Archivi del mese: febbraio 2013

Italiani di tutto il mondo, unitevi!

Che poi questa faccenda del vado all’estero me la dovete spiegare. Che succede, una volta che andate all’estero, vi dimenticate dell’Italia e di tutte le sue (e nostre) faccende? Pensate davvero che uno chiuda completamente con il proprio paese? Non escludo che ogni tanto capiti davvero, ma ci sono un po’ di ma. Intanto le questioni tecniche, forti specie per chi emigra in maniera soft (motivi di studio o lavoro per un dato periodo di tempo ma con forte possibilità di tornare – cioè immagino la possibilità che contemplano molti di quelli che dicono vado all’estero): cosa fare della residenza, l'”eventuale” pensione o affini, passaporto, tasse etc. E poi le questioni culturali: almeno che non te ne freghi nulla (ma allora non te ne fregava nulla neanche in Italia) continui ad interessarti e a seguire quello che succede laggiù: e allora passerai lo stesso la giornata a seguire i risultati elettorali e tutto il resto (magari mangiando pasta barilla e pomodori sanmarzano con qualche amico italiano), solo a qualche chilometro di distanza. E poi ci sono le questioni affettive, chiamiamole così, e cioè che almeno che, ancora, proprio non te ne freghi nulla, hai ancora una zia, un fratello, i genitori, gli amici a casa e loro si sorbiscono lo stesso quello che succede in Italia, e ti interessi alle loro esistenze. E poi c’è che questo grande moloch che chiamate estero non è un paradiso terrestre: ovunque ci sono problemi, questioni irrisolte, drammi da affrontare, magari altrove minori che in Italia (ma in moltissimi paesi ben maggiori), ma ci sono.

Insomma, questa dell’andare all’estero per dimenticare le sventure italiane è un po’ una cavolata, una di quelle robe che si dice quando si è (comprensibilmente) arrabbiati, un po’ senza pensarci. Invece, rimbocchiamoci le maniche, italiani di ogni dove, che abitano in Italia, su Marte o negli USA, e cambiamolo questo paese, che scappare (non geograficamente, ma idealmente) non è mai una soluzione.