Archivi del mese: febbraio 2011

Quora: il nuovo social network che risponde a tutte le domande

È la novità del momento, anche se è nato qualche mese fa. È Quora, il nuovo social network di Adam D’Angelo e Charlie Cheever, due ex pezzi grossi di Facebook. Ha debuttato online a giugno 2009, ma solo un anno dopo è diventato disponibile al pubblico, anche se per ora solo su invito… continua su Lettera43


SENNA

Giudizio (max 5): 3

Un documentario biografico è una questione delicata, un prodotto sempre in bilico: da una parte, il rischio agiografico, di descrivere chi si sta raccontando come il più bello, il più bravo, il migliore di tutti; dall’altra parte, il “rischio” opposto, i documentari di denuncia e attacco personale. Non che sia necessariamente sbagliato che questi due estremi si verifichino, ma può essere meglio mantenere l’equilibrio quando si parla di esseri umani che come tutti mangiano, bevono, dormono, sbagliano.

Così Senna vince, piange, ama, si arrabbia, tutto in pochi anni di vita, in una vita consumata a mille all’ora e finita prestissimo, il primo maggio del 1994 schiantandosi contro la parete esterna dopo essere uscito di strada alla curva del Tamburello nel GP di San Marino. Il film di Kapadia scorre su binari del prevedibile: vita morte e miracoli di uno dei più importanti piloti di tutti i tempi, il tutto narrato in rigoroso ordine cronologico, concentrandosi estremamente sulla vita sportiva e molto poco su quella famigliare, mentre amori e amici praticamente non ci sono. Non c’è nulla di strabiliante in questo film documentario, a parte Ayrton Senna, e non è poco: quasi scontata l’emozione nel vedere i materiali d’archivio, le sue imprese, il suo paese che piange e vince con lui, e la morte tragica e tutto il resto. Le immagini sono eccezionali, c’è probabilmente dietro un lunghissimo lavoro di ricerca, un altrettanto lungo lavoro di limatura e un quantomeno complicato montaggio. Avrebbe potuto sperimentare il regista, creare un prodotto più elaborato, ma quando si parte da materiale straordinario talvolta basta solo assemblare, fare qualche intervista (inserita sempre come voice over) e riuscire ad incollare per quasi due ore davanti allo schermo. Compitino minimo, ma efficace. Da consigliare più per i non appassionati di Senna, che grazie a questo film possono davvero avere un ritratto “completo” ed efficace del campione di Formula Uno.

per Zabriskiepoint


«Con la dottrina del multiculturalismo di stato abbiamo incoraggiato culture differenti a vivere vite differenti»

Nel 2005-06 vivevo a Birmingham, che sarebbe la seconda città inglese per numero di abitanti, e fin da subito ho avuto l’impressione che fosse una città fatta di ghetti: nero, bianco, asiatico, quello degli studenti, il centro (molto poco storico) con centri commerciali, negozi e uffici praticamente chiuso dalle 20, a parte l’area (leggasi ghetto) dei locali notturni. Londra è diversa, ma qua e là ha degli aspetti così (Severgnini dice «Mentre Londra spendeva e brillava, nel resto del Paese molti staccavano la spina»). Quando tornavo a casa (in Italia) e sentivo qualcuno che magnificava l’integrazione inglese ho sempre avuto dei dubbi, ma certo non sono un esperto dell’argomento e alla fine le mie impressioni erano prive di appigli di un certo spessore. Adesso, sempre da inesperto, leggo che David Cameron ha detto più o meno che «Con la dottrina del multiculturalismo di stato abbiamo incoraggiato culture differenti a vivere vite differenti, separate l’una dall’altra e da quella maggioritaria. Abbiamo fallito, non siamo riusciti a fornire una visione della società in grado da far desiderare loro di appartenervi». Insomma, secondo Cameron le cose non vanno proprio come dovrebbero. Vero o no, in ogni caso dovremmo rifletterci, anche per il futuro di queste cose qua in Italia.


