CINEMA, DIRITTI UMANI E LOCATION BELLISSIME: IL SALENTO FINIBUS TERRAE FA TAPPA A OSTUNI

Al festival salentino premiato Ilya Politkovskij (figlio di Anna Politkovskaja) e alcuni tra i migliori cortometraggi i circolazione

Quindici giorni di festival, cinque località, qualche decina di cortometraggi, più di cento ospiti, ma soprattutto tanta passione. Eccolo, il Salento Finibus Terrae, festival pugliese diretto dall’istrionico Romeo Conte e organizzato con la cooperazione delle amministrazioni locali: a San Vito dei Normanni, quattro giorni di festival, in apertura e chiusura, e il movie village dove si svolgono gli incontri e i dibattiti, e poi a Fasano, Ceglie Messapica, Carovigno e il 25 e 26 luglio a Ostuni, la tappa che abbiamo seguito. Due giorni nella splendida cornice del Chiostro San Francesco con proiezioni di cortometraggi dedicati al tema “Diritti Umani” e consegna di premi: in primis quello a Ilya Politkovskij, figlio della scomoda giornalista russa Anna Politkovskaja uccisa in Russia il 7 ottobre 2006. Ilya, oltre a ricevere il premio, ha partecipato alla tavola rotonda “Cinema e diritti umani” dove ha ricordato la madre e parlato dell’importanza di tenerne viva la memoria e anche di arrivare ad un verdetto giusto dal tribunale che sta prendendo in esame l’omicidio della Politkovskaja.

Ogni tappa vengono trasmessi una serie di cortometraggi, relativi ad una tematica specifica o ad un genere (animazione, Energia e Ambiente, Thriller – Noir – Horror eccetera) e sono consegnati i premi ai migliori film visti. Per quanto riguarda Ostuni e i diritti umani, il premio al miglior cortometraggio è andato a Meseld el (Tell your Children), bellissima opera dell’ungherese András Salamon, che in 5 minuti riesce a raccontare una storia di antisemitismo che parte negli anni ’40 e arriva fino ai nostri giorni. Ma si sono viste, soprattutto la seconda sera, diverse opere interessanti, come lo spagnolo Metropolis Ferry (premiato per la miglior regia), sul ritorno da un viaggio in Marocco di tre amici, che vedono un ragazzo magrebino aggredito dalla polizia e non riescono a rimanere inermi: ma cosa fare? come fare per rendersi davvero utili? Un cortometraggio che interroga alla radice le colpe della società occidentale. Molto bello anche 19 giorni di massima sicurezza, dove Luisa Ranieri interpreta una donna ingiustamente incarcerata per quasi tre settimane. La vita in galera è narrata quasi come in una piece teatrale, dalle parole della protagonista di questa vera storia di mala giustizia: è la moglie del regista, e si sentono in questi 13 minuti tutta la sofferenza, le difficoltà, l’ingiustizia che entrambi, l’uno fuori l’altra dentro al carcere, hanno vissuto. Il caso giudiziario è ancora aperto. Dal Messico arriva invece Una vida mejor, l’avventura di tre bambini dal Messico negli Usa attraverso il deserto: fame, sete, banditi, scorpioni e altre difficoltà, il tutto in quindici minuti quindici, con un’intensità unica e attori bravissimi: un colpo al cuore difficile da dimenticare. I film vengono proiettati questi giorni su Iris, il canale del digitale terrestre di Mediaset, e alcuni sono anche nella sezione dedicata al festival del sito lastampa.it.

per Zabriskiepoint

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