Quelle ultime ore di Ceausescu in video e sul palco

di Luca Peretti – BUCAREST

«Sono passati vent’anni, è il momento di ricominciare a parlare di queste cose». Non ha dubbi Victoria Cocias, importante attrice rumena (la vedremo nell’ultimo film di Constantin Popescu) che interpreta Elena Ceausescu in The Last Hour of Elena and Nicolae Ceausescu. Presentata al Teatro Odeon di Bucarest, The Last Hour of Elena and Nicolae Ceausescu è una produzione svizzero tedesca promossa dall’International Institute of Political Murder, diretta da Milo Rau, coadiuvato da Jens Dietrich e Simone Eisenring.
Come si può intuire dal titolo, vengono rappresentate le ultime ore del dittatore rumeno e della moglie, mettendo in scena il processo farsa che condannò a morte i coniugi. Il breve processo (poco più di un’ora) si consumò in una baracca militare di Tirgoviste e le immagini fecero il giro del mondo. Adesso rivivono in tutto e per tutto uguali – gesti, movimeni, sguardi, vestiti e acconciature – nello spettacolo che dopo Bucarest sarà in Germania e poi in Svizzera. È impressionante, per chi conosce il video (reperibile su Youtube), rivedere sul palco dell’Odeon gli stessi movimenti e parole, in un’operazione di mimesi che vuole far rivivere quello che una nazione provò in quel preciso momento.
La rappresentazione del processo, compreso il suo background, è introdotta da 40 minuti di video con interviste a diverse personalità dell’epoca (tra cui la poetessa Ana Blandiana). Il video è proiettato su sei diversi blocchi. Le immagini si vedono talvolta su un solo blocco, altre su più di uno o tutti e sei. Dopo questa prima parte, si passa, senza interrompere il flusso narrativo, alla rappresentazione teatrale vera e propria. «Siamo partiti dalle immagini originali – ha sottolineato il regista, Milo Rau – soprattutto da quella di Ceausescu morto. Secondo me, si tratta dell’immagine più potente sull’Europa dell’est comunista. Poi, nella rappresentazione, abbiamo pensato a un dramma shakespeariano: due re cadono in cinque giorni e vengono traditi dal loro miglior amico, il generale Stanculescu. Quando ci siamo chiesti che forma dovesse prendere la nostra opera, quelle immagini ci sono sembrate talmente forti che le abbiamo volute ripetere».
Dietro lo spettacolo finale c’è anche un poderoso lavoro di ricerca, durato un anno e mezzo e che andrà a comporre un libro e un documentario «Molti protagonisti non volevano parlare – ha spiegato infine Rau – oppure si concedevano solo per dieci minuti: in realtà, poi si andava avanti per quattro ore…». Sintomo che questo paese, lentamente, sta cercando di rimettere insieme i «pezzi» del proprio passato, anche se il presente e il futuro non sono proprio luminosi.

per Il Manifesto

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