Archivi del mese: ottobre 2010

Il cinema italiano, oggi. “Perché il vero stupore non è il 3D, è capire cosa cazzo dicono!”

Ci sono due video che mettono a fuoco, in modo diverso, il cinema italiano dei nostri giorni che stanno girando parecchio, almeno nei miei contatti FB e nei blog e siti che leggo (oltre che stracitati nelle chiacchiere tra amici da bar e da sala di proiezione).

Il primo è l’esilarante La sottile mensola rossa, produzione le Iene, regista Paolo Calabresi (Biascica sì sì lui, ma ha anche un nome suo). Si vede qui.

L’altro è Battiston che si scaglia contro gli attori che recitano come termosifoni sfiatati. Si vede qui di fila.

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Il ruolo della televisione nella costruzione dell’identità nazionale

Seminario di studi
Villa Comunale di Frosinone, 8, 9 e 10 novembre 2010

In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, il tema del seminario del Saturno Film Festival sarà quest’anno quello del rapporto fra televisione italiana e costruzione dell’identità nazionale. Il seminario, che giunge alla sua quarta edizione, si rivolge agli studiosi proponendo loro di discutere il punto di vista tradizionale su televisione e Unità d’Italia: se infatti per i primi anni di vita della TV si è dato per scontato che questo rapporto fosse lineare, a partire dagli anni Settanta, grazie soprattutto alla rifessione portata anche in Italia dagli studi culturali, è stato messo in discussione il fatto che ogni mezzo di comunicazione rechi in sé tutti gli elementi indispensabili per la trasformazione del contesto nel quale è inserito.

La simmetria fra mezzi di comunicazione e mezzi di informazione non è affatto scontata, così come non lo è dunque quella fra mass media e unità nazionale. Se infatti sicuramente giornali, cinema, TV, fotografe hanno avuto un ruolo determinante nella creazione dell’immaginario nazionale, dell’identità italiana, di fatto in determinati momenti storici hanno agito da fattore centrifugo creando forti spaccature e hanno sedimentato nella memoria pubblica racconti contrastanti.

La diffusione della televisione infatti non ha prodotto gli stessi risultati ovunque (basti pensare all’alfabetizzazione negli anni Sessanta) né ha veicolato in modo lineare quel progetto di nazionalizzazione a lei attribuito ancora oggi (come la frantumazione dell’Italia nelle mille Italie delle TV locali anni Ottanta).

Affronteremo quindi diversi temi, articolati in tre aree: come è stata raccontata l’Italia in sceneggiati e fction italiane, recenti e lontani, sia quelli più marcatamente storici che hanno affrontato temi di passaggio nella storia nazionale, sia quei prodotti che raccontano invece il vissuto e il quotidiano del nostro paese; come i programmi di taglio storico hanno raccontato l’Italia attraverso le loro puntante e educato alla conoscenza del proprio paese gli italiani; come i programmi più importanti e diffusi nel nostro paese abbiano contribuito a formare dei “tipi” e delle usanze italiane.

Lunedì 8 novembre ore 9.30 – 12.30. Prima Sessione. Fare gli Italiani. Note sulla TV e il suo pubblico. Coordina Vanessa Roghi (Università di Roma La Sapienza, Rai Tre).

Saluti del direttore artistico del SIFF Ernesto G. Laura

  • Cinzia Bianchi (Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia). Le forme brevi dell’audiovisivo pubblicitario come esempio di costruzione identitaria e memoria collettiva

  • Marco Dotti (Università di Pavia e giornalista di Vita). Il ruolo delle micro-televisioni locali negli anni ’80

Ore 10.30 Coffee break

  • Marcella Rizzo (Università del Piemonte Orientale), La televisione negli anni Ottanta: domesticità, cultura del consumo e creazione di nuove appartenenze

  • Enrico Schirò (Associazione Syzetesis), Lo spettro del linguaggio. Identità mediatiche e presa di parola nell’Italia contemporanea

Lunedì 8 novembre ore 15.00 – 18.00. Seconda Sessione. Sceneggiati e fiction televisive. Coordina Luca Peretti (Agenzia del Tempo).

