C’e’ vita intelligente in quella soap opera

La televisione cambia, ed inevitabilmente cambiano anche i suoi contenuti. Satellitare, digitale terrestre, tv on demand, web tv, stanno sconvolgendo radicalmente la fruizione televisiva degli italiani. Anche il modo di vedere e produrre serie tv si sta quindi modificando: aumentano le possibilita’, aumentano le reti in grado di trasmettere o anche produrre telefilm, e al tempo stesso grazie ad internet e’ possibile vedere o rivedere questi prodotti. Il numero di telefilm americani diventati ormai patrimonio visivo comune, almeno delle giovani generazioni, aumenta ogni anno, grazie soprattutto all’impegno delle rete televisive satellitari (Fox e Sky) e alcune del digitale terrestre, specie del pacchetto Mediaset. E le fiction italiane? Riescono a stare al passo con i tempi? Probabilmente la risposta e’ no, eppure c’e’ qualcosa di positivo rilevare rispetto al biennio appena trascorso. Ci sono almeno tre serie completamente made in Italy uscite negli ultimi due anni che vanno in una direzione diversa rispetto alla quasi completa mediocrita’ delle fiction italiane: Boris (prima e seconda stagione), Non pensarci e Romanzo Criminale.

Sulle televisioni generaliste, specie sulla Rai, le miniserie continuano a farla da padrone. Quasi ogni domenica e lunedì Rai Uno propone una miniserie di due puntate, spesso agiografica su qualche personaggio della storia italiana. Cosi, quando Mediaset e Rai rischiano con serie piu’ lunghe, lo fanno parlando di tematiche gia’ sperimentate e di probabile appeal, anche se alla cinquantesima reincarnazione: non si contano piu’ i preti, commissari e medici che affollano gli schermi italiani. Prodotti quasi sempre – escluse significative eccezioni – piatti, prevedibili, per un pubblico distratto e magari ancora impegnato con la cena. Timidamente pero’ negli ultimi anni Sky e Fox sono intervenute nello stantio mercato della fiction italiana: rischiando molto di piu’ di Rai e Mediaset, ma anche cercando di puntare su temi di successo assicurato, traendo spesso le storie da film (il primo fu Quo Vadis Baby? dall’omonimo film di Gabriele Salvatores). Ma le opere piu’ recenti sono quelle che stanno cambiando il panorama della fiction in Italia e che, specie a lungo andare, potrebbero davvero migliorare tutto il comparto, influenzando anche quanto si vede sulle reti generaliste.

L’unica delle serie citate non tratta da film e’ Boris, che e’ probabilmente anche la serie piu’ sconvolgente mai prodotta in Italia. Boris deve il nome al pesciolino rosso di proprieta’ di René Ferretti, regista dell’improbabile soap opera Gli occhi del cuore. La vera serie Boris racconta proprio il dietro le quinte della fittizia soap Gli occhi del cuore, ma come accade talvolta la parodia sembra piu’ vera del vero. Ed ecco che allora le avventure dei surreali protagonisti della finta soap ci sembrano cosi’ simili ai veri protagonisti di fiction e serie italiane, con la loro scarsa capacita’ di recitare e le storie improbabili di separazioni e fughe d’amore a cui siamo abituati. Se Boris fosse proiettato in un orario decente da una delle generaliste, il pubblico potrebbe avere un notevole shock. Scoprirebbe, per esempio, che la fotografia delle soap e’ fatta per essere come quella della pubblicita’, come dichiara Duccio, il fittizio direttore della fotografia, nella prima puntata. Le luci infatti vengono puntualmente “smarmellate”, per ottenere quell’effetto di completamente illuminato tipico di molte fiction e soap. Ma Boris ha molto da dirci anche sulla recitazione degli attori, monocorde e “basita”, perché e’ questo che vuole il pubblico.

Boris e’ ormai un cult, grazie anche alla partecipazione, come attori stabili o come cameo, di importanti nomi del cinema e del mondo dello spettacolo italiano, come Corrado e Caterina Guzzanti, Carolina Crescentini, Roberto Herlitzka, Giorgio Tirabassi, Antonello Grimaldi e Andrea Purgatori. Ma sono soprattutto le battute ad essere entrate nel linguaggio dei moltissimi appassionati della serie: se non siete tra questi, non stupitevi ogni tanto di sentire o leggere espressioni come “smarmella Biascica” o “dai dai dai” e “facciamola come al solito, a cazzo di cane!”. La terza stagione, diretta da Davide Marengo, e’ pronta e di prossima messa in onda, mentre Cielo, canale in chiaro di Mediaset visibile sul digitale terrestre, sta programmando le prime due serie. Sulle reti generaliste, come detto, ancora niente.

