Archivi del mese: marzo 2011

AMICI MIEI – COME TUTTO EBBE INIZIO

Giudizio (max 5): 2 e mezzo

La parola supercazzola, il vero tormentone e trademark di Amici Miei, compare solo alla fine, nell’ultima scena, quella che è l’omaggio più diretto al film di Monicelli. Per il resto, da quella saga mitica Amici Miei – come tutto ebbe inizio saccheggia una certa ispirazione, il profilo di alcuni personaggi ma non tutti, e cerca di ricrearne lo spirito. E dopo le polemiche, inevitabili ma anche un po’ puerili, che lo hanno preceduto ecco che quando lo si vede questo film ci si accorge che è semplicemente innocuo: 108′ che scorrono, con alcune scene assolutamente divertenti e porzioni del film un po’ lente.
Evitato il rischio di un susseguirsi di sketch, si seguono i cinque personaggi alle prese con una Firenze rinascimentale forse non perfettamente fedele, ma decisamente bella nelle ricostruzioni, anche se dai colori troppo accesi. I cinque sono Massimo Ghini (personaggio ispirato al Tognazzi originale, il nobile decaduto), Giorgio Panariello (l’oste), Paolo Hendel (il dottore), Michele Placido (ricco amministratore della città) e Christian De Sica, un altro riccone, personaggio del tutto nuovo. Nella Firenze di fine Quattrocento, come in quella degli anni ’70, i cinque buontemponi vanno in giro a far burle, scherzi, in altri termini zingarate. Alcune divertenti, come una cavalla in calore messa sul percorso del Papa a cavallo, o il classico episodio del nano vestito da bambino e consegnato alle suore, altre meno, anche se in generale non c’è una vera ironia amara, sia nelle gag che funzionano che in quelle che zoppicano.
Ottima tutta la parte con Ceccherini: il vecchio scambio di persona, se ben scritto (alla sceneggiatura ha messo mano anche Piero De Bernardi), al cinema funziona spesso. Un film che se avrà vita difficile in sala è più che altro per l’onda lunga del successo delle commedie natalizie epifaniche e compagnia bella, non per incapacità di far colpo sul pubblico: quando De Laurentiis mette in piedi un simile cast, battute decenti e un elevato numero di copie in genere un minimo di successo è assicurato.

per Zabriskiepoint


DYLAN DOG

Giudizio (max 5): 1

Occorre dimenticare Dylan Dog, quello vero, gli albi a fumetti editi dalla Sergio Bonelli da 25 anni (l’anniversario cade ad ottobre di quest’anno). Dimenticare Groucho, che non c’è, idem per l’ispettore Bloch, ma anche Craven Road a Londra (siamo a New Orleans), il trillo del diavolo (Dylan suona When the saints go marching in…) e, più sacrilegio di tutti, Dylan Dog non è un donnaiolo, anzi ha un trauma irrisolto per una sua ex morta in circostanze vampiresche.
Rupert Everett neanche c’è, del resto tra poco compie 51 anni, troppo per un eterno trentacinquenne come il Nostro. Il maggiolino bianco? È diventato nero, forse troppo inquinamento là negli States. Ma tutto questo non importa, anche se sarebbe stupido non confrontarsi con la fonte originale: tuttavia se un film è buono, interessante, ben fatto, può benissimo usare il marchio e poi modificarlo. Appunto, se il film è buono, ma non è decisamente questo il caso. Una storia assurda (in breve: l’eterna lotta tra licantropi e vampiri, un oggetto misterioso, la bella bionda che va in giro in mutande e camicia ma non è quello che sembra, un assistente che diventa zombie, robe così), messa in scena in modo sciatto e banale, effetti speciali da computer grafica di serie Z e scenografie da film amatoriale. Una fastidiosissima voce fuori campo ci spiega passo passo cosa vediamo – forse dovrebbe essere una sorta di diario, come nel fumetto – mentre l’assistente, tal Marcus, è non soltanto un personaggio per niente riuscito ma anche molto irritante. A tratti sembra un brutto film degli anni ottanta girato negli anni zero. Eppure c’è qualche passaggio già automaticamente cult: come quando un posto di ricambio per parti del corpo (!!) viene definito “Body shop” (come un negozio per prodotti per il corpo o un centro benessere) o ancora “outlet degli zombie”. Epico.
Eppure gli appassionati di Dylan Dog dovrebbero precipitarsi in massa a vedere questo film: il regista infatti ha dichiarato che in caso di successo potrebbe fare un sequel da ambientare in Europa inserendo più elementi originali come Xarabas, Bloch, eccetera. Magari al secondo giro viene meglio.

per Zabriskiepoint


DYLAN DOG IN MOVIMENTO: ESCE IL FILM DAL FUMETTO CULT

Il regista Munroe: “So che qui è un’icona, è stato difficile rappresentarlo”