La gita dei truzzi

In Italia Jersey Shore va in onda su Mtv, in lingua (ma meglio sarebbe dire “linguaggio colorito”) originale con sottotitoli in italiano, pieno di bip e parole cancellate. Negli Stati Uniti è una sorta di cult, un trash cult. L’idea non è nuova: prendere un gruppo di giovani, ambosessi, e farli vivere insieme. In questo caso c’è una variante: i giovani sono tutti italo-americani… continua su Lettera43


Guida completa al Sei Nazioni

Stasera comincia il Sei Nazioni, l’evento sportivo che, insieme a quello su due ruote in su e giù per l’Italia, attendo con più trepidazione ogni anno. Ho scritto una piccola guida per il Post, la trovate qua


Lo storico Arsenale d’essai di Pisa rischia la chiusura

Pisa è un posto storicamente vivace, anche grazie all’università che ha catalizzato negli anni studenti da tutte le regioni d’Italia: qui sono nate iniziative politiche e culturali importanti, non ultimo il cinema Arsenale, uno di quei residuati novecenteschi di cui proprio non vorremmo fare a meno. Nato a gennaio 1982, è ora a rischio chiusura, come tante monosale in Italia. Ma l’Arsenale non è un posto qualsiasi: 220 film proiettati all’anno, si entra con un biglietto e si vede quanti film si vuole, qui sono transitati regi-sti importanti e soprattutto si sono formati migliaia di appassionati di cinema. «Siamo nati con il supporto di Officina Film Club, gestita tra gli altri da Adriano Aprà e Paolo Luciani – racconta Daniela Meucci – che era quindi un preciso punto di riferi-mento a livello nazionale. Un gruppo di persone hanno unito le proprie forze acquistando lo spazio e trasformandolo in una sala cinematografica. Tutto con estrema incoscienza e coraggio. Abbiamo iniziato il nostro percorso, offrendo un cartellone che accanto a pellicole d’essai e d’autore tenesse in considerazione anche opere di intrattenimento. Con il tempo siamo diventati un punto di riferimento per associazioni e istituzioni, tra cui l’università naturalmente». Nonostante l’Arsenale riceva finanziamenti (ma non si tratta di somme ingenti) dagli enti pubblici, i soldi non bastano.
E allora, un po’ come accade per il manifesto, si ritoccano leggermente i prezzi – che sono ancora bassi, si entra con quattro euro ridotto e cinque intero. E poi via con le sottoscrizioni, vendita abbonamenti a più ingressi, una tessera da socio sostenitore e altre iniziative simili: «Ci sono scadenze economiche dovute a mu- tuo e all’arena estiva dove abbiamo fatto i lavori – continua Meucci –, ma in più c’è una certa stanchezza, un ripensamento sul senso della nostra esistenza». La mobilitazione dei soci/pubblico della sala ha sorpreso gli stessi gestori: «Abbiamo ri-acquisito anche un po’ di fiducia».
Intanto un’altra monosala d’essai del centro cittadino, il Lumiere – peraltro parzialmente controllato dallo stesso Arsenale – chiude a metà febbraio. In una nota, Alberto Gabbrielli dell’Arsenale, sottolinea: «La responsabilità principale della chiusura del Lumiere è del sistema distributivo italiano che è monopolista. L’Italia è l’unico paese europeo dove il distributore non si relaziona con le sa- le, ma con un agente regionale. I film migliori, dal punto di vista commerciale, e spesso anche qualitativo, vanno a questi cinema, noi possiamo accedere solo a quelle pellicole che gli altri rifiutano». In più il Mini- stero dei Beni Culturali distribuisce i contributi alle sale d’essai su base quantitativa favorendo tra l’altro anche cinema che proiettano film come La banda dei Babbi Natale, che probabilmente non ne avrebbero bisogno.
A parole sembra che nessuno voglia la chiusura dell’Arsenale, sicura- mente un punto di riferimento a li- vello regionale e uno dei pochi del genere in tutta Italia: dalla Regione al sindaco, per non parlare di registi e uomini e donne di cinema di vario tipo, in tanti si sono spesi in questi giorni, firmando appelli, facendo circolare la notizia della possibile chiusura, sensibilizzando. Ma come sempre accade, è il pubblico che deve fare la parte principale, tesserandosi ma anche e soprattutto andando al cinema – dato che dalla direzione del cineclub segnalano una costante diminuzione degli ingressi. Se ci sono oggettivamente problemi di monopoli, di finanziamenti per i cine- ma d’essai distribuiti male, è anche vero che le monosale sono in crisi perché la cassa stacca sempre meno biglietti. Per scongiurare la chiusura dell’Arsenale bisogna anche andarci: «Il problema – la conferma arriva dallo stesso Meucci – è che sempre meno gente frequenta questo tipo di cinema».

per Il Manifesto