Archivi del mese: gennaio 2010

Lost in sottotitoli a 24 ore – Internet non e’ ancora per Totti

Mentre in rete spuntano i primi minuti della sesta serie, si segnala una lodevole iniziativa su un portale Telecom Italia. A distanza di 24 ore dalla messa in onda negli Usa sara’ possibile vedere in streaming la puntata di Lost, in lingua originale… continua di la’.

In prima pagina dell’ultimo Nova24c’e’ un interessante articolo diLuca Tremolada dal titolo “Tempi di mezzo. Come si misura l’audience crossmediale”. Fa bene leggerlo soprattutto a quelli che, come me, passano una parte della propria giornata…continua di la’.

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Howard Zinn JD Salinger

Mi e’ sempre dispiaciuto per quei personaggi pubblici che muoiono lo stesso giorno di qualcuno piu’ famoso di loro, come Peppino Impastato con Aldo Moro insomma. Mercoledi’ notte, lo sapete tutti, e’ morto J.D. Salinger, e non e’ che ci sia bisogno di aggiungere nulla. Qualche ora dopo e’ morto Howard Zinn, e non se e’ accorto quasi nessuno.


Novità nelle news. France 24, Bbc World col digitale terrestre

Malgrado i disservizi e i ritardi, l’avvento del digitale terrestre ha moltiplicato le possibilità televisive degli spettatori, rivoluzionando soprattutto il settore dell’informazione. In lingua italiana, oltre al «piccolo» Class News, si può finalmente vedere Rainews24. Il canale Rai non è una novità per gli osservatori attenti, ma solo ora viene reso disponibile ad un ampia fetta di pubblico senza doversi collegare a internet o avere un abbonamento a Sky. Stile asciutto, telegiornali e servizi di approfondimento quasi continui, il canale tutto notizie della Rai è meno «spettacolare» del concorrente Skytg24, che rimane sul satellite ma effettua duraturi collegamenti con Cielo, il nuovo canale digitale terrestre di Sky Mediaset.
Ma è sul fronte canali di news stranieri che si segnalano le vere novità. France 24 è infatti disponibile in ben due canali, quello in inglese e quello in francese, mentre anche Bbc World News è vedibile con il digitale terrestre.
Meno anglocentrica di Bbc News, anche Bbc World News mantiene comunque un’ attenzione speciale per le notizie provenienti dalle isole britanniche e in seconda battuta quelle dal Commonwealth o zone di passata influenza inglese.
È fin troppo deprimente provare a fare confronti con i telegiornali italiani: non ci sono «panini» da rispettare, le notizie vengono prima di tutto (come dice lo slogan, «Putting news first»), i commenti non sono secondari ma soprattutto viene specificato quando si parla di opinioni e discussioni su un dato tema. BbC World News è un canale internazionale, con inviati in tutto il mondo e un’audience settimanale stimata in 76 milioni (dati dell’emittente). Come spesso accade con i media britannici però, non aspettatevi di trovare qui notizie sulle vicende italiane senza stereotipi: per fare un solo esempio, un servizio recente sui «mammoni» sembrava uscito da uno dei Padrini di Coppola.
Fortemente voluta da Chirac e lanciata nel 2006, France 24 è un po’ il corrispondente di Bbc World News, ma più concentrata su Francia e paesi a influenza francofona. Per esempio, mentre sulla Bbc trasmettono Asia Today, France 24 ha il suo «The week in Maghreb».
La trasmissione in inglese e/o francese di questi canali li rende chiaramente accessibili solo ad una porzione degli spettatori italiani. La speranza è che questa porzione possa espandersi e avere esperienza di questo allargamento degli orizzonti informativi. E a proposito: a quando invece una versione di Rainews24 in inglese?

Per Il Manifesto.


Troppi (o)Nori?

Ricapitoliamo: c’è questo scrittore e russista emiliano, di sinistra (se proprio dobbiamo etichettare), che si chiama Paolo Nori, che ha scritto diversi libri, ha un bel sito/blog: www.paolonori.it e dirige una rivista letteraria che si chiama l’Accalappiacani (sottotitolo: settemestale di letteratura comparata al nulla). Come tanti intellettuali di sinistra, anche il Nori collabora con alcuni giornali, generalmente di sinistra o supposti tali. Per esempio, collabora con Il manifesto da diversi anni. Qualche settimana fa Francesco Borgonovo, che è il caporedattore cultura di Libero (ora diretto da Maurizio Belpietro, che non è certamente uno di sinistra), lo chiama e gli chiede: «Caro Nori, ti va di scrivere un pezzo per noi?». E Nori lo fa.

«Mi diceva di sapere che non condividevo il taglio politico del giornale, ma, se avessi voluto provare a collaborare con qualche recensione, avrei verificato che sarei stato perfettamente libero di scrivere quello che volevo. Gli avevo risposto che aveva ragione, che non condividevo il taglio politico del giornale, ma che credevo che ognuno fosse responsabile di quello che fa, nel caso specifico di quello che scrive, e che quindi lo ringraziavo e che avrei provato a fare qualcosa» (da: http://www.paolonori.it/su-libero/ ).

Scrive una recensione dell’ultimo libro di Ammaniti. poi il due gennaio esce la recensione a Emmanuel Carrère, La vita come un romanzo russo, mentre il 25 dicembre è uscito un grazioso raccontino sull’esistenza di Babbo Natale (questo sì, che sui giornali di sinistra non poteva andare, “noi” abbiamo cose più importanti da fare che pensare a Babbo Natale, che poi è pure un’invenzione della Coca Cola, cfr. http://www.paolonori.it/argomenti/libero/). E allora chi di solito legge le cose che Nori scrive per gli altri giornali, quelli di sinistra, si mette lì – ad aver proprio del tempo da perdere – a controllare se il Nori per caso, avendo cambiato contesto, abbia per caso cambiato anche il testo. No, le cose sono le stesse, non ha mica cambiato stile, mica scrive con un’ortografia di destra adesso. Anzi, qualcuno ha trovato la prima recensione, quella al libro di Ammaniti, simile a una recensione a Colpi al cuore di Kari Hotakainen uscita tre anni fa sul manifesto, per dire della somiglianza insomma. Ma non va bene. La faccenda scatena feroci dibattiti, sommariamente riassunti da Nori e ,con spirito naturalmente di parte, da Borgonovo.

