In viaggio tra le favole del piccolo schermo

Eroi del quotidiano, La fiction televisiva e Mondi Seriali: tre libri che offrono strumenti importanti per l’analisi e la critica dei prodotti seriali televisivi

Malgrado siano sempre più protagoniste sugli schermi televisivi, le serie tv non riscuotono altrettanto successo a livello di analisi e studio. Le pubblicazioni italiane sull’argomento sono ancora davvero poche: per capirlo basta affacciarsi in una qualunque libreria e dare un’occhiata agli scaffali dedicati agli studi sulla televisione (quando ci sono). Negli ultimi anni si segnalano sparute edizioni, dedicate per lo più a singoli o pochi prodotti, e la maggior parte di queste sono opere di aneddotica, pieni di foto e notiziole. Mancano quasi completamente le opere di sintesi, o generali, come dizionari o volumi collettanei. Certo, la produzione libraria rispecchia il livello arretrato di studi sulle serie tv, nonostante sia ormai difficile sostenere che queste non abbiano affiancato (qualora non sostituito) il cinema nella produzione di immaginario di massa: almeno in Italia, non ci sono molti corsi universitari sull’argomento, non vengono vergate pagine e pagine sui quotidiani, non vengono organizzati molti convegni e meeting. A parziale smentita di quanto detto, in questi ultimi due anni sono usciti almeno tre libri che, con i loro meriti e i loro demeriti, offrono strumenti importanti per l’analisi e la critica dei prodotti seriali televisivi.

Eroi del quotidiano. Figure della serialità televisiva (2010, Bevivino, 15€, 274 pag) è un volume collettaneo, eterogeneo e pieno di contenuti, uscito quest’anno e curato da Fabio La Rocca, Andrea Malagamba e Vincenzo Susa, studiosi provenienti da campi disciplinari diversi (sociologia e critica letteraria), quasi a definire fin dalle premesse un approccio multidisciplinare. Che poi è l’unico approccio possibile ed auspicabile, quando ci si accosta a queste tematiche. Fin dall’introduzione viene sottolineata l’importanza dei prodotti seriali come moderni costruttori di miti, moderni eroi – come lo furono quelli dei racconti mitologici. Non solo, i personaggi di cui si parla in queste pagine (tra gli altri, Dexter, House, Tony Soprano eccetera) rappresentano «il punto culminante di un processo di graduale spettacolarizzazione della vita quotidiana». I tre autori fanno notare, nella bella introduzione, che le serie tv intercettano una certa «tendenza a rendere oggetto di rappresentazione le più alte aspirazioni umane, ma anche e soprattutto ciò che è da sempre stato considerato difettoso, tenebroso o persino vizioso»: insomma non solo eroici dottori che risolvono con le loro geniali trovate malattie altrimenti incurabili, ma anche pericolosi serial killer dalla doppia esistenza o mafiosi italoamericani un sacco affascinanti. Il mito e la realtà, legate da un doppio film, racconti ideali e racconti assolutamente reali, «da cui si profila un caleidoscopio in grado di riflettere gli aspetti essenziali del nostro tempo», un «eccezionale laboratorio di assorbimento e di diffrazione dell’immaginario occidentale». Nel libro si raccolgono quindici saggi su serie degli ultimi anni, da Californication a Gossip Girl, da Scrubs all’immancabile Lost, divisi in quattro parti: Variazioni sull’ombra, Immaginari della cura, L’esorbitanza del quotidiano, Sconfinamenti e un finale Grandangolo.

La fiction televisiva (2009, Carocci, 10€, 128 pag) di Giorgia Iovane è un classico volume della collana le Bussole, quelli, per intenderci, con il retro e la costina gialla e che spaziano tra i più vari argomenti. Come tutti i volumi della serie, anche questo sconta l’eccessiva brevità – in meno di 130 pagine deve riassumere problemi talvolta davvero complessi – e un tono un po’ didattico che ogni tanto stufa e appesantisce la lettura. Ma ha dei pregi indubbi, tra tutti quello di spiegare per filo e per segno concetti che spesso si tralasciano: qual è la differenza tra un serial e una serie? Cos’è un telefilm o una fiction? Quali generi sono propri della serialità? Domande forse scontate, ma mancava un libro che in maniera chiara ed efficace affrontasse alla radice questi temi. Il libro muove da un approccio semiotico, e non mancano quindi interessanti pagine sul pubblico: chi guarda le serie? Come le guarda?. Un testo di base che qualunque appassionato di serie tv desideroso di capirne i meccanismi dovrebbe leggere.

Piu vecchio Mondi Seriali (2008, RTI, 18€, 350 pag), frutto di un convegno promosso dalla fondazione di ricerca di Mediaset e uscito qualche mese dopo un fascicolo speciale della rivista LINK. Idee per la televisione dedicato proprio «all’industria, allo sfruttamento, al consumo delle serie tv». Volume anche questo eterogeneo e ampio, difficile quindi analizzare in poche righe tutte le posizioni espresse. Più facile citare alcune delle idee generali: prima di tutto, la convinzione che la semiotica, che ha mosso i primi passi analizzando storie, miti e fiabe, debba ora occuparsi di fiction televisiva, perché le serie sono le fiabe, i racconti di oggi. Questione fondamentale è come si studia una serie: se partendo da un episodio, confrontandolo con gli altri o no, come si mettono in serie le fiction e via dicendo. I saggi sono dedicati a specifici prodotti, come quelli su Dr House, 24, Boris, Twin Peaks, Nassirya, OC eccetera, ma non mancano anche contribuiti di ampio respiro sulla natura stessa della fiction, la sua evoluzione, i cambiamenti di format, la – spesso ormai stanca e superata – distinzione tra fattuale e finzionale (che mette peraltro in crisi anche la stessa parola “fiction” che impropriamente usiamo in italiano per nominare le serie tv). Particolarmente interessante quanto fa notare Armando Fumagalli, quando sostiene che che le fiction italiane siano più vicine al cinema hollywoodiano, tradizionalmente destinato a raggiungere ampie fette di pubblico, che alle serie televisive americane, che invece rimangono di nicchia negli Usa: un interessante come punto di discussione. Per finire, una notazione sull’apparenza estetica del volume, veramente molto pregevole, con una copertina rigida ed una grafica accattivante, fuori dal comune, con ampie immagini sgranate a dividere i saggi l’uno dall’altro.

per Alias, 17 luglio 2010

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