Il labirinto e il fantasma

Sovraimpressioni come riflesso di una stessa immagine, come specchio, come prigione che diventa labirinto. 11 dei 26 corti del regista di «Necropolis» prodotti dalla Corona Film

Da sei anni c’è un piccolo festival di provincia, il Lucca Film Festival, che esplora il cinema underground, sperimentale, indipendente e di ricerca. Nelle diverse edizioni sono stati ospiti artisti come Kenneth Anger, Stephen Dwoskin, Jonas Mekas, e anche per quanto riguarda il cinema italiano è sem-pre stato fatto un lavoro di riscoperta e recupero delle opere di registi indipendenti e ai margini della distribuzione commerciale, come Tonino De Bernardi, Beppe Gaudino e Isabella Sandri. Quest’anno è la volta di Franco Brocani e di una fase assolutamente sconosciuta della sua carriera: i cortometraggi realizzati per la Corona Cinematografica. Nato a Murazzano (Cuneo), pittore e artista visivo, attore nel dittico di Mario Schifano Umano troppo umano e Trapianto, consunzione e morte di Franco Brocani (1968-1969), aiuto regista di Pasolini nell’episodio di Amore e rabbia, Brocani ha diretto, dal 1970 nove lungometraggi tra i quali Necropolis; La via del silenzio; Clodia fragmenta; A ridosso dei ruderi i trionfi; La ghirlanda poetica, Medicina i misteri, Le opere e i giorni. Ma è una storia particolarmente affascinante quella della Corona (1962-1997), società animata e diretta dai fratelli Ezio e Elio Gagliardo, che ha finanziato 3500 brevi film tra documentari, animazioni e cinegiornali. Una produzione sterminata realizzata a ritmo frenetico, una marea di titoli prodotti per tentare di accaparrarsi un numero sempre più alto di «premi di qualità» dal Ministero dei Beni culturali: i premi significavano naturalmente soldi, e più nomi finivano nei titoli di coda più i film risultavano frutto di un’eterogenea forza lavoro (tra gli altri diressero film per la compagnia Alberto Grifi, Luca Patella, Rosa Foschi, Alfredo Leonardi, Roma- no Scavolini, Paolo Brunatto, Maurizio Ponzi, Luciano Emmer, Giuseppe Ferrara, Mario Soldati, Luigi di Gianni). Era comunque tutto un muoversi nel sottobosco dei finanziamenti pubblici ottenuti facendo leva su tutti gli stratagemmi possibili, nomi talvolta addirittura fittizi o impegnati altrove. Ma i cortometraggi venivano comunque realizzati, e alcuni di loro sono assolutamente di buon valore artistico. Franco Brocani ne realizza tra fine anni Sessanta e per tutti i Settanta ben ventisei, sia prima del suo esordio nel lungometraggio (Necropolis, del 1970) che dopo. Fa notare Giulio Bursi, uno dei curatori della retrospettiva lucchese (insieme a Alessandro De Francesco), che «in relazione alla sua scarna produzione, una tale quantità di titoli completamente sconosciuti rappresenta qualcosa di inedito e di speciale a livello storico, ma anche a livello artistico». Questi film sono infatti, sempre secondo Bursi, «sorprendenti schegge di cinema che vive in un limbo tra la totale libertà espressiva (i film fatti per essere bocciati dalle commissioni ministeriali, quindi non distribuibili) e la forma «documentaria» più classica (cortometraggi d’arte e di montaggio, che venivano mo- strati in sala)».