  • Giancarlo Lombardi (College of Staten Island, Graduate Center della City University of New York), Misteri d’Italia tra storia e fiction tv

  • Giandomenico Curi (Università Roma Tre, Saturno International Film Festival), Unità d’Italia e mondo contadino negli sceneggiati televisivi e nel cinema italiano

ore 16.00 Coffee break

  • Emiliano Perra (University of Bristol), La Shoah nelle miniserie TV
  • Damiano Garofalo (Associazione culturale BombaCarta), La donna nella Resistenza (1965): il caso Liliana Cavani nella retorica televisiva degli anni Sessanta
  • Federico Ruozzi (Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII), Televisione, Chiesa cattolica e Democrazia cristiana: dalle benedizioni degli impianti alle fiction religiose

Martedì 9 novembre ore 9.30 – 12.30. Terza Sessione. La storia in televisione. Coordina Matteo Sanfilippo (Università della Tuscia)

  • Francesca Anania (Università della Tuscia), La televisione fra storia e memoria

  • Ernesto G. Laura (storico del cinema, direttore artistico del SIFF), Meccanismi della comunicazione televisiva

Ore 10.30 Coffee break

  • Italo Moscati (autore e regista televisivo), La storia in televisione raccontata da uno dei protagonisti

  • Luigi Bizzarri (capostruttura del Nucleo Produttivo Storia di Rai Tre), La storia come format televisivo

Martedì 9 novembre ore 15.00. Quarta Sessione. I programmi che hanno fatto l’Italia. Coordina Antonello Savoca (autore tv)

  • Nicola Tranfaglia (Professore emerito Università di Torino). La storia in televisione

  • Davide Baviello (Università degli Studi di Firenze), Una storia sconosciuta. La battaglia per la televisione negli esercizi pubblici

  • Lorenzo De Nicolai (Università degli Studi di Torino), Il cantastorie in bianco e nero

Ore 16.00 Coffee break

  • Yuri Guaiana (Università degli studi di Milano), La televisione italiana e le celebrazioni del centenario dell’unità d’Italia

  • Giovanni Cerro (Scuola Internazionale di Alti Studi Scienze della Cultura, Fondazione Collegio San Carlo), Un racconto possibile del terrorismo: La notte della Repubblica

Martedì 9 novembre ore 18.30. Proiezione del film documentario Il paese mancato di Italo Moscati (Italia, 2005). Sarà presente l’autore che dialogherà con i partecipanti al seminario.

Mercoledì 10 novembre ore 10.00 Tavola rotonda. Televisione e cinema nella storia d’Italia. Coordina Francesco Linguiti (autore tv).

Nel corso dell’incontro saranno proiettati alcune clip del nuovo film di Gianfranco Pannone ma che Storia… (Italia, 2010)

  • Francesco Crispino (Università di Roma Tre)

  • Ernesto G. Laura (storico del cinema, direttore artistico del SIFF)

  • Stefano Reali (regista)

  • Giuliano Montaldo (regista)

  • Gianfranco Pannone (documentarista)

    Il seminario è diretto sia agli studenti universitari (iscritti ai corsi di laurea triennale e specialistica), sia ai dottorandi e specialisti del settore. Al termine dei lavori verrà consegnato un attestato di frequenza al fne di ottenere eventuali CFU. La partecipazione è gratuita, e per alcuni studenti che faranno richiesta è prevista ospitalità a carico dell’organizzazione (vitto e alloggio).

    Gli incontri si svolgeranno a Frosinone durante lo svolgimento del Saturno Film Festival, previsto dall’8 al 13 novembre. Per informazioni e iscrizioni, agenziadeltempo@gmail.com o 06 5810360.

    A cura di Luca Peretti (Agenzia del Tempo) e Vanessa Roghi (Università La Sapienza, Roma).


UOMINI DI DIO

di Xavier Beauvois

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Due film in uscita in questi giorni sono la dimostrazione che ben figurare al festival di Cannes ancora aiuta ad essere distribuiti in Italia. Il primo è il vincitore, Lo Zio Boonmee che ricorda le vite precedenti, mentre l’altro è questo Uomini di Dio (Des hommes et des dieux) di Xavier Beauvois, che alla Croisette si aggiudicò il Gran Premio della giuria: due film che difficilmente avrebbero altrimenti trovato spazio nelle sale italiane.

