Filmare contro

In dvd il capolavoro del «cinema clandestino», girato nel 1970 con il Black Panther Party, la più temuta organizzazione marxista mai nata negli Stati Uniti. Lo ha diretto il compianto documentarista Antonello Branca

Godard diceva che ci sono film di fronte ai quali possiamo affermare, con infantile meraviglia, «Questo è il film più bello che ci sia». Seize the time di Antonello Branca è uno di questi, anche se non lo avete visto, anche se fino a qualche mese fa sembrava dimenticato da (quasi) tutti, anche se chissà quanti «film più bello che ci sia» conoscete. Chi non lo aveva dimenticato è la A.C.A.B. (vedere intervista a lato sopra), associazione che ha come scopo proprio far ricordare Antonello Branca, questo misconosciuto regista-giornalista- documentarista italiano. Seize the time è il suo capolavoro, praticamente l’unico vero lungometraggio «di finzione», girato negli Stati Uniti nel 1970 in mezzo alle Pantere Nere, mentre per il resto la sua produzione conta soprattutto tanto prezioso lavoro televisivo (di alcune opere diamo conto in questa pagina nell’intervista a Ciro Giorgini).

Da alcuni anni A.C.A.B. sta facendo un importante e intenso lavoro di recupero, sfociato in una bella retrospettiva della Cineteca Nazionale, alla sala Trevi di Roma, nella messa in onda delle opere di Branca su FuoriOrario-Rai Tre e in eventi e proiezioni organizzati in giro per l’Italia. Da pochi mesi finalmente Seize the time è disponibile anche in dvd, edito da Kiwido editore, giovane casa di distribuzione home video romana, audace e attenta al cinema altro e sperimentale: per ora in catalogo si elencano opere di fuoriclasse quali Rezza e Mastrella, Paolo Gioli, RobertoNanni.
Seize the time è ambientato negli Stati Uniti, alla fine degli anni ’60, più o meno mentre un altro regista italiano, Michelangelo Antonioni, stava girando un film in mezzo ai radicali, agli studenti e ai neri, quello Zabriskie Point che sarebbe stato il suo film più costoso e fallimentare (ma solo da un punto di vista economico): film diversi, eppure frutto entrambi di una viva curiosità di capire e analizzare quello che succedeva nei movimenti al di là dell’oceano. Per Branca l’attenzione si sofferma, almeno in quest’opera, sui dei neri, o meglio delle Pantere Nere soprattutto. La telecamera segue per tutta la durata del film l’unico vero protagonista, nonché unico attore professionista, Norman Jacobs, che piano piano diventa sempre più attento alle rivendicazioni delle Pantere, prende coscienza, cresce umanamente e politicamente, diventa un vero militante e infine imbraccia, anche fisicamente, il fucile. Norman si muove tra visioni pop e simboliche, fa discussioni politiche con i bianchi, allucinanti colloqui di lavoro con la macchina della verità, spiega alla figlia la differenze tra negro da cortile e negro di campo (secondo la distinzione di Malcolm X), e molto altro. Un po’ documentario un po’ no, ma non ha davvero senso categorizzare, il film prende il titolo da una canzone di Elaine Brown, cantautrice e leader delle Pantere (fu ministro dell’Informazione del partito), che apre il film con To Seize the Time/TheTimeisNow/OhSeizethe time/And you know how.