Dopo tanto tam tam, arriva in sala il film di Dylan Dog. Il famoso indagatore dell’incubo aveva avuto una sorta di pseudo rappresentazione filmica con Dellamorte dellamore di Michele Soavi, ma questo è tutt’altro, a cominciare dalla produzione che è americana. Dagli Stati Uniti è arrivato il regista Kevin Munroe per promuovere il film.”La Platinum, titolare dei diritti per fare un film su Dylan Dog, mi ha proposto di leggere la sceneggiatura, che era ferma da otto anni. Quando l’ho letta l’ho pensato che andava bene, aveva una serie di potenzialità per realizzare un mondo, anche con aspetti ironici.”

“Avevo già lavorato nel 2000 su un personaggio dei fumetti italiano, Martin Mystére, per una serie tv che poi non si è fatta. Lì ho incontrato per la prima volta Dylan Dog, nell’albo dove sono insieme. Per fare questo film non mi sono limitato a leggere i sei numeri dell’indagatore pubblicati in inglese dalla Dark Horse, ma anche alcuni di quelli italiani. Era più profondo. Le cose fatte in inglese sono fatte tendenzialmente per arrivare ad un pubblico vasto, e si perde in profondità”. Molti cambiamenti sono dovuti alla mancanza dei diritti, come l’assenza di Groucho o il maggiolino nero invece che bianco. “Sì, anche se abbiamo cercato di lavorare sull’originale. Ci sono molte differenze rispetto al fumetto, lo so. D’altra parte è ovvio che quando trasponi sullo schermo un personaggio comunque ci sono delle differenze rispetto ai mondi in cui questi personaggi vivono, un conto è quando è disegnato, un conto è sullo schermo. E poi Dylan Dog è un’icona qui in Italia, è molto difficile rappresentarlo. Volevamo mantenere un certo spirito, e speriamo di esserci riusciti”. La differenza più strana è la trasposizione della location da Londra a New Orleans: “Per una serie di vincoli economici non potevamo andare a girare a Londra, sarebbe costato quattro volte di più. La sceneggiatura era a New York. Funzionava, ma New Orleans ha quell’atmosfera tipicamente europea, una sensazione più famigliare. Se Dylan Dog dovesse scappare in Usa sarebbe stato sicuramente a New Orleans”. Ci sono però dei riferimenti, delle citazioni dirette: uno dei vampiri si chiama Sclavi, l’assistente lancia la pistola come farebbe Groucho, e altre piccole cose: “So che i fan vogliono trovare questi riferimenti, questi accenni, che dimostrino che abbiamo fatto attenzione a questi segni distintivi”. Chi sa se basterà per il pubblico italiano, sicuramente aiutano le ben trecento copie che verranno distribuite da domani.

per Zabriskiepoint


AMICI MIEI TORNA TRA LE POLEMICHE. I PROTAGONISTI: “LO ABBIAMO FATTO CON AMORE E RISPETTO PER L’ORIGINALE”

Dopo tante polemiche eccolo, Amici miei come tutto ebbe inizio, il prequel della saga cult. Lo hanno presentato in pompa magna la simpatica banda di attori, regista, produttore e meno in vista sceneggiatori e tutto l’ambaradam di un film in costume costato tantissimo. Soldi investiti in Italia: “Questi film – dice Christian De Sica, uno dei protagonisti – di solito si fanno a Sofia o comunque non nel nostro paese, invece stavolta Cinecittà è tornata un po’ come una volta, gli stessi addetti ai lavori erano contenti. Speriamo sia un inizio per tornare a fare film così in Italia”.

