Archivi del mese: febbraio 2010

Per serialita’ negli ultimi giorni

Vipo il cane volante e il toro umanizzato

Finalmente ci siamo: ariecco Boris!

Boris, alcune foto dal set

Dentro la televisione

Varie ancora su Boris

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Di venerdi notte all’EUR

Venerdi sera, o meglio notte, Edoardo ed io siamo stati al concerto dei The Bloody Beetroots all’Atlantico, ex Palacisalfa. Ma non voglio parlare di questo (en passant, buona performance, forse hanno suonato un po’ poco ma hanno usato tanto chitarra e tantissimo batteria, davvero potenti e grande presenza scenica) né del pubblico adolescenzial coatto che popolava l’evento, facendoci sentire vecchi e fuori luogo. Non voglio neanche parlare del posto che e’ davvero bello – non ci ero mai stato – che sembra di stare in qualche grande club londinese. Voglio parlare di conigli e ciclismo. Andando infatti abbiamo incontrato una simpatica coppia di conigli. Stavamo camminando sulla Cristoforo Colombo, con una marea di macchine che sfrecciavano veloci e un discreto numero di prostitute appostate a bordo strada, quando in un piccolo triangolino di terra vediamo un grasso coniglio bianco e uno piccolo nero, impegnati a mangiare erba del tutto incuranti di quanto accadeva intorno. Una visione strana, da film, del tutto inaspettata, quasi poetica.

E poi tornando invece siamo passati vicino al Veledromo. O meglio, li’ dove c’era il veledromo e ora c’e’ circa il nulla. Il velodromo era un capolavoro dell’architettura olimpica: era, lo hanno buttato giu’, perché era pericolante, male abitato e poco utilizzato. Adesso, che e’ passato un anno e mezzo, non c’e’ nulla ancora, e di notte e’ uno spiazzo enorme, vuoto, morto, simbolo di una citta’ che ogni tanto demolisce pensando di risolvere i problemi invece di riutilizzare per altri scopi le belle strutture che ha.


INVICTUS – L’INVINCIBILE

Giudizio (max 5): 4 e mezzo

1995: il Sud Africa vince la sua prima, storica, coppa del mondo di rugby, giocando in casa e vincendo in finale contro la Nuova Zelanda di Jonah Lomu, forse il più grande rugbista di tutti i tempi. Su una storia così ci si potrebbe costruire già una sceneggiatura meravigliosa, una di quelle storie epiche che ci racconta ogni tanto Sfide di Rai Tre. Ma nel 1995 in Sud Africa c’era anche Nelson Mandela, da poco eletto presidente, e andava in scena la “fine” dell’apartheid.
Ingredienti allettanti sceneggiati da Anthony Peckham da un libro di John Carlin (Ama il tuo nemico) e portati in scena da Clint Eastwood. Invictus racconta proprio del crescente interesse del primo presidente nero dello stato sudafricano (sullo schermo un incredibile Morgan Freeman) per il rugby, storicamente lo sport dei bianchi colonizzatori – mentre il calcio era quello dei neri. Interesse prima per calcolo politico, da usare come ponte per avvicinare e unire gli ora finalmente governanti neri e la minoranza che conta dei bianchi, ma poi interesse che diviene vera e propria passione, del presidente e di una nazione intera. Non a caso il capitano della squadra, François Pienaar (Matt Damon), nelle ultime battute del film esclama a gran voce che hanno vinto grazie anche ai 42 milioni di sudafricani che li hanno incoraggiati.
Per il repubblicano Eastwood ancora un film sull’altro, sul rapporto tra diverse etnie, sulla convivenza possibile e necessaria. Ancora un film pieno di passione, girato con pathos e partecipazione. Si intravede tutta la stima per Nelson Mandela, che diviene quasi troppa, fino a farlo sembrare qua e là una figurina che dispensa consigli mentre  gli altri personaggi, soprattutto le sue guardie del corpo, si agitano: lui no, calmo, paziente, gentile, conciliante. Come il capitano degli Spingboks, lui deve dare il buon esempio. E alla fine tutti, guardie del corpo incluse, gli danno retta, si abbracciano, festeggiano: in nome del rugby, in nome degli Springboks, in nome del Sudafrica. E quando nella partita finale, quella dove la nazionale ha compiuto un vero e proprio miracolo, si sentono quei battiti, cosi forti, si pensa ad un cuore che pulsa, e ai respiri della nazione che ri-nasce.
Invictus è un film pieno di sole, fin dalla prima scena. Sole negli esterni, ma anche negli interni, specie nel grande studio di Mandela dove una buona parte del film è ambientato, sole persino nella minuscola cella dove “Madiba” e’ stato prigioniero per anni e anni. Probabilmente è il sole che spesso splende in Sud Africa, ma impossibile non vedere il tutto anche in termini metaforici: il sole di una nuova nazione che nasce, lottando per abbattere le barriere tra bianchi e neri, un sole che non è dell’avvenire, ma della convivenza da costruire qui ed ora.
Invictus è  un saggio sullo sport e sulla politica, un film sulla passione per il rugby e sulla costruzione dell’identità nazionale: una nazione che deve vedere necessariamente bianchi e neri insieme.