Uomini di Dio racconta di un gruppo di monaci stanziati presso il Monastero dell’Atlas, in Algeria (anche se nel film non viene mai specificato di quale paese si tratta). Lavorano, producono vivande che vendono anche al mercato, partecipano alle feste, insomma vivono in armonia con la popolazione mussulmana, curano e aiutano gli abitanti del villaggio che è cresciuto intorno al monastero. La quiete è rotta dall’avanzare dei fondamentalisti islamici, che uccidono un gruppo di lavoratori croati e poi fanno irruzione nel monastero, prima un gruppo pacificamente e poi un altro con tutt’altre intenzioni.
Malgrado non si facciano quasi mai nomi o riferimento a luoghi precisi, il film è tratto dalla storia vera dei monaci di Tibhirine rapiti e uccisi a metà anni novanta nei peggiori anni del fondamentalismo islamico algerino. È quindi una straordinaria testimonianza di una resistenza religiosa contro i terroristi da parte di un gruppo di monaci, che non si piega alla logica delle armi – rinunciando finanche alla protezione dell’esercito e dialogando invece con i fondamentalisti – e che attraverso il valore della parola (sia con lettera minuscola, nel senso di dialogo, sia con quella maiuscola, nel senso di Parola di Dio) cerca un possibile incontro con tutti, non rassegnandosi alla barbarie.
Il film mette in scena anche le abitudini dei monaci, quell’ora et labora tanto decantato, con lentezza e attenzione a gesti e particolari: non siamo dalle parti de Il grande silenzio di Philip Gröning, monumentale film monastico per eccellenza, ma anche qui assistiamo a questa routine con grande partecipazione e commozione per i passaggi più drammatici. Bellissime le riprese del monastero, i movimenti di macchina e la fotografia. L’incontro tra il fondamentalista Ali Fayattia e il priore Christian è da antologia dell’intercultura. Un film da non perdere, sperando che gli esercenti non lo snobbino troppo.

per Zabriskiepoint.net


Tra i risolini gli ascolti del Gf calano

Pronti via, momento commozione: in onda un ricordo, doveroso e un po’ kitsch, di Pietro Taricone, protagonista mitico della prima edizione scomparso com’è noto lo scorso giugno. Facce commosse, tutti in piedi, Alessia Marcuzzi con l’aria triste che decanta «Ciao Pietro, ti vogliamo bene e te ne vorremo sempre»: ma sono davvero solo pochi secondi, subito dopo cominciano i gridolini e il solito circo del trash.
Il Grande Fratello 11 può avere inizio, con il solito tam tam mediatico… continua sul sito di Lettera43


Qualche giorno milanese

– il sabato pomeriggio davanti alla discoteca LimeLight, una massa di ragazzini piuttosto truzzi urlanti e furiosi che cercavano di entrare;
– i parcheggi sui marciapiedi sono impressionanti, mai visto niente del genere neanche a Roma: le macchine sono non parzialmente, ma completamente sul marciapiede che diventa quindi un parcheggio. E’ una cosa tollerata;
– la Bocconi è bellissima, pulitissima, e un sacco di altri issime, ma di sabato pomeriggio mette una tristezza incredibile;
– i Navigli sono oggettivamente belli, ma certo l’acqua fa decisamente schifo: sporca e stantia;
– a piazza San Babila l’altro giorno c’era una manifestazione di migranti. Ho chiesto ad un vecchio milanese con la bandiera di Sinistra Critica che fine avessero fatto i fascisti (San Babila era la piazza storica del neofascismo milanese): sembrava che gli parlassi di un mondo antico;
– i mezzi di trasporto funzionano, e qualsiasi confronto con Roma sarebbe assolutamente impietoso. Ma anche a Milano guidano da pazzi e senza nessun rispetto nei confronti di pedoni e ciclisti;
– il sistema delle biciclette comunali è semplice e funzionale: si paga un tot (o al giorno, o settimana o anno), e via, gratis per la prima mezz’ora e piccole spese a salire. In centro sono ovunque. Ci sono anche molto biciclette private che circolano;
– l’Apollo è un cinema bellissimo;
– sentire parlare inglese per strada senza che questi siano necessariamente turisti;
– Corvetto, un quartiere dove da un momento all’altro mi aspettavo di veder spuntare un inseguimento degno dei migliori film di Di Leo o Lenzi.
– la scena del gestore del bar originario di Mazara del Vallo e con annesso forte accento siciliano che inveisce contro gli stranieri che ci rubano il lavoro e che sono il problema della sicurezza a Milano.


Il bagno è sempre in fondo a destra

via River


Il labirinto e il fantasma

Sovraimpressioni come riflesso di una stessa immagine, come specchio, come prigione che diventa labirinto. 11 dei 26 corti del regista di «Necropolis» prodotti dalla Corona Film

Da sei anni c’è un piccolo festival di provincia, il Lucca Film Festival, che esplora il cinema underground, sperimentale, indipendente e di ricerca. Nelle diverse edizioni sono stati ospiti artisti come Kenneth Anger, Stephen Dwoskin, Jonas Mekas, e anche per quanto riguarda il cinema italiano è sem-pre stato fatto un lavoro di riscoperta e recupero delle opere di registi indipendenti e ai margini della distribuzione commerciale, come Tonino De Bernardi, Beppe Gaudino e Isabella Sandri. Quest’anno è la volta di Franco Brocani e di una fase assolutamente sconosciuta della sua carriera: i cortometraggi realizzati per la Corona Cinematografica. Nato a Murazzano (Cuneo), pittore e artista visivo, attore nel dittico di Mario Schifano Umano troppo umano e Trapianto, consunzione e morte di Franco Brocani (1968-1969), aiuto regista di Pasolini nell’episodio di Amore e rabbia, Brocani ha diretto, dal 1970 nove lungometraggi tra i quali Necropolis; La via del silenzio; Clodia fragmenta; A ridosso dei ruderi i trionfi; La ghirlanda poetica, Medicina i misteri, Le opere e i giorni. Ma è una storia particolarmente affascinante quella della Corona (1962-1997), società animata e diretta dai fratelli Ezio e Elio Gagliardo, che ha finanziato 3500 brevi film tra documentari, animazioni e cinegiornali. Una produzione sterminata realizzata a ritmo frenetico, una marea di titoli prodotti per tentare di accaparrarsi un numero sempre più alto di «premi di qualità» dal Ministero dei Beni culturali: i premi significavano naturalmente soldi, e più nomi finivano nei titoli di coda più i film risultavano frutto di un’eterogenea forza lavoro (tra gli altri diressero film per la compagnia Alberto Grifi, Luca Patella, Rosa Foschi, Alfredo Leonardi, Roma- no Scavolini, Paolo Brunatto, Maurizio Ponzi, Luciano Emmer, Giuseppe Ferrara, Mario Soldati, Luigi di Gianni). Era comunque tutto un muoversi nel sottobosco dei finanziamenti pubblici ottenuti facendo leva su tutti gli stratagemmi possibili, nomi talvolta addirittura fittizi o impegnati altrove. Ma i cortometraggi venivano comunque realizzati, e alcuni di loro sono assolutamente di buon valore artistico. Franco Brocani ne realizza tra fine anni Sessanta e per tutti i Settanta ben ventisei, sia prima del suo esordio nel lungometraggio (Necropolis, del 1970) che dopo. Fa notare Giulio Bursi, uno dei curatori della retrospettiva lucchese (insieme a Alessandro De Francesco), che «in relazione alla sua scarna produzione, una tale quantità di titoli completamente sconosciuti rappresenta qualcosa di inedito e di speciale a livello storico, ma anche a livello artistico». Questi film sono infatti, sempre secondo Bursi, «sorprendenti schegge di cinema che vive in un limbo tra la totale libertà espressiva (i film fatti per essere bocciati dalle commissioni ministeriali, quindi non distribuibili) e la forma «documentaria» più classica (cortometraggi d’arte e di montaggio, che venivano mo- strati in sala)».

