Archivi del mese: novembre 2010

A NATALE MI SPOSO

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«Ahò m’hai fatto le mèches». Arrampicato sulla finestra c’è Massimo Boldi, sotto, con la faccia appoggiata sul suo sedere, Enzo Salvi. Eccoci qua, benvenuti al cinepanettone. L’ambientazione è invernale, siamo a Sant Moritz, come ci si arriva è il nocciolo e il motore della storia: Chris, figlia di una burina arricchita (Nancy Brilli) e uno pseudointellettuale in bolletta (Vincezo Salemme) deve sposarsi con un ricco figlio di bancario, un ragazzo belloccio ma senza arte né parte. Irrompe Fabio, figlio del cuoco e proprietario di ristorante Boldi (Gustavo Godendo, proprio così), e con una certa astuzia riescono a catapultarsi sulle Alpi per organizzare il banchetto di nozze dei due pupilli.

A Natale mi sposo non è un cinepanettone di serie B, è un vero e proprio cinepanettone, solo che non è Filmauro e non c’è De Sica: ma c’è la neve, ci sono le battute sboccate, ci sono amanti e  equivoci, un tot di corpi nudi e via elencando. Qualcosa funziona, qualcosa meno, e quando non va assomiglia davvero tanto alla famosa presa in giro orchestrata da Maccio Capatonda a Mai Dire. Massimo Boldi sembra stanco, quasi svogliato, annoiato, ma nei duetti con Vincenzo Salemme mantiene tempi e ritmi di un tempo. Il comico napoletano, qualunque cosa faccia, riesce a tirarne fuori momenti ilari. Nancy Brilli vale il prezzo del biglietto: presente, capacissima, brava, sempre al momento giusto, perfetta nella parte di una cafona ripulita, sembra catapultata nel film da una dimensione altra. Ceccherini anche è lo stesso da anni, ma gli sceneggiatori gli hanno cucito addosso un personaggio niente male: un lavapiatti (che tuttavia non lava praticamente mai i piatti in 97 minuti) amante delle tardone, situazione che genera prevedibili situazioni comiche. Jacopo Sarno è uno dei volti giovani pulitini del cinema italiano: bravissimo, anche più di Lucrezia Piaggio (Chris).
Il resto è ordinaria amministrazione, film da sicuro grande incasso e divertimento assicurato se siete fan del genere, molto meno se non lo siete. Di sicuro non ci sono sorprese, né in positivo, né in negativo.

per Zabriskiepoint


BOLDI: «VOLGARE A CHI? NOI FACCIAMO FILM PER FAMIGLIE»

Da quando il cinepanettone si è sdoppiato tocca segnarsi due date sul calendario. La prima è il 26 novembre, quando esce A Natale mi sposo, il primo dei due, quello con Massimo Boldi. All’Adriano c’è la solita ressa delle grandi occasioni, con fotografi, telecamere, e non troppi critici cinematografici, che non sia mai parlare troppo di questi filmacci. Il parterre è di tutto rispetto: Canalis, Boldi, Ceccherini, Brilli, Salemme, Salvi.

