Troppi (o)Nori?

Ricapitoliamo: c’è questo scrittore e russista emiliano, di sinistra (se proprio dobbiamo etichettare), che si chiama Paolo Nori, che ha scritto diversi libri, ha un bel sito/blog: www.paolonori.it e dirige una rivista letteraria che si chiama l’Accalappiacani (sottotitolo: settemestale di letteratura comparata al nulla). Come tanti intellettuali di sinistra, anche il Nori collabora con alcuni giornali, generalmente di sinistra o supposti tali. Per esempio, collabora con Il manifesto da diversi anni. Qualche settimana fa Francesco Borgonovo, che è il caporedattore cultura di Libero (ora diretto da Maurizio Belpietro, che non è certamente uno di sinistra), lo chiama e gli chiede: «Caro Nori, ti va di scrivere un pezzo per noi?». E Nori lo fa.

«Mi diceva di sapere che non condividevo il taglio politico del giornale, ma, se avessi voluto provare a collaborare con qualche recensione, avrei verificato che sarei stato perfettamente libero di scrivere quello che volevo. Gli avevo risposto che aveva ragione, che non condividevo il taglio politico del giornale, ma che credevo che ognuno fosse responsabile di quello che fa, nel caso specifico di quello che scrive, e che quindi lo ringraziavo e che avrei provato a fare qualcosa» (da: http://www.paolonori.it/su-libero/ ).

Scrive una recensione dell’ultimo libro di Ammaniti. poi il due gennaio esce la recensione a Emmanuel Carrère, La vita come un romanzo russo, mentre il 25 dicembre è uscito un grazioso raccontino sull’esistenza di Babbo Natale (questo sì, che sui giornali di sinistra non poteva andare, “noi” abbiamo cose più importanti da fare che pensare a Babbo Natale, che poi è pure un’invenzione della Coca Cola, cfr. http://www.paolonori.it/argomenti/libero/). E allora chi di solito legge le cose che Nori scrive per gli altri giornali, quelli di sinistra, si mette lì – ad aver proprio del tempo da perdere – a controllare se il Nori per caso, avendo cambiato contesto, abbia per caso cambiato anche il testo. No, le cose sono le stesse, non ha mica cambiato stile, mica scrive con un’ortografia di destra adesso. Anzi, qualcuno ha trovato la prima recensione, quella al libro di Ammaniti, simile a una recensione a Colpi al cuore di Kari Hotakainen uscita tre anni fa sul manifesto, per dire della somiglianza insomma. Ma non va bene. La faccenda scatena feroci dibattiti, sommariamente riassunti da Nori e ,con spirito naturalmente di parte, da Borgonovo.

Qualcuno se la prende insomma, specialmente Andrea Cortellessa commentando su un post di Nazione Indiana. Ci vorrebbe un ebook intero per commentare i commenti (perdonatemi il gioco di parole) lasciati a questo post, del complesso mondo intellettualoide italiano che ne esce fuori. Commenti che poi, essendo ad oggi circa 200, vien da dubitare che molti si siano letti. Comunque, a volo d’angelo, sembra di intuire piccoli rancori personali, vecchie dispute critiche o pseudo tali, affermazioni semplicemente errate: per quanto sia una sana discussione, chiunque si sia lamentato poi del termine “processo” farebbe bene a rileggersi molti di questi commenti. Ma torniamo a noi. Come molti hanno fatto notare, Cortellessa scrive per La Stampa, ma probabilmente mica condivide in toto la sua linea. La Stampa è però accettabile, mentre Libero per Cortellessa non va bene, è un giornale razzista, non bisogna scriverci. Secondo Cortellessa Nori dovrebbe quindi chiarire. Ma a chi? A Cortellessa? Alla sinistra tutta? A sé stesso? Ai suoi lettori?

La questione è calda, basta vedere i commenti che ricevono i post su Nazione Indiana che affrontano l’argomento, mentre dalle colonne del manifesto èstato lanciato un dibattito al quale partecipano, oltre agli stessi redattori delle pagine culturali, collaboratori e editor di case editrici.

