I mille lavori televisivi di Antonello Branca. Intervista a Ciro Giorgini


Ciro Giorgini ha curato la retrospettiva su Antonello Branca per la trasmissione di Rai Tre Fuori Orario. È probabilmente la persona che meglio conosce la sua produzione, avendo ricercato negli archivi le opere di Bran- ca, anche le più nascoste. «Nel 2008 ho cominciato questo lavoro su Antonello, che avevo conosciuto, o meglio incrociato, negli anni ’70. Tutto era partito da una riflessione proprio su quegli anni, mentre impazzava una delle solite polemiche sulla violenza. E invece è stata dimenticata, degli anni ’70, la leggerezza, specie nei rapporti interpersonali, il pensiero di pace, e ho associato questo proprio alla figura di Antonello Branca, così esile e fragile, desideroso di rapporti leggeri, lui che aveva cominciato (come tanti) lavorando sulle inchieste sociali e che negli ultimi anni della sua carriera si era impegnato con i bambini. Su Branca non c’erano, e non ci sono ancora, pubblicazioni, libri, se ne sapeva poco, allora ho cominciato a cercare negli archivi della Rai i lavori di Antonello e farli ristampare, poiché molti non erano in buone condizioni». Un lavoro di ricerca che è stato piutto- sto intenso e importante: «Antonello ha realizzato almeno un centinaio di opere, ma sono sicuro che manchi ancora qualcosa nella filmografia che ho stilato. Ho fatto ricerca negli archivi Rai, con metodi canonici e non, ma mi è mancata la possibilità di parlare realmente con le persone che hanno lavorato con Antonello e potrebbero avere altre informazioni su eventuali opere mancanti. Probabilmente ho archiviato un 80/85%, e tutto questo materiale è conserva- to all’A.C.A.B». Molti lavori ma uno stile riconoscibile e chiaro, fin dalle prime opere: «I primi tre corti su Londra sono un esempio del suo stile guizzante, a metà tra nouvelle vague e curiosità warholiana, una rappresentazione della realtà con la leggerezza che lo contraddistingueva. Credo che pro- prio la sua leggerezza e poca invadenza lo abbia fatto avvicinare a personaggi che si sono fatti intervistare e seguire volentieri. Come Marcello Mastroianni, la puntata che Antonello realizzò per Primo Piano (nel 1965, si chiamava Marcello Mastroianni, un Casanova dei nostri tempi), è sublime, un pedinamento quasi zavattiniano, l’attore si apre e racconta i suoi dubbi ad alta voce. O la puntate su Fellini (dal set di 8 e mezzo) o su Giorgio Strehler». Se i temi affrontati erano molti, anche a seconda della rubriche televisive con cui collaborava, ci sono alcune caratteristiche che ricorrono: «Tra queste bisogna considerare una ricerca del miglior repertorio possibile. Quando faceva i lavori storici (per esempio su Kennedy, nel 1963) voleva repertorio non scontato, e ancora oggi è il più raro, preciso e attuale quello che Antonello inseriva nei suoi lavori. Un altro elemento importante è l’osservazione costante delle mutazioni politiche americane. Ha realizzato diverse opere negli Stati Uni- ti, tra cui, oltre a Seize the Time e What’s Happening, la trilogia cali- forniana e opere sul capitalismo in Texas e sulle banche. Poi infine, specie nell’ultima fase della sua carriera, nel 1992/3, i temi della pace, sul petrolio, sugli armamenti». Tema costante per tutta la carriera rimane anche quello dell’osservazione della realtà italiana e la riflessione anche su cosa sono stati gli anni ’70: «Su questi temi i lavori sono molti, come quelli girati a Napoli, i lavori di inchiesta e via dicendo. Anche nelle cose minori, come quelle realizzate per speciali sull’estate, si ritrova il suo stile, la grande curiosità, e la straordinaria capacità di attirare l’attenzione. Ha fatto molte cose diverse, anche per Sprint, l’approfondimento sportivo, per esempio ho ritrovato un lavoro sulle corse automobilistiche inglesi».

Alias, 24 dicembre 2010 (qui sotto pagina)

AntonelloBranca2

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