Di David di Donatello, cinema italiano, cinema nazionale e Seconda Visione

Ho colpevolmente scoperto solo di recente, quando hanno affrontato la titanica impresa di rivedersi e discutere tutti i cinepanettoni, il sito del programma Seconda Visione. Tra le altre cose, fanno questa cosa utilissima che è la rassegna stampa del sabato, che mi aggiorna, ora che non posso più frequentare il sottobosco cinematografico romano e affini, su quello che succede nel mondo del cinema italiano. Non sempre condivido quello che scrivono – per esempio, non sono d’accordo che ‘cinema nazionale’ sia “un’idea apparentemente out-of-date“, anzi mi pare una definizione ancora utilissima e utilizzata, ma magari sono di parte visto che sono direttamente implicato e complice in questa roba qua – ma sicuramente la capacità che hanno di individuare le questioni chiave della settimana è davvero encomiabile. Grazie a loro non mi sono perso questo interessante commento di Davide Turrini e l’intervista di Malcom Pagani a Cecchi Gori, tra le altre cose.

Un’altra notizia di questa settimana è un articolo di Pagani (ancora lui) che ha avuto una inusuale eco su un paio di autorevoli giornali stranieri (e di riflesso assume naturalmente tutto un altro valore anche in Italia). L’Hollywood Reporter e The Guardian infatti citano, senza linkarlo, l’articolo che mi pare metta in risalto due cose: da una parte come la giuria del David di Donatello sia composta da amici di amici, parenti di amici, gente che col cinema ha effettivamente poco a che fare, e dall’altra come le scelte che poi vengono fatte siano dettate da favori, pressioni, sentito dire più che dalla effettiva visione dei film. Due questioni strettamente legate, ma i due articoli in inglese riprendono solo la questione del nepotismo – sacrosanta, ma anche una narrativa più comune e comprensibile all’estero quando si parla di Italia. Per chi si occupa di cinema italiano la drammatica situazione dei David è un po’ una scoperta dell’acqua calda, e forse la notizia sta proprio nel fatto che questa polemica tutta italiana (come l’ha definita Daniele Lombardi su facebook) abbia così travalicato i confini nazionali.

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