Una vita e molte opere come «lotta continua». Intervista a Donatella Barazzetti

Dai litigi con Angelo Guglielmi che censurava i suoi servizi per «Tv7» ai documentari sull’«America dissidente» fino alla militanza rivoluzionaria in Lotta Continua

Se si riparla di Antonello Branca, a 8 anni dalla morte, è grazie al prezioso e intenso lavoro di A.C.A.B. (Associazione Culturale Antonello Branca), un non troppo vago omaggio al mitico capitano – Moby Dick movies era infatti il nome della società cinematografica di Branca. L’associazione si occupa del recupero, catalogo e con- servazione dei suoi film, ma allarga, con i pochi mezzi disponibili, an- che ad altri progetti e raccoglie nel suo archivio tre fondi: quello di Branca, uno sull’arte e quello dei film di animazione di Ferro Piludu e Lucilla Salimei. A presiedere la struttura è Donatella Barazzetti, importante sociologa (specie nel campo dei Women’s Studies) e, per anni, la compagna del regista. «Ci siamo incontrati in Lotta Continua nel 1972, eravamo militanti, e ci siamo, diciamo, fidanzati, nel 1980, quando lui aveva già fatto molti lavori»

Quanti anni è stato in L.c.?

Sempre. Tornò dagli Usa nel ’71 e uno dei motivi per cui rientrò in Ita- lia fu proprio il lavoro politico che secondo lui si poteva fare. Parallela- mente all’attività di documentarista e regista, Antonello ha lavorato per anni nella redazione esteri del quotidiano Lotta Continua, con Lisa Foa, di cui era grande amico. L’impegno nel giornale è stato totale, fin dal- l’inizio. È uscito da Lc solo quando l’organizzazione si è sciolta.

Quindi tornò in Italia soprattutto per fare politica?

Sì. Per lui la dimensione di regista e quella politica erano inscindibili. Voleva raccontare e trasformare il mondo con le immagini, erano i tempi in cui speravamo fosse possi- bile. Raccontare con le immagini era quindi per lui una questione po- litica. E questo secondo me lo si vede anche nei lavori, come quelli di Londra, dei primi anni ’60, che ap- parentemente non hanno nulla di politico. Ma c’era sempre uno sguardo di indagine: interrogare gli esseri umani è l’aperitivo della politica.

L’America per lui è stata una sorta di laboratorio?

Sì, Antonello amava profondamente gli Stati Uniti, e questo è stato fonte di discussione tra di noi: sa, io avevo certi schemi mentali, per me erano il «mostro». E lo si vede nei suoi lavori, questo amore, sia quelli girati in California sia in Seize the time e What’s happening, che posso- no assolutamente andare insieme, come è stato fatto ora dalla Kiwido che li ha messi nello stesso dvd. In- fatti altro non fanno che descrivere due mondi che convivevano, che ci dicono molto sulla complessità so- ciale in America: quello degli esclu- si, dei neri in Seize the time e quello dei dissenzienti sì, ma da dentro il sistema, come la Beat Generation o la Pop Art, in What’s happening.

Com’è nata A.C.A.B.?

Antonello è morto nel giugno 2002, e 10 mesi dopo è nata l’associazione. È stata sicuramente anche una mia esigenza di rielaborare il lutto: il dolore personale o lo tieni dentro o trovi un modo di trasposizione pubblica. Sentivo il problema della memoria come fondamentale, pen- so che finché si parla di una perso- na non è morta. Io ho scoperto che grande produttore di narrazioni per immagini fosse Antonello proprio ri- percorrendo le cose che ha fatto. Era decisamente fuori dal comune, avevamo lavorato a un progetto insieme, su guerra e tecnologia, ma solo dopo ho capito il suo spessore, lo spessore delle cose che ha fatto. E volevo che fosse ricordato e ricono- sciuto, anche con un discorso cultu- rale più ampio: ci sono molte figure importanti come Antonello in Italia che vengono dimenticati o sono sul- la via del dimenticatoio.

Come vi siete organizzati per l’archivio?

Le pellicole le aveva Antonello in ufficio, alla Moby Dick movies. Soprattutto Guido Albonetti si è occupato delle questioni tecniche del recupero. Antonello stava organizzando il materiale anche per il progetto di una «storia altra» degli Usa che pur- troppo non siamo riusciti ad ultimare perché l’organizzazione era nella sua testa, più che negli appunti che ha lasciato al computer. Per i lavori televisivi, da Tv7 in poi è stato fondamentale il contributo di Fuori Orario, prima di Gabriella Guido (che aveva un progetto su Antonello) poi di Ciro Giorgini che ha fatto un lavoro di ricerca fantastico, pazzesco, andando veramente a trovare «tutto Branca» nelle teche. Ogni tanto ancora mi chiama e mi dice «sai, ho scoperto una cosina di Antonello che non c’è neanche scritto che è sua…». Poi abbiamo preso tutto il materiale e lo abbiamo traspo sto in dvd.

Alias 24 dicembre 2010 (qui sotto in pagina)

AntonelloBranca2

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