente che domina Bucarest.
Del resto Timisoara è un mix di culture e influenze, dovute alla sua storia lontana e vicina: turchi, tedeschi, austriaci e serbi sono un retaggio del suo complesso passato. Gli italiani invece sono arrivati recentemente, e la presenza sembra essersi ora assopita: «Sono arrivati, hanno fatto i soldi che potevano fare e sono ripartiti» dice sconsolato un taxista, anche se le statistiche dicono che ci sono ancora 2.998 aziende italiane nella provincia di Timis (fonte Ice).

L’inizio della «rivoluzione»
In questa città atipicamente rumena vent’anni fa cominciarono i moti che hanno accellerato la caduta di Ceausescu. I fatti sono noti: il pastore della Chiesa riformata d’Ungheria László Tokés doveva essere espulso da Timisoara poiché aveva accesamente criticato il regime. Il 15 dicembre 1989 però i suoi parrocchiani scesero in piazza per difenderlo e piano piano la rivolta dilagò. Fino agli ultimi giorni del dicembre ’89. Se a Bucarest domina ancora il dubbio «rivoluzione o colpo di stato?», a Timisoara si rivendica il carattere spontaneo e popolare delle proteste. Il 16 dicembre è il giorno simbolo, quello che generalmente si considera il primo della rivoluzione. Bulevard 16 decembrie attraversa proprio Piata Maria, la piazza a fianco la chiesa del pastore Tokés. La chiesa è ancora lì, con due anonime targhe a fianco all’ingresso mentre una nuova, piuttosto pacchiana, è stata scoperta all’inizio delle celebrazioni per l’anniversario della rivoluzione. «Questo è ancora un luogo simbolo» racconta Csaba Fazakas, che oggi gestisce la chiesa. Qui hanno organizzato una serie di celebrazioni, ma il programma è tutto in ungherese e il sito (www.timisoara1989.ro) funziona a tratti. All’apertura delle celebrazioni l’età media era altissima e le persone che passavano di fronte alla chiesa guardavano la scena con sospetto. A questo evento non proprio affollato era presente anche Nick Thorpe, il corrispondente della Bbc per l’est Europa che ha appena scritto ’89 – The Unfinished Revolution. «C’è un forte senso sia dei fallimenti che delle conquiste della rivoluzione. Con il passare degli anni – dice Thorpe – la gente in Romania è delusa per quanto lentamente stia cambiando la mentalità, sia di quelli che comandano, che ancora occupano troppo spazio, sia di quelli che sono comandati, che non hanno continuato il coraggio dell’89: c’è una scarsa tradizione nel nel rivendicare i propri diritti, e poi è sparita quella solidarietà tra i lavoratori che avevamo visto nel 1989».

Una memoria nascosta
Un altro luogo della memoria in città sarebbe il museo dell’Asociatiei Memorialul Revolutiei 16-22 Decembrie 1989 Timisoara, dove arriviamo quasi per caso, accompagnati da Sorin, un ragazzo di 29 anni: «Ma a me la politica non interessa, neppure quella di adesso. Troppe brutte cose, e per occupartene devi esserci immischiato. Nell’89 invece ero troppo piccolo, ricordo poco. In generale è questo quello che ti diranno i giovani in Romania». Al museo lavorano proprio per fare in modo che i giovani tornino a interessarsi a quegli eventi. Il posto è un po’ nascosto e non pubblicizzato a dovere, su alcune guide turistiche non è neppure presente. Al piano terra c’è una cappella e in generale sembra molto legato alla chiesa ortodossa. È presente anche un centro studi, ma il posto è dichiaratamente un museo commemorativo. «Abbiamo creato questa associazione non governativa poche settimane dopo il dicembre 1989 – racconta il presidente Traian Orban, che fu ferito in Piata Libertatii e ha una gamba ancora malfunzionante – con l’intento di ricordare gli eroi della rivoluzione. Siamo gli unici di questo tipo in Romania». Orban dice che il museo è molto frequentato, soprattutto da studenti, ma la lista dei visitatori anche in queste settimane importanti segna una-due persone al giorno o poco più. Chiediamo in giro, non sembra che il luogo sia molto conosciuto. I dodici monumenti commemorativi che sono stati costruiti in giro per Timisoara, opere di vari scultori, sono interessanti ma non possono certo contribuire a mantenere viva la memoria. Ci sono molte targhe dedicate a singole persone, anche queste poco più che invisibili.