per Zabriskiepoint


Mica solo i panda

Eh no, io mica lo sapevo che il croato molisano era una lingua. E me ne sono pure accorto tardi: sta scomparendo.

Questo per dire che qui si trovano un sacco di altre cose molte interessanti sulle lingue del mondo in pericolo d’estinzione.


CHE FINE HANNO FATTO I MORGAN?

Giudizio (max 5): 2

I Morgan sono una coppia, o meglio una ex coppia, composta da Paul che fa un lavoro un sacco remunerativo e senza tempo libero e Meryl, bella e potente agente immobiliare. Si sono separati da poco: lei se ne e’ apparentemente fatta una ragione piuttosto in fretta, lui, autore del misfatto fedifrago che ha portato alla separazione, per niente. Il film si apre proprio con un suo lungo messaggio nella segreteria di lei dove Paul la invita a mangiare fuori per l’anniversario dei tre mesi della loro separazione.
Proprio quando sembra che un riavvicinamento sia in atto, il destino gioca un brutto scherzo – o almeno quello che sembra tale – ai Morgan, che sono testimoni di un omicidio e vengono deportati dalla polizia sotto protezione in mezzo al nulla, in un minuscolo paesino del Wyoming, dove chiaramente non sarà facile ambientarsi per due avvenenti ricconi abituati alla metropoli.
Filmetto con l’unica pretesa di far ridere, Che fine hanno fatto i Morgan? raggiunge essenzialmente questo suo scopo. Merito di una storia simpatica, che gioca sugli stereotipi e sul rapporto città/campagna, e delle doti attoriali dei due protagonisti. Doti purtroppo svilite terribilmente dal doppiaggio italiano, specie quello di Hugh Grant: l’attore, noto per questa sua aria da tontolone, eterno ragazzino, simpaticamente buffo, doppiato in italiano sembra solo un idiota, senza venature.
Il film ha la sua forza maggiore nelle scene comiche d’azione e nei goffi approcci con la vita di campagna dei due metropolitani. Per il primo aspetto, il regista (Marc Lawrence) riesce a rendere in maniera davvero leggera, ma non demenziale, brevi inseguimenti ed irruzioni violente in case altrui, con un cattivissimo killer davvero cattivo e i “buoni” che trovano alleati inaspettati. Per il secondo aspetto, i Morgan si trovano a fare i conti con enormi supermercati dove tutto costa poco, orsi Grizzly, una marea di gipponi, strade senza segnalazioni, e tanti tanti spazi aperti: ne usciranno traumatizzati.
Non un capolavoro, non un film da buttare, nel suo genere un film assolutamente decente, ad avere tempo libero e soldi da spendere si può anche fare lo sforzo di vedere Che fine hanno fatto i Morgan?

per Zabriskiepoint


Facciamo tutti la radio!

insomma, c’e’ questo tizio che per andare a Cambridge dalla fidanzata partendo dall’Umbria ha deciso che prendere un volo low cost era una roba banale, e cosi e’ partito a piedi. Magari la storia la conoscete, dato che se ne e’ abbastanza parlato in giro. Ora capita che stia attraversando la Francia, e tutti noi sappiamo che la Francia non e’ un posto divertente, specie quella non metropolitana. Ha bisogno di un aiutino, morale eh, non si parla di soldi o altro. Allora leggete qua, superate le complicate questioni tecniche (sono qui che cerco di capire come posso mandargli un audio) e partecipate anche voi a questo piccolo esperimento di radio collettivo.


Buon compleanno, altro che San Valentino

E’ gia’ passato un anno da quando ho scritto il primo post per questo blog. Signora mia, ma come passa il tempo.