A Lucca vengono proiettate le migliori copie sopravvissute dal catalogo della Corona, ora conservato in buona parte presso la Cineteca di Bologna, partner dell’iniziativa, e tre film conservati presso la Cineteca Nazionale: i corti previsti sono in totale undi- ci, si vedranno in due tranche (martedì 5 alle 21 e giovedì 7 alle 18.45 presso il Cinema Centrale). L’impressionante lavoro di sca-vo e di ricerca che ha portato alla catalogazione di queste opere ritrovate è stato compiuto, oltre che da Andrea Meneghelli della Cineteca bolognese, da Petra Marlazzi per stilare un corposo studio-tesi di laurea, supervisionato dal già citato Giulio Bursi.
I film che verranno trasmessi spaziano tra gli argomenti più vari: documentari d’arte, film d’ispirazione mitologici o letteraria (Frankenstein), persino fantascientifici, come Segnale da un pianeta in via d’estinzione, o gastronomici, come Gastrosofia. Si diceva dell’importanza che hanno questi film nell’opera di Brocani. Rivedendoli dopo anni in moviola con gli organizzatori di questa rassegna è lo stesso regi- sta che spiega il perché di alcune scelte artistiche in quei film, che sono però fondamentali anche in altre sue opere. Per esempio, sul perché dell’uso di alcune immagini in negativo nel corto È ormai sicuro il mio ritorno a Knossos, sostiene che «erano belle in rapporto alle altre in positivo e poi perché c’è sempre nel mio la- voro quest’idea del fantasma, del doppio, della maschera, della chiusura. Il labirinto e il fantasma sono i due riferimenti con- cettuali della mia opera». A proposito di W.S. Hayter, un altro documentario d’arte che Brocani realizza non per arricchire il carnet e quindi probabilmente per essere bocciato ma al contrario per vincere il premio qualità. Fu girato a Parigi con un soggetto scritto anche da Giulio Carlo Argan, già all’epoca un nome che garantiva un certo risalto: ne viene fuori «un corto molto godardiano», sempre secondo Brocani. In questi corti c’è molto Jorge L. Borges, come in La maschera del Minotauro, girato in una galleria d’arte di Roma, o in S.P.Q.R, rielaborazione del racconto L’immortale. Sulla Poesia, girato nel- l’84, mette in scena due grandi poeti, Dario Bellezza e Amelia Rosselli: nel corto si vede la fine- stra da cui poi la poetessa si gettò nel 1996. Lo specchio a forma di gabbia è girato allo zoo di Roma (oggi bioparco), e per dirla con le parole del regista parla «dell’idea delle sovrimpressioni che danno l’impressione di una prigione che diventa un labirinto. Visto che la sovrimpressione non è altro che un riflesso della stessa immagine e dunque uno specchio. E Schifano in realtà era una scimmia in gabbia».
E naturalmente c’è appunto molto Schifano qua e là, l’artista che era un grande amico di Brocani («C’è stato un periodo che andavo un giorno sì e uno no a trovarlo»), attraverso pezzi di quadri, opere intere, o anche con oggetti di scena di Trapianto, consunzione e morte di Franco Brocani.

A de Sade, che il regista considera il suo maestro, è dedicato L’utopia del male, con riferimen-ti soprattutto a due opere del marchese, La filosofia nel boudoir e La nuova Justine.

Si tratta comunque per Brocani di un campo di allenamento .per poi fare lungometraggi, «un cuscinetto d’appoggio fra il Cen- tro Sperimentale di Cinematogra- fia (dove il regista ha studiato, ndr) e quello che volevo fare, io facevo questi corti pensando a fa-re i film». Cortometraggi fatti in- dubbiamente anche per ragioni economiche, di mero sostenta- mento (il regista guadagnava 400 mila lire per ogni film, e «con 500mila non ci vivevo mezzo anno, ma quattro mesi sì»). Film che secondo secondo Bursi ebbero il merito di «formare le capacità tecniche e rafforzare il metodo “compositivo”» di Brocani.

Vedere questi 11 cortometraggi è un’occasione unica, sono opere che anche all’epoca furo-no poco visti – o per niente, specie i “bocciati” – e che almeno nel giro del cinema underground e sperimentale dovrebbero essere recuperati, magari anche con un’edizione dvd.

Alias, 2 ottobre 2010 (qui sotto la pagina).

Lucca Film Festival Brocani

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One response to “Il labirinto e il fantasma

  • Simone

    Il 22 maggio uscirà finalmente in DVD Necropolis, che conterrà come extra proprio una manciata dei primi cortometraggi di Brocani.

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