Questo nuovo Amici miei è stato comunque girato molto in Toscana (“50% ricostruito e 50% in location originali”), dove erano ambientati i primi tre film ma anche terra d’origine del regista Neri Parenti e di Paolo Hendel e Giorgio Panariello, entrambi nel film: “Avevo letto la sceneggiatura – rivela Hendel -, una prima versione, già circa dieci anni fa quando me la fece vedere Piero De Bernardi (sceneggiatore anche dell’originale Amici Miei, ndr), di cui ero amico. Ci ritrovai subito questo spirito, questo non prendersi mai troppo sul serio, con la giusta leggerezza, con la consapevolezza che nella vita poi dietro l’angolo c’è la sofferenza. Lo stesso Mario Monicelli prima di morire mi disse, di questo film, ‘ne penso bene, basta faccia ridere, che la storia funzioni’ “.
Eppure il confronto con l’originale non è semplice, e spaventa gli attori stessi: “Per noi – incalza Panariello – è stata una sfida associarsi ai grandi. Mi sembra che lo abbiamo fatto con rispetto. Per qualcuno può sembrare un accostamento irriverente, invece per i ragazzi di 15-16 anni può essere un’occasione per riscoprire questi grandi attori (come Tognazzi, Montanari) e magari saperne di più”. Le polemiche infatti sono un argomento da cui non si può prescindere: “Penso – continua Parenti – due cose, una buona e una cattiva. Partendo da quella cattiva: io sono fiorentino, siamo integralisti, credo che le polemiche siano estremamente regionalizzate. 56mila persone del gruppo su Facebook contro il film non sono molte rispetto ai 20 milioni di utenti italiani. Quella buona: sia noi che i detrattori partiamo dall’amore del film, solo che gli altri ritengono che comunque venga toccato sia un oltraggio. Siamo innamorati, ma in maniera diversa. Per me fare questo film è stato realizzare un sogno nel cassetto, dove è rimasto per venti anni. E l’ho fatto con amore, con le caratteristiche e spirito del vecchio Amici Miei. Ci siamo avvicinati con grande rispetto, e siamo stati attenti a non approfittarne, tenendo tutto molto in sordina e come omaggio: questo è un altro film”.
Aurelio De Laurentis rivela che Gerard Depardieu avrebbe dovuto essere parte del film: “Quando quattro anni fa con Neri abbiamo iniziato a rimettere mano al progetto pensavamo a lui, un francese come Noiret nell’originale. Poi ho co-prodotto un film con Depardieu, ma non mi piaceva come lo promuoveva qui in Italia, aveva delle problematiche particolari. Allora abbiamo fatto marcia indietro. Credo che abbiamo pensato ad un film antico ma girato in maniera moderna, in presa diretta e pieno di toscani. C’è stato un atto di grande amore da parte di tutti noi”.
Adesso vedremo con quanto amore lo accoglierà il pubblico: esce in 500 copie e, ha confessato il produttore, c’è la speranza di venderlo all’estero.

per Zabriskiepoint


Italia-Francia 22-21

E poi capita un sabato pomeriggio di marzo come gli altri. Decidi che sì, alla fine la si può vedere a casa, con telecronaca in cinese, spagnolo, francese o inglese, mica è troppo importante alla fine, quella che conta è sabato prossimo. Ti accomodi in poltrona, una tisana, altro che birra, tanto, quella che conta è la prossima, mica questa: questa sarà la solita sconfitta onorevole, da 5 a 10 punti di distacco, pacche sulle spalle, bravi ragazzi, poi la prossima settimana a Edimburgo a giocarsi il cucchiaio di legno con i soliti scozzesi. Mi sono pure addormentato, una quindicina di minuti, a inizio primo tempo più o meno, e nel dormiveglia ecco la meta di Parra: penso che avevo proprio ragione io, e la prossima settimana quella buona, mica questa. Poi il tizio che faceva la telecronaca in spagnolo comincia a blaterare Andrea Masi e meta. Bene, balzo in avanti. E poi un calcio, qualcosa sembra mettersi stranamente per il verso giusto. Ed ecco che arriva il solito drop a spezzare i sogni nascenti… ma no, Trinh-Duc sbaglia, millimetrico, a fianco ai pali. Ma no mica basta, sulla poltroncina, finita la tisana e ancor più passato il sonno, sono lì che aspetto comunque il drop, come l’Irlanda insomma, che ci abbiamo sperato, ma siamo onesti su. Ma no, sembra che non l’hanno fatto…

Première victoire historique des Italiens. Dominés physiquement et mentalement sur le reculoir, les Bleus n’ont pas été en mesure de s’imposer dans le jeu. Manque d’inspiration et de cohésion.


Wyget

Vi segnalo Wyget, un portale creato dal mio amico Luca. Qui l’evento Facebook, e qui il video che lo sponsorizza. Ecco di che si tratta

WyGet.com é una nuova idea di community nata dalla fantasia di due studenti dell’Universitá di Cambridge e lanciata in questi giorni tramite Facebook.
In pratica:
Che cosa é WyGet: WyGet é una piattaforma per dare risonanza ai desideri degli utenti.
Che cosa non é WyGet: WyGet non é un’operazione commerciale, bensí un tentativo di far sí che sia la domanda ad informare l’offerta.
Come funziona: Ci si registra, si propone un desiderio e si vota uno dei desideri proposti dagli utenti. Ogni settimana il desiderio votato viene archiviato e reso accessibile a tutti, affinché le aziende interessate possano “esaudirlo”. Il ciclo ricomincia, con un nuovo desiderio da votare, scelto fra quelli inviati dagli utenti.
Qual’é la sua forza: E’ un tentativo dal basso di unire le forze per far conciliare l’esigenza di profitto delle aziende con il desiderio di prodotti o cambiamenti veramente utili alla collettivitá. Serve solo un piccolissimo impegno da parte di ciascuno per poter rompere la perversione del bisogno indotto.