Qualcuno se la prende insomma, specialmente Andrea Cortellessa commentando su un post di Nazione Indiana. Ci vorrebbe un ebook intero per commentare i commenti (perdonatemi il gioco di parole) lasciati a questo post, del complesso mondo intellettualoide italiano che ne esce fuori. Commenti che poi, essendo ad oggi circa 200, vien da dubitare che molti si siano letti. Comunque, a volo d’angelo, sembra di intuire piccoli rancori personali, vecchie dispute critiche o pseudo tali, affermazioni semplicemente errate: per quanto sia una sana discussione, chiunque si sia lamentato poi del termine “processo” farebbe bene a rileggersi molti di questi commenti. Ma torniamo a noi. Come molti hanno fatto notare, Cortellessa scrive per La Stampa, ma probabilmente mica condivide in toto la sua linea. La Stampa è però accettabile, mentre Libero per Cortellessa non va bene, è un giornale razzista, non bisogna scriverci. Secondo Cortellessa Nori dovrebbe quindi chiarire. Ma a chi? A Cortellessa? Alla sinistra tutta? A sé stesso? Ai suoi lettori?

La questione è calda, basta vedere i commenti che ricevono i post su Nazione Indiana che affrontano l’argomento, mentre dalle colonne del manifesto èstato lanciato un dibattito al quale partecipano, oltre agli stessi redattori delle pagine culturali, collaboratori e editor di case editrici.

Sempre su Nazione Indiana Helena Janeczek, editor di Mondadori, scrive un pezzo con scarsissima capacità di sintesi per affermare – la faccio breve semplificando – che lei può prendere uno stipendio da Berlusconi, che tanto in Mondadori si pubblica di tutto e mica devi leggerti Vespa se compri un pregiato Saviano del 2006, mentre Libero se lo compri mica ti leggi solo Nori. Altre giustificazioni vengono date da Evelina Santangelo, editor di Einaudi. Vediamo se ho capito: non si puo’ scrivere ogni tanto, pagati come collaboratori, per un giornale di destra, non di proprieta’ di Berlusconi anzi di proprieta’ di gente che ha anche un giornale di “sinistra”, ma in compenso si può prendere, regolarmente, ogni mese, uno stipendio che arriva, in un modo o nell’altro, da Berlusconi? No, non ho capito proprio. Ma forse sono nato troppo in ritardo nel secolo scorso per capire davvero questo genere di polemiche: toccava nascere prima.

Alla fine, il tutto è sfociato in una discussione pubblica alla libreria Giufa’ a San Lorenzo a Roma.

Oltre a quanto già detto, vorrei riportare all’attenzione un paio di punti. Il primo, e per me più importante, è che proprio chi legge Libero incrociando un pezzo di Nori magari può esserne incuriosito e magari poi si legge altri libri di Nori e magari poi impara qualcosa: almeno di non credere in un mondo immobile in cui le persone non si acculturano, non cambiano idee politiche, non crescono, mi pare questa cosa buona e giusta. Non credo, come qualcuno ha fatto notare, che si tratti di “entrismo”. E poi, occorre guardare ogni tanto anche dentro a casa “nostra”, prima di pensare a casa altrui: Nori racconta che l’unica volta che e’ stato censurato e’ successo con Repubblica, mica con uno di quei giornalacci di destra. Non voglio proprio pensare che abbia ragione Iacoboni, quando esclama che forse a destra hanno meno paura a contaminarsi.

Ma insomma qual e’ il punto in definitiva? Che la cultura e’ di sinistra e basta? Che non bisogna rischiare che quelli di destra leggano autori di sinistra, che quelli di destra devono rimanere nel loro ciarpame? che il contesto fa il testo? che noia insomma. E intanto a destra, oltre a far scrivere gli intellettuali di sinistra, organizzano interessanti mostre sull’archeologia industriale o incontri su Bianciardi, mentre nessun quotidiano “di sinistra” pensa a proporre un compenso adeguato a Nori, Berardinelli, Scarpa e tutti gli altri. Tutti scrittori e intellettuali colpevoli, e gli altri a scagliar pietre.

per Tysm, li ci sono anche delle belle illustrazioni.


Una bella famiglia moderna

Mi sembra eccessivo, come e’ stato scritto anche nelle prime recensioni e segnalazioni italiane, dire che Modern family sia un mockumentary: direi piuttosto che qua e la’ ha dei piccoli inserti di finto documentario…continua di la’


Vedere la Roma vincere a Torino contro la Juve

Vedere la Roma vincere a Torino contro la Juve e’ una di quelle cose rare e deliziose. Vedere la Roma vincere a Torino contro la Juve con gol di Riise al 47esimo del secondo tempo e’ una goduria unica. Ma vedere la Roma vincere a Torino contro la Juve con la telecronaca che potete ascoltare qui sotto e’ ancora meglio.


aggiornamento “eh no! mica si puo’ scrivere su Libero”

aggiornamento sulla questione Paolo Nori/Andrea Cortellessa/Libero. Ne scrive il bravo Jacopo Iacoboni su La Stampa, facendo un po’ una sintesi di quanto detto martedi sera a Roma.