Consigli per (non) diventare giornalisti

Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale, ha risposto ad una domanda sul diventare giornalisti. Leggendolo mi sono venuti in mente i miei tre consigli. Da una prospettiva molto meno autorevole, si capisce:

1) chiediti mille volte, ma pure diecimila, se quello che vuoi scrivere può davvero essere interessante per le altre persone. Escluse mamma, zia, e parenti vari.

2) trovati un lavoro vero che ti lasci un po’ di tempo libero, e scrivi nel tempo libero.

3) apri un blog.

Riguardo a quello che dice De Mauro, non credo l’inglese sia sufficiente – anzi, rispecchia un certo modo anglocentrico di vedere il mondo che sta lentamente diventando desueto, o solo molto parzialmente adatto a leggere il ventunesimo secolo. Consiglierei di aggiungere un’altra lingua che possa aiutare a coprire un eventuale ambito di competenza, magari specifico. Cinese o arabo vi saranno sicuramente utili, francese e spagnolo lo sono sempre.

Tra le cose da leggere, consiglierei anche un buon manuale di grammatica italiana o affini. Capita a tutti di sbagliare, ma ci sono cose su cui sarebbe bene non transigere. Pò, per esempio, è sbagliato, ed è ormai purtroppo diventato la norma in diversi giornali e simili – come gazzetta.it, tra gli altri.

Ha ragione: scrivere, certo, e parlare anche. Fare amicizia con cani e porci, online e offline, perché sapere cosa hanno da dire gli altri è fondamentale.

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