Studenti
Piata Victoriei è la piazza dove si sono tenute le prime grandi manifestazioni. Sui palazzi si vedono ancora segni delle pallottole e davanti al bel Teatro dell’Opera ci sono due targhe che ricordano quei giorni. Durante l’ultima campagna elettorale il leader socialdemocratico Geoana ha tenuto una manifestazione in questo luogo sacro della rivoluzione. Qualche centinaio di persone sono scese in piazza per protestare. «Voi ci siete stati?» chiediamo ad un gruppo di studenti che si ritrovano in una birreria della città. «No, erano quasi tutti vecchi», rispondono decisi. A Piata Victoriei non si può manifestare, ma c’è un McDonald’s e da qualche giorno anche un Kfc. «Anche questa è la libertà», dice scherzando Robert, 23 anni, studente con un incarico presso un’organizzazione studentesca europea. Ma cos’è la libertà per questi ragazzi che erano giovanissimi nell’89? «Le possibilità, le opportunità, il poter uscire dal paese ed essere padroni del proprio futuro, non come una volta», rispondono all’unisono. «La rivoluzione è l’aver raggiunto la libertà – precisa ancora Robert – ma certo non è che tutto vada bene. Solo che ora siamo responsabili per noi stessi, non è il governo a decidere». «È passato molto tempo, ma questa città è ancora fiera di quello che è successo quei giorni» continua Corina, 23 anni. «No, personalmente non mi sento molto legata alla rivoluzione, anche se chiaramente sono consapevole di quello che è successo». «È stato un momento in cui le persone si ribellavano» aggiunge Silvana, che studia economia e ha fatto un erasmus a Padova. «C’è anche della nostalgia per il comunismo – interviene Doru, il più giovane del gruppo – alcuni dicono che almeno allora c’era da mangiare e lavoro per tutti». «Sì è vero, la nostalgia è piuttosto popolare – aggiunge Corina – non tutti condannano il comunismo qui a Timisoara: c’è un mix di sentimenti». In Piata Libertatii la rete privata Realitate Tv ha posto un una grande pannello dove chiunque scrive quello che vuole. La scritta in cima recita Revolutia din orasul tau, letteralmente «la rivoluzione della tua città», e in teoria ci dovrebbero essere messaggi riguardanti la rivoluzione, ma vi si trovano praticamente solo scritte sulle elezioni appena concluse.

Cosa rimane?
I giovani rumeni sembrano presi da altre preoccupazioni, la memoria della rivoluzione sembra un affare dei protagonisti dell’epoca. Incontriamo Petru Iliesu, «uno dei più pericolosi istigatori della rivoluzione del 1989» come lo ha definito un altro scrittore, Nicolae Prelipceanu. Arrestato più volte e censurato per le sue opere, Iliesu si è ritiritato dalla politica praticamente subito nel 1990 e ha aperto un’organizzazione umanitaria. «No, non parteciperò molto alle celebrazioni di questi giorni, non voglio ripetere sempre la stessa storia, è stancante. E poi la rivoluzione è stato un momento per chi l’ha vissuto. Le nuove generazioni non hanno memoria diretta, per loro è come un racconto, non capiscono cosa sia successo veramente. Ma tutto quello che accade oggi è legato al passato, è impossibile ricostruire il paese in venti anni, la mentalità rimasta. Per questo è necessario comunque ricordare». Anche Traian Orban parla della difficoltà nel far rivevere quei momenti: «Dopo vent’anni le persone sono preoccupate a sopravvivere, i testimoni dell’epoca sono disincantati, mentre molti non ne sanno niente». Iliesu, per esempio, è assolutamente disilluso: «È difficile accettare, per noi che sognavamo di vivere in un mondo diverso, che molte delle abitudine e malattie della vecchia società ci sono ancora, e combinate con quelle del capitalismo. Ma chiaramente non sono nostalgico».
Si ha la sensazione che questa città, e questo paese in generale, voglia ricordare solo fino a un certo punto. «È vero, nonostante alcuni libri la mia generazione – conclude Iliesu – non parla molto della rivolzione. Alcuni raccontano la loro storia, però difficilmente c’è qualcuno che conosce davvero la realtà in tutti i suoi dettagli. Ma Timisoara sarà sempre il simbolo della rivoluzione, è impregnata di quei momenti».

per Il Manifesto

sul giornale non e’ possibile scriverlo, ma qui vorrei aggiungere che per la stesura di questo articolo sono debitore a Veronica Lazar, Radu Gabrea, Victoria Cocias, Francesca Costarelli, Elena Banica, Alex, Silviu Lugojan, un buon numero di tassisti, oltre naturalmente le persone citate in questo articolo che ho disturbato in momenti poco consoni e che hanno risposto alle mie – ogni tanto strane – domande:  tra di loro un grazie speciale va a Silvana.