Seize the time è un eccezionale documento sulle Pantere Nere. Non è successo spesso infatti, neppure negli anni di massima diffusione del movimento, che le telecamere siano finite dentro il mondo del Black Panther Party: anzi, il film di Branca (un bianco, addirittura!) è uno dei pochissimi, e possiamo immaginare quanti compromessi e discussioni siano stati necessari per lavorare così a contatto con le Pantere. E così vediamo una loro sede, con un breve corso per l’uso delle migliori armi, vediamo la distribuzione della rivista ufficiale del movimento (The Black Panthers), le «Breakfast for children» e le altre attività. La vita del partito e dei suoi militanti, insomma, ma anche la morte, con quell’incredibile sequenza del racconto dell’omicidio del militante rivoluzionario nero Bobby Hutton, ucciso a sangue freddo il 12 aprile 1968 dalla polizia di Oakland. Seize the time, ingiustamente respinto dalla Mostra di Venezia del 1970, si inserisce nel novero di quei film girati in strada e con chi era protagonista in strada all’epoca, film cult e spesso ancora poco conosciuti in Italia, come Underground, del 1976, di Emile de Antonio, o Medium Cool (1969) di Haskell Wexler. Perché se nel film la questione centrale è prevalentemente quella razziale, si parla più in generale di sfruttamento, della necessità di prendere coscienza: Norman discute e attacca i bianchi borghesi di sinistra con cui dialoga nelle primissime sequenze, ma al tempo stesso qualche scena dopo si preoccupa di combattere «le camicie di forza mentali» anche dei bianchi, nella memorabile sequenza ambientata per le vie di New York dove Norman cammina vestito solo di una camicia di forza.
Ed è proprio il mondo urbano, principale espressione dell’immaginario americano, ad essere indagato con curiosità e meraviglia da Branca. Lo è fin dai primi film girati in America, quella trilogia su Los Angeles e la California, piena di strade a più corsie e spazi ampi, girata nel 1968 (i titoli, abbastanza esplicativi: Los Angeles una città in automobile; California: il dissenso; California: il laboratorio del futuro). In Seize the time Norman attraversa una serie di città (New York, in California, Alameda ed altre più difficili da individuare): strade periferiche e del ghetto, strade principali pulite e sistemate, la biblioteca di stato e via dicendo. Tutto molto americano, come quell’accumulazione di cartelli pubblicitari – così pop – che vediamo ad inizio film, o quelle auto che anche qui sono ovunque, accartocciate in una discarica, o rombanti sulla strada, o anche le para- te, sia quelle poco ortodosse di studenti e neri face to face con la polizia, sia quelle piene di bandiere a stelle e strisce e patriottismo dilagante. Il tutto permeato dai violentissimi e bellissimi testi di Elaine Brown, frasi come Well then, believe it my friend/ That this silence will end/ We’ll just have to get guns/ and be men, con questa musica che si inserisce perfettamente nel film.
Uno dei momenti più alti del film, anche cinematograficamente parlando, è probabilmente una scena dove la musica della Brown è fondamentale: Norman «ritorna» nel ghetto, lo vediamo sull’autobus che guarda fuori mentre il testo della canzone dice I said man, where have you been for all these years e poi con una lunga carrellata seguiamo il cammino stanco, svogliato e curioso del protagonista. La telecamera torna in alto, da lontano, inquadra il ghetto e questo piccolo uomo nero che cammina, ormai quasi distaccato nel luogo dove è cresciuto e da cui si è emancipato. Una combinazione di colonna sonora usata alla perfezione, regia che riprende come meglio non potrebbe, e uno spaccato di un ghetto nero americano fotografato da un bianco come poche volte nella storia del cinema.

Il dvd uscito per Kiwido ha anche dei preziosi extra e un ottimo libretto. Negli extra troviamo un altro dei lavori americani di Branca, What’s happening, un’oretta di montato in mezzo ai membri della Beat Generation e gli esponenti della Pop Art. Stavolta quindi viene ripresa all’alterità bianca, più integrata, anzi parte stessa del sistema, rispetto ai neri, ma altrettanto critica, radicale, in opposizione con il governo americano e la società conformista. Ancora la telecamera di Branca ci mostra uno spaccato di vita americana del tempo: anche qui i poliziotti sono rappresentati come nemici, in opposizione alle scene in cui gli artisti e i giovani di allora si raccontano, mentre alla polizia sono destinate inquadrature lugubri, musiche pesanti, una sensa- zione di negatività continua. Nel film recitano, o meglio vivono, personaggi come Alle Ginsberg, Gregory Corso, Andy Warhol, un timido e giovane Jonas Mekas, Roy Lichtenstein ed altri protagonisti dell’epoca.
Il libretto, bilingue italiano inglese, contiene contributi dello stesso Branca, di Nobuko Miyamoto (che lavorò al film), di Italo Moscati e di Elaine Brown. Branca racconta la lavorazione del film, i suo contrasti con Jacobs, con quest’ultimo che al sorgere di qualche contraddizione «tendeva a risolverla con fatto che io, essendo bianco, non potevo in nessun modo capire cos’era la lotta di classe negli Usa», del difficile rapporto anche con le Pantere, che doveva approvare quanto si stava facendo, e il reperimento dei fondi in caso di bisogno (anche di Donal Sutherland, allora giovane e legato alle Pantere). Leggendo il contributo di Miyamoto si respira un po’ il clima dell’epoca, e della lavorazione del film: «La nostra piccola troupe d’assalto cercava di seguire l’impeto creativo di Antonello condividendo un appartamento, spaghetti alla carbonara e birra, incontri con i leader delle Pantere, un fucile posato sulla mia libreria, le canzoni di Elaine Brown…». Miyamoto ipotizza quello che chiunque, vedendo Seize the time, potrebbe pensare che «forse il film fu solo una scusa per essere parte di questo epico momento. Per imparare, per essere testimoni delle loro sofferenze, dei lo- ro sogni, per respirare il loro anelito alla rivoluzione». Ecco allora, vedetelo questo film, e rivedetelo, per cercare di essere parte, anestetizzati un po’ come siamo oggi, di quel momento epico.

Alias, 24 dicembre 2010 (qui sotto bello bello nella pagina, grazie al prezioso lavoro dei bravissimi grafici di Alias)

AntonelloBranca1

Annunci

One response to “Filmare contro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: