Archivi del mese: giugno 2010

AFFETTI & DISPETTI (LA NANA)

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Torino e Sundance sono due dei festival più interessanti del pianeta, da dove spesso emergono interessanti opere indipendenti e originariamente non destinate ai grandi circuiti. E dove ogni tanto emergono film come questo La Nana (orrendamente ma soprattutto inutilmente intitolato in italiano Affetti & Dispetti), tanto esaltato quanto mediocre e pieno di furbate. Siamo a Santiago del Cile, in una casa di una ricca coppia di professionisti con tanto di filiazione abbondante. Rachel è la “vecchia” tata (nana in spagnolo), tanto legata alla famiglia e ai ragazzi.
Ma la signora non ce la fa più, compie ben 41 anni, non sta neanche tanto bene, e allora pensano sia il caso di affiancarle un’altra collaboratrice. L’orgogliosa donna di casa non la prende bene, e come una qualunque anziana alle prese con badanti poco gradite fa di tutto per mandar via queste colleghe, che si avvicendano perché nessuna sopporta le sue sottili e meno sottili angherie.
Il film descrive con una certa bravura le geometrie dei rapporti nel microcosmo familiare: la famiglia è un mondo che gli sceneggiatori (il regista e Pedro Peirano) analizzano nel dettaglio, cercando di mettere in risalto le psicologie dei personaggi, mentre Sebastián Silva con la sua telecamera esplora da molto vicino corpi e particolari della casa. Interessante, ma non del tutto riuscito.
Non si capisce bene perché rendere le immagini sgranate, riprendere tutto come una sorta di documentario a basso costo: o perché usare un campo sempre cosi stretto, tentando una sorta di introspezione che invece rimane sempre superficiale. Sembrano un po’ delle furbate, volutamente messe lì per un pubblico indie: uno stile tanto cool per ingraziarsi i cinèphiles del terzo millennio. Sul piano narrativo, tanta tanta noia, con l’illusione di produrre qualcosa di lirico, profondo, e invece tutto rimane come sospeso, incompiuto, a chiedersi il come mai di queste azioni cattive della protagonista, buone di questo e quel personaggio. Bravissima, si capisce, l’eclettica protagonista Catalina Saavedra, ma non basta a farne un buon film.

per Zabirskiepoint


Il falò col Mein Kampf

La notizia qual è? Penso di aver visto il Mein Kampf in vendita in decine di posti diversi, non mi pare una «Sconcertante scoperta di una lettrice romana». Ma soprattutto, cosa c’è di male a leggerlo?  Il problema è interpretarlo. Che facciamo, bruciamo tutte le copie? Meglio?

Comunque, se non bisogna farlo per motivi di studio, c’è un buon motivo per non leggere il Mein Kampf: è di una noia mortale.


Barney’s version eccoci qua…

Eccolo, il trailer di Barney (per chi non lo sapesse, è stato fatto un film sulla versione di Barney, il libro più bello degli ultimi anni, un libro cult e fondamentale e nonostante tutto ancora relativamente di nicchia). La curiosità mista paura rimane. La sensazione – o improbabile previsione – è che sarà almeno un 80% meno bello del libro. Quindi potrebbe essere un buon film. Se non altro, lo spero.