La mia cinquina 2009

Fine anno, anche fine decennio a dire il vero. Ecco la mia cinquina di film per il 2009

  • Inglourious Basterds, Quentin Tarantino
  • Public Enemies, Michael Mann

  • Gran Torino, Clint Eastwood

  • Two lovers, James Gray

  • Vincere, Marco Bellocchio

piu’ uno non uscito in Italia: Hunger, Steve McQueen

film che avrei voluto inserire se invece di una cinquina fosse stata una sestina e se non avessi inserito gia’ troppi film americani: Revolutionary Road, Sam Mendes

menzioni speciali film italiani che potevano essere brutti brutti e invece invece sono belli belli: Dieci inverni, Valerio Mieli e La doppia ora, Giuseppe Capotondi

menzione coattata in costume orientale: La battaglia dei tre regni, John Woo

tra quelli ancora non visti ripongo grandi aspettative in Il nastro bianco e Ponyo

altre visioni: tutte le puntate di Zoro, Diego Bianchi

(Teza, Haile Gerima e’ uscito nel 2009 in sala, ma era gia’ nella mia classifica del 2008)


Romania #3 – A mente fredda seconda parte

continua da qui

  • L’esperienza piu’ bella e’ stata la visita di una casa che un ragazzo italiano avrebbe forse dovuto affittare: un po’ bazar, con una serie di cose abbandonate qua e la’ sulle scale, un po’ casa mezza distrutta con bagno ben in vista sul corridoio comune. No, non credo l’abbia affittata, anche se gli zingari che fungevano da portieri non ufficiali erano effettivamente rassicuranti.

  • Ho mangiato pesce, d’acqua dolce naturalmente, in un magnifico ristorante davanti all’hotel Intercontinental, quello dove stavano i giornalisti stranieri nei giorni della “rivoluzione” nell’89.

  • In nove ore (9 ore per 533 km, per dire) di treno da Bucarest a Timisoara se si guarda fuori dalla finestra si vedono spaccati di vita rumena meravigliosi.

  • A Timisoara c’e’ solo un internet point nel centro, due che erano segnalati dalla Lonely Planet non ci sono piu’. Per trovare quell’unico ci ho messo ore. Quando chiedevo in giro il perché di questa penuria di internet point mi e’ stato risposto piu’ volte: “eh, ma tutti hanno internet a casa oggi, perché dovrebbero usare l’internet point?”. Eppure in tantissimi hanno la macchina, ma i taxi ci sono lo stesso.

  • Con una certa pazienza, sono riuscito ascoltare lunghissimi discorsi in ungherese commemorativi della “rivoluzione” (che com’e’ noto ha avuto il suo primo input in una chiesa ungherese di Timisoara). Per ingannare il tempo, ho cercato di capire quante parole assomiglino a una qualunque altra lingua europea, eccetto il finlandese. Circa una ogni ora.

  • Le Clark NON sono un paio di scarpe adatte per la neve. Ma se capitate a Timisoara, i magazzini Leonardo, proprio in Piata Victoriei, vendono delle bellissime e caldissime scarpe tipo italiane.

  • Il cinema sovietico a Timisoara e’ stata una bellissima esperienza. Ma su questo ritornero’ in seguito.

  • In Romania si mangia benissimo spendendo poco. E per strada vendono anche un sacco di cosetti buoni, molti con il sesamo sopra.

  • Il tassista che mi ha portato all’aeroporto diceva che Berlusconi is no good, but is great. Applicava lo stesso identico ragionamento a Iliescu e Ceausescu. Ho provato a ragionarci per qualche minuto, ma alla fine – anche complici le difficolta’ linguistiche – ho dovuto rinunciare e ho cominciato a muovere la testa ripetendo Da Da Da.


Romania #2 – A mente fredda prima parte

Avrei voluto scrivere di piu’ sul blog, dalla Romania, ma il tempo e’ stato poco purtroppo, anche se alla fine ho scritto per Il Manifesto e sto ora ricapitolando le idee anche per altre cose. Scrivo allora di fila una piccola compilation delle cose piu’ simpatiche che mi sono successe e/o altri stimoli e cose interessanti.

  • a tavola con i rumeni ho scoperto che la palinka si puo’ bere prima, dopo e durante il pasto. Per chi ce la fa, si capisce

  • Bucarest e’ un posto dove si parcheggia molto peggio di Roma o Napoli. Ad un certo punto stavo attraversando la strada e ho visto uno che metteva tutta la macchina sul marciapiede, nel senso non solo le ruote ma proprio tutta, ed un marciapiede grande, di quelli pedonali, dove neanche a Roma nessuna parcheggerebbe mai. Penso, “guarda un po’ che deficiente questo”: scende dall’auto, era un poliziotto.

  • inoltre, puo’ capitare che in una strada stretta ci sia, oltre a due macchine parcheggiate, due che si siano messe in doppia fila. Cosi non passa piu’ nessuno, e il problema della viabilita’ e’ risolto in toto.
  • I locali chiudono alle 6, o anche dopo. Si, proprio alle 6 di mattina, e c’e’ un sacco di gente in giro.

