Ora Facebook ti dice dove sei e dove vai…

Foursquare e Gowalla già esistono, poteva Facebook essere da meno? Certo che no. E allora ecco Places, il servizio del principe dei Social Network basato sulla geolocalizzazione. Di cosa si tratta? Praticamente è un’applicazione che permette di fare un «check-in» annotando la propria presenza in un dato luogo, e si può così scoprire se qualche amico è nelle vicinanze o ci è stato in passato, oltre a conoscere nuove persone che sono in zona. Con questo nuovo servizio Facebook si impone sempre più come un un social network «onnicomprensivo». Ma aumenta il rapporto tra reale e virtuale, alla faccia di chi sostiene che la rete sia un mondo a parte che non interagisce con la realtà. Facebook entra a gamba tesa in un settore dove è leader Foursquare, il social gaming creato da Dennis Crowley. Sembra che l’azienda di Mark Zuckerberg abbia provato a comprarlo per 120 milioni di dollari, ma questi abbia rifiutato l’offerta, guadagnando così un concorrente sicuramente più attrezzato sotto ogni punto di vista, a partire dai 500 milioni di utenti che lo popolano. Il lancio del nuovo servizio ha scatenato le solite polemiche sulla questione privacy, che accompagnano praticamente ogni novità di Facebook. E non sono bastate le cautele che emergono leggendo il testo del post pubblicato da Michael Sharon, il manager dell’azienda per Places, dove analizza e indica le opzioni di controllo e sicurezza che si possono adottare. Non manca naturalmente il risvolto commerciale: Facebook attira con questo servizio nuovi inserzionisti pubblicitari, come negozi e piccole attività. Si dirà che questa applicazione non farà che aumentare l’invasività e la pervasività dei social network nella nostra vita quotidiana. Vero, ma, non si è obbligati ad utilizzarla. E poi è ancora un’applicazione di nicchia, diffusa per il momento solo negli Stati uniti e a uso e consumo dei possessori di smartphone – relativamente pochi in Italia. Ma le possibilità di diffusione sono molto alte, ed è sicuramente un servizio che se attecchirà potrà cambiare le abitudini sociali di chi lo usa.

per il manifesto, 20/08/2010

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