Diverso il destino di Romanzo Criminale, sbarcato dopo pochi mesi dalla messa in onda su Sky direttamente su Italia 1, seppure in seconda serata. Acclamata da molti come la migliore serie televisiva mai prodotta in Italia, e’ tratta dal romanzo di De Cataldo piu’ che dalla successiva trasposizione cinematografica firmata da Placido. Se quella per il cinema era infatti una versione piuttosto banalizzata e accorciata, qui le vicende della banda della Magliana recuperano il valore di romanzo popolare (oltre che criminale). Basti dire che nelle dodici puntante che compongono la prima stagione (anche in questo caso la seconda e’ in arrivo) si copre circa la prima parte di quanto narrato nel film e nel romanzo. Merito e’ degli sceneggiatori della serie (Leonardo Valenti, Barbara Petronio e Daniele Cesarano con lo zampino degli stessi Placido e De Cataldo), che riescono a valorizzare anche le storie secondarie del libro, senza scadere in puerili aggiunte, come quella nel film di Placido secondo cui i tre capi della banda si sarebbero conosciuti da bambini. Le atmosfere dell’epoca sono rievocate in maniera esemplare, non solo con ambienti esterni ed interni, ma anche con gesti e modi di fare dei protagonisti. Parte di questa mimesi temporale sono appunto anche gli attori, moltissimi volti poco noti e soprattutto romani o a loro agio con la realta’ romana da risultare perfettamente credibili. Sintomo di un certo grado di liberta’ che il regista Stefano Sollima e i suoi collaboratori hanno sicuramente avuto nello scegliere gli attori migliori per questi ruoli, non i piu’ famosi o quelli che piacciono di piu’ al pubblico televisivo. La stessa liberta’ che ci vuole nel mettere in scena la violenza bruta come si vede in Romanzo Criminale, o raccontare senza filtri delle relazione con i servizi segreti e con settori collusi del potere o della stessa polizia. Anche qui siamo di fronte ad un enorme successo di pubblico, sintomo che non tutto il pubblico italiano si e’ lasciato addomesticare dalle scialbe storie poliziesche presentate troppo spesso da Rai e Mediaset.

Non pensarci e’ invece la serie che ha portato la crisi, seppure in modo ironico, in televisione. Tratta anche questa da un film (Non pensarci del 2007, regia di Gianni Zanasi) ha gli stessi personaggi e trama simile al prodotto cinematografico. Tre fratelli (Valerio Mastrandrea, Giuseppe Battiston e Anita Caprioli) si ritrovano vicini a causa di un malanno del padre. Piano piano scopriranno che la fabbrica di famiglia, controllata da uno dei fratelli (Battiston) e’ in crisi e gli impiegati non ricevono lo stipendio da mesi. Vicende famigliari contorte e divertenti, rappresentazione della provincia produttiva italiana (siamo a Rimini), la crisi economica, queste e altre vicende sono raccontati una cifra comica ma al tempo stesso assolutamente attenta a questi problemi. Anche in Non pensarci non mancano le illustri partecipazioni, soprattutto quella di Luciana Littizzetto nei panni di un’impertinente e ficcanaso parrucchiera. Possiamo ipotizzare che anche in questo caso la produzione deve aver lasciato a Gianni Zanasi e Lucio Pellegrini (registi e sceneggiatori) la possibilita’ di scegliere come portare in televisione questa storia.

Sta quindi forse in quest’ultimo punto, la liberta’ che hanno gli autori, la maggiore diversita’ rispetto alle serie prodotte per le reti generaliste: queste ultime sono soprattutto ossessionate dall’audience, anche se per la Rai non dovrebbe essere necessariamente cosi’, anzi la qualita’ dovrebbe essere al primo posto. Piano piano e’ possibile che questi positivi esperimenti possano prendere piede anche in Rai e Mediaset e le fiction italiane di qualita’ non siano piu’ in questi palinsesti una rarita’, spesso da rilegare in improbabili destinazioni agostane o in serata tarda. Intanto, non sarebbe male poter vedere su questi canali Boris.

scritto per Alias di sabato 6 febbraio

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