Sempre su Nazione Indiana Helena Janeczek, editor di Mondadori, scrive un pezzo con scarsissima capacità di sintesi per affermare – la faccio breve semplificando – che lei può prendere uno stipendio da Berlusconi, che tanto in Mondadori si pubblica di tutto e mica devi leggerti Vespa se compri un pregiato Saviano del 2006, mentre Libero se lo compri mica ti leggi solo Nori. Altre giustificazioni vengono date da Evelina Santangelo, editor di Einaudi. Vediamo se ho capito: non si puo’ scrivere ogni tanto, pagati come collaboratori, per un giornale di destra, non di proprieta’ di Berlusconi anzi di proprieta’ di gente che ha anche un giornale di “sinistra”, ma in compenso si può prendere, regolarmente, ogni mese, uno stipendio che arriva, in un modo o nell’altro, da Berlusconi? No, non ho capito proprio. Ma forse sono nato troppo in ritardo nel secolo scorso per capire davvero questo genere di polemiche: toccava nascere prima.

Alla fine, il tutto è sfociato in una discussione pubblica alla libreria Giufa’ a San Lorenzo a Roma.

Oltre a quanto già detto, vorrei riportare all’attenzione un paio di punti. Il primo, e per me più importante, è che proprio chi legge Libero incrociando un pezzo di Nori magari può esserne incuriosito e magari poi si legge altri libri di Nori e magari poi impara qualcosa: almeno di non credere in un mondo immobile in cui le persone non si acculturano, non cambiano idee politiche, non crescono, mi pare questa cosa buona e giusta. Non credo, come qualcuno ha fatto notare, che si tratti di “entrismo”. E poi, occorre guardare ogni tanto anche dentro a casa “nostra”, prima di pensare a casa altrui: Nori racconta che l’unica volta che e’ stato censurato e’ successo con Repubblica, mica con uno di quei giornalacci di destra. Non voglio proprio pensare che abbia ragione Iacoboni, quando esclama che forse a destra hanno meno paura a contaminarsi.

Ma insomma qual e’ il punto in definitiva? Che la cultura e’ di sinistra e basta? Che non bisogna rischiare che quelli di destra leggano autori di sinistra, che quelli di destra devono rimanere nel loro ciarpame? che il contesto fa il testo? che noia insomma. E intanto a destra, oltre a far scrivere gli intellettuali di sinistra, organizzano interessanti mostre sull’archeologia industriale o incontri su Bianciardi, mentre nessun quotidiano “di sinistra” pensa a proporre un compenso adeguato a Nori, Berardinelli, Scarpa e tutti gli altri. Tutti scrittori e intellettuali colpevoli, e gli altri a scagliar pietre.

per Tysm, li ci sono anche delle belle illustrazioni.

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6 responses to “Troppi (o)Nori?

  • Giovanni Fontana

    almeno di non credere in un mondo immobile in cui le persone non si acculturano, non cambiano idee politiche, non crescono, mi pare questa cosa buona e giusta.

    Bravo.

    (e mentre cito vedo che c’è una “l” di troppo)

  • demoniopellegrino

    Io rimango sempre piu’ senza parole. La tua frase sul prendere lo stipendio da Berlusconi, ma non poterlo prendere dall’editore di Libero, sarebbe da incorniciare.

    Davvero, non me ne capacito.

  • mario

    Il tuo riassunto della vicenda è di un livello sconfortante. Del resto, basta quell’aggettivo – intellettualoide – a definire il tutto. Bravo. Complimenti. Davvero.

  • lucaperetti

    e qual era di grazia l’aggettivo giusto da usare?

  • emmebi

    Bel post, complimenti. Peraltro Berardinelli scrive con frequenza sul Foglio ( e, a suo tempo, ci fu il dibbattito anche su questo).

  • cpt. crunch

    sono sempre stato un fan di Nori fin dai tempi dei bogoncelli, l’ho seguito in diversi luoghi, centri sociali, etc… ma scrivendo su Libero direi che l’ha fatta fuori dal vaso.
    Sul suo sito tira in ballo Pasolini e la sua collaborazione col corsera… però diciamocelo, il Corriere della Sera dei padroni almeno non era il Libero dei neofascisti. Occorre mantenere lucidità e criticità nell proprie scelte.
    Non mi si venga a giustificare come una scelta avanguardistisca perché fa solo ridere.

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