Il giorno dopo

Il giorno dopo con calma è tempo di bilanci, delle ricostruzioni sui giornali e sui siti, delle riflessioni a freddo. E di cercare di capire. Sui social network tiene banco la questione degli infiltrati, con foto effettivamente ambigue che circolano. È una questione che fatico a comprendere: come si fa a concentrarsi sugli infiltrati quando quello che è successo ieri riguarda centinaia e centinaia di persone, probabilmente migliaia? Gli infiltrati, per quanto potenzialmente pericolosi, vengono isolati, messi da parte, non smuovono migliaia di persone. Quello che è accaduto è un’altra cosa: una fetta consistente di un grande corteo ha deciso che camminare e urlare non bastava, e allora ha divelto cartelli stradali, ha tirato sampietrini e bombe carta, si è difesa con caschi e scudi. Lo ha fatto con convinzione, rivendicando questa scelta, e con la connivenza o comunque non opposizione di tanti altri che erano in piazza. Giusto o sbagliato che sia, è questo quello che si respirava ieri in piazza (oltre al fumo acre dei lacrimogeni), una precisa e deliberata scelta di violenza. Ma ogni scelta, anche quella violenta, deve avere delle basi, delle motivazioni, delle ragioni di esistere, e anche la capacità di comunicare le proprie scelte e farle capire agli altri, sia a quelli che a casa guardano il TG sul divano sia a quelli vicini e attigui ma dubitativi nei confronti di questo tipo di scelta. Essere esasperati perché non c’è futuro non basta. Ci vuole progettualità. Come scrive il mio amico Damiano, «il punto non è tanto la scelta della violenza come strumento di lotta, quanto lo svuotamento della componente politica e progettuale dal lancio del sampietrino». Sento dire da più parti che comunque gli studenti hanno tutto il diritto, che alla violenza perpetuata dalle classi dirigenti che ci negano il futuro dobbiamo rispondere così, che la giornata di ieri è stata necessaria per svegliare le coscienze, e finanche che è bellissimo aver messo in fuga le forze dell’ordine e essersi ripresi parte della città: non capisco bene cosa significhino queste cose, ma se mi spiegate che hanno un senso e che realmente attraverso tutto ciò possiamo migliorare questo e altri paesi sono disposto a ricredermi. Se no è di nuovo tutto sterile, tutto fiacco, una rabbia che non si incanala da nessuna parte ed in più manda in frantumi il centro di Roma, fa passare guai legali e ospedalieri a qualche decisa di persone, allontana parte di quel corteo e di persone che vogliono protestare e infine aumenta la repressione.

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3 responses to “Il giorno dopo

  • Maisoft

    C’è una bella diffrenza tra: 1)infiltrati in un corteo che cercano di individuare i facinorosi schedandoli o fermandoli
    2) infiltrati che picchiano insieme alle frange più violente, svelgono cartelli e incitano a spaccare tutto. Guarda il G8.
    Non è cosa da poco

  • lucaperetti

    concordo sulla differenza. E quindi? che sottintende?

  • nicola

    I veri infiltrati stavano in parlamento ieri. I veri violenti sono i potenti. La rivolta degli studenti è legittima e commovente: dei fermati la maggioranza erano minorenni, nati all’inizio dei ’90, che non hanno paura dei manganelli perché hanno il futuro fottuto. Non sono i giovani che non hanno idea di cosa fare in futuro, ma è il sistema che gli ha teso una congiura.

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