LOURDES

Giudizio (max 5): 3 e mezzo

Il film di Jessica Hausner è uno di quei film che mai ci saremmo aspettati di veder distribuiti in Italia, almeno con un numero di copie superiori a dieci (sono settanta). Non è tanto la tematica, ma il come è fatto il film a farlo pensare. Lourdes parla proprio di quello che pensate, un pellegrinaggio nella ridente cittadina francese dove la Madonna nel 1858 si sarebbe manifestata a più riprese a Bernadette Soubirous, una quattordicenne del luogo.
Ne è passata di acqua sotto i ponti, e in questi centocinquanta anni Lourdes è diventata una sorta di Disneyland cattolica. Nel film si narra il pellegrinaggio visto dalla prospettiva di Christine, giovane affetta da una malattia incurabile e conseguentemente inabile al camminare e muovere gli arti. Ad aiutarla sono i membri dell’Ordine di Malta che guidano il pellegrinaggio, mentre intorno a lei si muove tutta una serie di personaggi che proprio ci si aspetterebbe di incontrare in un evento del genere: le bigotte invidiose, gelose e miracle-hunting, l’inquietante vecchietta che parla poco ma guarda tanto, il bel giovanotto in divisa, il malato solo che sfrutta l’occasione per stare con gli altri, la suora totalmente dedita e che nasconde un grande segreto, e via dicendo.
Lourdes è una lunga discesa nella malattia e nel presunto “miracolo”, effettuata non tanto con i dialoghi, ma con i gesti e con la regia. I gesti sono lenti e cadenzati, che siano il mangiare difficoltoso dei malati, o le operazioni per mettere a letto gli indigenti. Le riprese alternano immagini strette, con primi piani della bravissima protagonista (interpretata da Sylvie Testud), molti piani intermedi a telecamera fissa dove si vedono scorrere i personaggi, quasi a significare il passare del tempo sempre uguale delle operazioni liturgiche sempre uguali, e i piani panoramici destinati alle messe di massa: la regista pone l’attenzione sul carattere individuale e collettivo del pellegrinaggio, su come Lourdes coinvolga emotivamente i pellegrini, su due piani appunto (uno personale, l’altro di massa). Ne esce un film duro, a tratti indigeribile, in cui la sofferenza è messa in scena senza filtri.
Nonostante le scene finali mettano seriamente in discussione l’idea di miracolo, e tutto il film punti più sulla rappresentazione di un rituale vuoto che sul descrivere la fede sincera dei pellegrini (fede peraltro praticamente assente, nel film come in alcuno dei personaggi), si può pensare di leggere Lourdes come una narrazione quasi documentaria sui pellegrinaggi che in qualche modo esalta i valori cattolici. Eventualità, per quanto remota e pregiudiziale, che in un paese cattolico può facilitare la distribuzione di un film che porti un titolo del genere. Ma messi da parte i voli pindarici, si può piuttosto ragionare su Lourdes come film che questiona veementemente la religione e le sue pratiche, interrogandosi sulla sofferenza e sul miracolo non in senso religioso ma filosofico.

per Zabriskiepoint

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