Archivi del mese: giugno 2011

Camminavo per la città e mi sembrava di non esserci mai stato prima, invece ci vivo da anni

In questi giorni ho provato a leggere qua e là qualcosa su The tree of life. Faticosamente, perché probabilmente la cosa migliore sarebbe non parlarne per niente, anche se poi negli anni piano piano molto si dirà su questo film, che piaccia o non piaccia è uno dei più importanti di questo periodo storico. Mi rendo conto che possa appunto anche non piacere, e soprattutto provocare reazioni – di pancia, soprattutto – anche diverse. Io mi sono sentito anche anche un po’ così:

È un film che coglie un po’ di quella polverina di cui è fatta la vita. In genere questo non succede quasi mai, e quando succede, di solito, gli strumenti e i modi che usano gli artisti sono molto diversi. In questo film al contrario si va dritti dove nessuno di noi avrebbe il coraggio di andare, se anche ne avesse la voglia. Si può dirsi imperturbabili, dire di trovare naïf l’approccio, ma sono tutte reazioni sensate solo in senso umano e individuale: cerchi di parare il colpo come puoi. Malick arriva a un risultato noto, e lo fa per una strada fatta di immagini che lì non dovrebbero portare, ché i documentari li abbiamo visti tutti tante volte nella vita. Invece si esce pieni di roba ingombrante, turbati, come se qualcuno ci avesse trascinati a forza in un posto dove c’è troppo e troppo poco insieme. Si gira per la città, tornando verso casa, ripensando alle estati di quando si diventava persone, ai migliori amici inseparabili, all’essere figli grandi o piccoli. E si è pieni di gioia, paura, malinconia, come quando da bambini si piangeva di pianto, senza sapere perché.

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