  • I rumeni fumano come turchi.

  • Questo riconnette alle cose di cui sopra: negli spazi pubblici in Romania si puo’ fumare. Ma circa in tutti gli spazi pubblici, taxi, molti negozi, internet point e co. I miei vestiti puzzavano inevitabilmente di fumo ogni volta che tornavo a casa. Nei locali si raggiungeva l’apice naturalmente, con conseguente fastidio incredibile agli occhi.


Quelle ultime ore di Ceausescu in video e sul palco

di Luca Peretti – BUCAREST

«Sono passati vent’anni, è il momento di ricominciare a parlare di queste cose». Non ha dubbi Victoria Cocias, importante attrice rumena (la vedremo nell’ultimo film di Constantin Popescu) che interpreta Elena Ceausescu in The Last Hour of Elena and Nicolae Ceausescu. Presentata al Teatro Odeon di Bucarest, The Last Hour of Elena and Nicolae Ceausescu è una produzione svizzero tedesca promossa dall’International Institute of Political Murder, diretta da Milo Rau, coadiuvato da Jens Dietrich e Simone Eisenring.
Come si può intuire dal titolo, vengono rappresentate le ultime ore del dittatore rumeno e della moglie, mettendo in scena il processo farsa che condannò a morte i coniugi. Il breve processo (poco più di un’ora) si consumò in una baracca militare di Tirgoviste e le immagini fecero il giro del mondo. Adesso rivivono in tutto e per tutto uguali – gesti, movimeni, sguardi, vestiti e acconciature – nello spettacolo che dopo Bucarest sarà in Germania e poi in Svizzera. È impressionante, per chi conosce il video (reperibile su Youtube), rivedere sul palco dell’Odeon gli stessi movimenti e parole, in un’operazione di mimesi che vuole far rivivere quello che una nazione provò in quel preciso momento.
La rappresentazione del processo, compreso il suo background, è introdotta da 40 minuti di video con interviste a diverse personalità dell’epoca (tra cui la poetessa Ana Blandiana). Il video è proiettato su sei diversi blocchi. Le immagini si vedono talvolta su un solo blocco, altre su più di uno o tutti e sei. Dopo questa prima parte, si passa, senza interrompere il flusso narrativo, alla rappresentazione teatrale vera e propria. «Siamo partiti dalle immagini originali – ha sottolineato il regista, Milo Rau – soprattutto da quella di Ceausescu morto. Secondo me, si tratta dell’immagine più potente sull’Europa dell’est comunista. Poi, nella rappresentazione, abbiamo pensato a un dramma shakespeariano: due re cadono in cinque giorni e vengono traditi dal loro miglior amico, il generale Stanculescu. Quando ci siamo chiesti che forma dovesse prendere la nostra opera, quelle immagini ci sono sembrate talmente forti che le abbiamo volute ripetere».
Dietro lo spettacolo finale c’è anche un poderoso lavoro di ricerca, durato un anno e mezzo e che andrà a comporre un libro e un documentario «Molti protagonisti non volevano parlare – ha spiegato infine Rau – oppure si concedevano solo per dieci minuti: in realtà, poi si andava avanti per quattro ore…». Sintomo che questo paese, lentamente, sta cercando di rimettere insieme i «pezzi» del proprio passato, anche se il presente e il futuro non sono proprio luminosi.

per Il Manifesto


Romania #1 – Approssimativo

Tra le tante cose che ho letto sulla Romania ce ne sono due che mi sono accorto subito essere assolutamente vere: i tassinari ladri e i cani randagi. All’aereporto di Baneasa, il secondo della citta’, grande piu’ o meno come una stazione del treno di una qualche cittadina di periferia italiana, si viene assaltati da una mole assurda di tassinari che cercano di proporsi per accompagnarti dove devi andare. I piu’ cari mi hanno chiesto anche 40 euro per una corsa che ho poi pagato 10. I cani randagi erano ed in parte sono una piaga della citta’, e mi e’ bastato camminare in un quartiere non centralissimo per 10 minuti per averne la riprova: la maggior parte non sono pericolosi, ma certo non e’ proprio il meglio per uno che e’ cresciuto con la paura dei cani.

La casa dove alloggio e’ in uno splendido quartiere residenziale piuttosto ricco, zona di istituti culturali, ambasciate, non lontano dall’Arco di Trionfo. Eppure qui in giro e’ pieno di deliziose villette semi abbandonate, e molte strade e case sono in ristrutturazione: c’e’ come un senso di provvisorio, sembra tutto un po’ approssimativo, e certo la pioggerella che cade costante non fa che aumentare quest’impressione.  

Il tema di questi giorni in Romania sono le elezioni, un grande rebus politico dai contorni ancora assolutamente confusi. Avro’ modo di scriverne con calma.