Dice, eh ma come fai andare in bicicletta? Faccio faccio

Signora mia. Ogni tanto mi viene proprio voglia di cominciare post o articoli così, che le notizie da signora mia son proprio tante. E mica tutte son spazzatura eh. Per esempio, signora mia, deve sapere che per arrivare con i mezzi pubblici nella zona di Montesacro e più in su, quindi uno dei quartieri più popolosi di Roma, dal centro centro città ci sono tendenzialmente poche possibilità: non c’è metro, non ci sono tram, o trenini (a meno che non si voglia considerare Ostiense o Tiburtina centro centro, ma non lo sono) quindi tocca prendere 60 o 90, cioè due “express”, due mezzi veloci (ahah, fa un po’ ridere ma sarebbero veloci) e altri che fermano ad ogni incrocio. Si percorre la lunga Nomentana, e si spera che i semafori rossi siano pochi. Una situazione non troppo divertente, su cui anche Di Michele sul Foglio ha scritto un articolo qualche mese fa (lo si reperisce qui, volendo).
Signora mia, ché gli autobus poi si rompono spesso a Roma, o almeno questa è la percezione che si ha, e sono sicuro che i signori dell’Atac saprebbero fornirle dati in cui dimostrano che no macché funziona tutto a meraviglia, ma forse i signori dell’Atac, signora mia, non sono mai rimasti bloccati sulla Nomentana per decine di minuti perché un autobus era lì, fermo, come il semaforo. Il 90 poi è mezzo bus mezzo filobus (come quelli di una volta!), inquina poco, è lungo lungo, porta un sacco di gente, certo va lentino forse, sembra un po’ fragile, ma insomma non si può avere tutto eh, va bene così. Meno bene va quando si rompe su via Cernaia. Via Cernaia è una strada stretta che collega Piazza della Repubblica a Via Palestro (dove c’è quell’orrida ambasciata di cui sopra). Ecco, cosa succede se proprio all’incrocio di queste strade strettine strettine l’autobus che collega il centro centro di Roma al nord/nord-est di Roma si blocca esattamente nell’ora del rientro dagli uffici e quando piove cioè quanto tutti ma proprio tutti han preso la macchina? Il macello, signora mia. Lunghe code, traffico in tilt, urla e proteste. Uno si immagina che subito si mobilitino vigili urbani, uomini Atac e compagnia bella, e invece nulla. Altri autobus si piantano dietro al 90 ferito, creando i simpatico effetto tappo. Due anonimi signori non appartenenti a nessun ordine si incaricano di dirottare altrove il traffico, spiegando motivi e problemi. Chi può, cioè chi gira in motorino o bicicletta, avverte le centinaia (sì sì centinaia, non si fa per dire) di persone che aspettano autobus che mai arriveranno sulla Nomentana.
Signora mia, tutto ciò a Roma, quasi nel 2011, e non è una cosa così straordinaria.

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