Il capo-compagnia per esperienza e anche per ruolo in questo film è chiaramente Massimo Boldi: «Dopo 25 anni con Christian (De Sica, ndr) fare un film prettamente dedicato al Natale è anche una sfida contro me stesso. Ho sempre fatto cinema popolare (a parte una volta con Pupi Avati), mi piace far divertire il pubblico. Ho fatto un tour per l’Italia, nelle multisala promuovendo questo film, mi sono reso conto dell’affetto di 3 generazioni, dai bambini ai nonni». Nancy Brilli invece fa la valletta, prende il microfono e piuttosto divertita lo porge ai vari ospiti finché Salemme non la apostrofa con un «che te sei imbriacata stamattina?». Massimo Ceccherini, che nel film interpreta un personaggio amante delle anziane, sta al gioco e rilancia: «Io penso veramente che la donna sia migliore andando avanti con gli anni. Come una bistecca, che è buona appena cotta, ma se la lasci frollare è meglio. Io poi mi sento metà donna, entro nella mentalità femminile, quindi se mi volete chiamare Ruby di Scandicci sono con voi». E la battuta fa tutto sommato ridere anche in conferenza stampa, sicuramente più di quella stra-abusata e già sentita di Enzo Salvi «la bellezza del matrimonio è tornare a casa e trovare dolcezza affetto e comprensione. E scoprire che hai sbagliato casa». Si parla anche del film, Boldi racconta delle molte scene girate e di cui hanno dovuto fare a meno (tra cui una con una partecipazione di Andrea Roncato) e della genesi piuttosto particolare di questo film, che doveva chiamarsi Matrimonio alle Hawaii e doveva essere girato nel 2009, e allora siccome poi andava girato in inverno ecco che puff, si finisce a Sant Moritz. «Questo è un genere preciso – argomenta Boldi -, per le famiglie, cerchiamo di far divertire il pubblico, e soprattutto tutti, grandi e piccoli. Non è un film volgare, trovo più volgare quello che succede in tv, in politica, è più volgare quello le mamme dicono ai figli davanti all’asilo, più volgare come si fa shopping. Ha delle forzature, ma sono quelle del film natalizio e popolare, se no sarebbero film piatti. I bambini ormai sono abituati a questo tipo di linguaggio, io e De Sica lo abbiamo usato per 25 anni e penso che il nostro sia il male minore». Una possibile reunion in vista? «Se Berlusconi e Fini si rimettono insieme, forse anche Boldi e De Sica lo fanno» scherza Boldi «Ma stamattina Christian mi ha chiamato facendomi gli auguri per il film. Non abbiamo litigato mai, ci siamo dati botte e risposte, ma questo capita sempre. Siamo amici dal 1972, eravamo bambini quando cantava nel mio gruppo. Certo posso farlo anche io un film con Natale nel titolo, il logo Natale non appartiene solo a De Laurentis, ma anche un po’ a me». Infine, dato che la questione interessa tutti, vale la pena sottolineare che la Canalis ha tenuto a precisare che no, il suo fidanzato non gli ha dato consigli, «e quando sono andata sui suoi set ho fatto solo l’osservatrice».

per Zabriskiepoint


Gomorra diventa serie tv

Ci hanno preso gusto, verrebbe da dire. Del resto il successo di Romanzo Criminale la serie, giunta  alla seconda stagione, è tale da spingere a cercare di creare emuli e altre storie da portare in video… continua su Lettera43


Un serial da Super Bowl

Apparentemente non hanno niente in comune. Tranne il fatto di essere due serie tivù di estremo successo.  Lost e Glee hanno infatti letteralmente sbancato. Se il primo raccontava le improbabili avventure di un gruppo di naufraghi… continua su Lettera43


Wireless in biblioteca

L’altro giorno in un’importante biblioteca romana stavo facendo la tessera, nuovo strumento appena introdotto che per ora rende solo tutto più complicato ma che a lungo andare dovrebbe semplificare e non poco le procedure. Allora, mentre il bibliotecario mi fa la foto da inserire sul tesserino, penso che magari visto il timido tentativo di modernizzare forse presto metteranno anche internet. Allora provo a chiederglielo. Superate le consuete difficoltà con la parola wireless, una volta capito di cosa si parla mi risponde sicuro «no no certo che no», e da dietro la collega rincara «una volta c’era internet qui in biblioteca, ma ti ricordi cosa ci facevano!?! Abbiamo dovuto toglierlo». L’avanzare della modernità impedito dai bacchettoni.


Quel brutto edificio vicino a Porta Pia

Vicino a Porta Pia a Roma c’è un orrido edificio che nulla ha a che fare con i Bersaglieri e la storia patria. In un altro contesto questa sorta di palazzo costruito su piloni avrebbe forse avuto un suo senso, ma è evidente che nel centro di Roma, con intorno tutt’altro, sembra piuttosto una navicella aliena atterrata sulla terra (una faccenda secondo me evidentissima in questa prospettiva qui). Ma tantè, l’idea che doveva dare l’Ambasciata britannica in terra italiana in piena guerra fredda forse era proprio quella di un qualcosa di distante ed inavvicinabile, chiuso e lontano dai comuni mortali.
Quello che ho scoperto solo stamattina è che prima di questo obbrobrio c’era una villa che, a giudicare dalle foto, sembrava molto bella. Poi, nella notte del 31 ottobre del 1946, quelli dell’Irgun la fecero praticamente saltare in aria: non fecero vittime, e avevano un senso artistico decisamente pessimo.