Il cielo dell’America (ovvero dove sono adesso, come mai ci sono)

Le decisioni non sempre si prendono con chissà quale consapevolezza. Fallo con un po’ di incoscienza, come abbiamo fatto tutti, mi aveva detto Mattia, quando ero ancora in tempo per tornare indietro, seduti su suadenti divanetti dell’Italian Department di Yale. Negli ultimi due anni ho provato ad ottenere una borsa di studio per fare un Phd, prima a Londra poi a Leeds, la prima volta con nessuna convinzione, la seconda volta con molta, e c’eravamo quasi riusciti. Non che l’Inghilterra sia il posto dove vorrei passare la mia esistenza, ma mi pareva un buon compromesso passare un tre anni in un posto relativamente vicino casa, lavorando su materiale italiano quindi dovendo necessariamente tornare verso il Mediterraneo con una certa frequenza. Poi com’è come non è, prima la delusione inglese, poi uno dei migliori amici che finisce dritto alla New York University (dove hanno una biblioteca tanto alta quanto spaventosa e inospitale), e l’idea che si fa spazio. Poi, salto temporale. Ci siamo io e questo professore che chiacchieriamo non troppo lontano dal Vaticano, mi consiglia, mi spiega che sì, potrei decisamente provare, che tutto sommato dai, le partite della Roma in qualche modo si vedono anche con il fuso, e magari ti appassioni anche al baseball (ecco no, non credo). Mi rendo conto, ogni tanto, di fare cose perché vanno fatte, rinchiudendo da qualche parte dentro di me eventuali altre analisi. Non senza darmi risposte, semplicemente dandole per scontate. E allora una lista di università, richieste, statement, le cose fatte rigorosamente non all’ultimo momento (che mi prende l’ansia), ma al penultimo, senza sapere neanche con attenzione dove si trovino o cosa siano i posti dove sto facendo domanda, apprendendo dell’esistenza di Ivy League solo in corso d’opera, includendo università per motivi a me ignoti. Non per disinteresse, forse solo per non voler davvero considerare un’ipotesi lontana finché non si avvicina davvero. Eppure se ci ripenso quel tran tran mi era costato soldi e un po’ di fatica, a compilare domande, limare, tradurre, ordinare, capire le differenze di un sistema altro, anche se con l’esperienza britannica a fare da testa di ponte. E poi piano piano altre consapevolezze, la necessità di andarmene dall’amata Roma, dall’Italia, dall’Europa, cercando di ri-localizzarmi nel mondo, il pensare che è quello che ho sempre voluto, magari non nella grande e lontana America, ma ad andare sì, senza rincorrere sognante e con poco raziocinio la gonnella di turno.

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