A Lucca vengono proiettate le migliori copie sopravvissute dal catalogo della Corona, ora conservato in buona parte presso la Cineteca di Bologna, partner dell’iniziativa, e tre film conservati presso la Cineteca Nazionale: i corti previsti sono in totale undi- ci, si vedranno in due tranche (martedì 5 alle 21 e giovedì 7 alle 18.45 presso il Cinema Centrale). L’impressionante lavoro di sca-vo e di ricerca che ha portato alla catalogazione di queste opere ritrovate è stato compiuto, oltre che da Andrea Meneghelli della Cineteca bolognese, da Petra Marlazzi per stilare un corposo studio-tesi di laurea, supervisionato dal già citato Giulio Bursi.
I film che verranno trasmessi spaziano tra gli argomenti più vari: documentari d’arte, film d’ispirazione mitologici o letteraria (Frankenstein), persino fantascientifici, come Segnale da un pianeta in via d’estinzione, o gastronomici, come Gastrosofia. Si diceva dell’importanza che hanno questi film nell’opera di Brocani. Rivedendoli dopo anni in moviola con gli organizzatori di questa rassegna è lo stesso regi- sta che spiega il perché di alcune scelte artistiche in quei film, che sono però fondamentali anche in altre sue opere. Per esempio, sul perché dell’uso di alcune immagini in negativo nel corto È ormai sicuro il mio ritorno a Knossos, sostiene che «erano belle in rapporto alle altre in positivo e poi perché c’è sempre nel mio la- voro quest’idea del fantasma, del doppio, della maschera, della chiusura. Il labirinto e il fantasma sono i due riferimenti con- cettuali della mia opera». A proposito di W.S. Hayter, un altro documentario d’arte che Brocani realizza non per arricchire il carnet e quindi probabilmente per essere bocciato ma al contrario per vincere il premio qualità. Fu girato a Parigi con un soggetto scritto anche da Giulio Carlo Argan, già all’epoca un nome che garantiva un certo risalto: ne viene fuori «un corto molto godardiano», sempre secondo Brocani. In questi corti c’è molto Jorge L. Borges, come in La maschera del Minotauro, girato in una galleria d’arte di Roma, o in S.P.Q.R, rielaborazione del racconto L’immortale. Sulla Poesia, girato nel- l’84, mette in scena due grandi poeti, Dario Bellezza e Amelia Rosselli: nel corto si vede la fine- stra da cui poi la poetessa si gettò nel 1996. Lo specchio a forma di gabbia è girato allo zoo di Roma (oggi bioparco), e per dirla con le parole del regista parla «dell’idea delle sovrimpressioni che danno l’impressione di una prigione che diventa un labirinto. Visto che la sovrimpressione non è altro che un riflesso della stessa immagine e dunque uno specchio. E Schifano in realtà era una scimmia in gabbia».
E naturalmente c’è appunto molto Schifano qua e là, l’artista che era un grande amico di Brocani («C’è stato un periodo che andavo un giorno sì e uno no a trovarlo»), attraverso pezzi di quadri, opere intere, o anche con oggetti di scena di Trapianto, consunzione e morte di Franco Brocani.

A de Sade, che il regista considera il suo maestro, è dedicato L’utopia del male, con riferimen-ti soprattutto a due opere del marchese, La filosofia nel boudoir e La nuova Justine.

Si tratta comunque per Brocani di un campo di allenamento .per poi fare lungometraggi, «un cuscinetto d’appoggio fra il Cen- tro Sperimentale di Cinematogra- fia (dove il regista ha studiato, ndr) e quello che volevo fare, io facevo questi corti pensando a fa-re i film». Cortometraggi fatti in- dubbiamente anche per ragioni economiche, di mero sostenta- mento (il regista guadagnava 400 mila lire per ogni film, e «con 500mila non ci vivevo mezzo anno, ma quattro mesi sì»). Film che secondo secondo Bursi ebbero il merito di «formare le capacità tecniche e rafforzare il metodo “compositivo”» di Brocani.

Vedere questi 11 cortometraggi è un’occasione unica, sono opere che anche all’epoca furo-no poco visti – o per niente, specie i “bocciati” – e che almeno nel giro del cinema underground e sperimentale dovrebbero essere recuperati, magari anche con un’edizione dvd.

Alias, 2 ottobre 2010 (qui sotto la pagina).

Lucca Film Festival Brocani