Archivi del mese: dicembre 2013

Fa più rumore un cinema che chiude o la pellicola che scompare?

Nemmeno al cinema sapremmo consolarci
Dal buio noi non ne usciremo fuori
(Violacida, Una canzone per perdere tempo)

La sala e ciò che ne rimane. L’anno che viene è quello decisivo per il progressivo accantonamento se non abbandono della pellicola a favore del digitale in Italia, mentre negli Stati Uniti il processo è in corso già da un po’. La maggior parte dei film di cui nell’altro post, quello con la decina, li ho quindi visti in digitale (un ottimo digitale, va ammesso). Non sono un feticista estremo della pellicola, e quindi insomma va bene così, faccio solo tanta fatica a vedere i film vecchi girati originariamente in pellicola e trasportati in qualche modo in digitale – per esempio, la copia restaurata in DCP di Lions Love di Agnès Varda che sta *circolando* ora è chiaramente meglio di niente (il film è stato per molti anni quasi irreperibile) ma non si avvicina neanche vagamente, come esperienza visuale, a cosa dovrebbe essere in 35mm. Ci sono poi film e film, alcuni si vede di più che il digitale li sacrifica, altri meno, ma soprattutto, in quanti ce ne rendiamo conto? chi ha questo tipo di sensibilità?

In definitiva, quello che mi sta a cuore, e che credo dovrebbe interessare chiunque ami il cinema, è che si mantengano luoghi fisici o effimeri (musei, cineteche, università, festival, rassegne etc) in grado di proiettare pellicole, che si continui per quanto possibile a investire perché ciò accada, inclusa la formazione di proiezionisti e l’educazione all’audiovisivo che includa anche pellicole e non solo digitale.


La mia decina 2013

[film usciti in sala nel 2013 in Italia. Alcuni sono del 2012 e non erano nella mia classifica dell’anno scorso]

Gravity
The Act of Killing
12 years a slave
La Grande Bellezza
Django
Bling Ring
The Master
No-I giorni dell’arcobaleno
Solo Dio Perdona

E inoltre —

Inside Llewyn Davis
Giovane e Bella
Lincoln
Captain Philipps
Blue Jasmine
La migliore offerta

Ho perso Carax, Manuli, Malick, Ki-duk, Dante, Polanski, Farhadi, Rosi vincitore a Venezia, Kechiche vincitore a Cannes, e una marea di roba orientale di cui si parla bene in giro. Purtroppo non vado ai festival ormai da un po’, ma ho visto molto in sala, negli Usa e in Italia.

Sulle scelte. Gravity e The Act of Killing, in modi radicalmente diversi, ripensano il cinema e ci dimostrano quanto ancora abbia da dire: il primo, un 3D finalmente connaturato al film, e il secondo è probabilmente la miglior messa in scena del “male” (qualunque cosa voglia dire, con tutte le sue sfumature e ambiguità) di sempre. 12 years a slave, che in Italia esce a febbraio, è il film sulla schiavitù, lucidissimamente politico, sconvolgentemente estetico. Con questi tre film siamo dalle parti dei migliori (o comunque più importanti) degli ultimi tempi, non solo dell’anno. La Grande Bellezza punto. Tarantino e Coppola, il meglio del cinema americano “giovane” di oggi (non ho ancora visto il nuovo James Gray…) – Coppolla non al suo massimo, che vale comunque tantissimo, Tarantino se non fosse uscito McQueen a breve distanza sembrerebbe ancora più bello. The Master (uscito secoli fa negli Usa), 70mm di corse selvagge, e America al suo grado massimo. No il potere della pubblicità e di un attore bello e bravo. Solo Dio Perdona è ancora un incredibile film di Refn con Ryan Goslin, che ti rimane attaccato sotto pelle per giorni e giorni, e fa un sacco fico dire che no in realtà mica è bello.

Sulle scelte secondarie. il nuovo dei Coen (esce a metà gennaio) alla fine ti dici “cavolo, bellissimo, commuovente, ma perché esattamente?”. Ozon altro grande film sul passaggio dall’adolescenza a quello che c’è dopo. Lincoln e il nuovo Woody Allen impossibile non menzionarli, se non per altro per le performance monstre dei due protagonisti (poi anche io penso che il film di Spielberg avrebbe potuto far di più). Captain Philpps è un film di pirati veri, senza Johnny Depp. La Migliore Offerta ingiustamente sottovalutato, specie a livello internazionale.

[segue nota di riflessione sul futuro della sala]


Vacanze di Natale, trent’anni dopo

amendolahuff vacanze di natale

era il 1983, la Roma aveva vinto lo scudetto, dimmi cos’è cos’è che ci fa sentire amici anche se non ci conosciamo, Berlusconi alle porte, Italia uno Canale cinque, il compagno Amendola burino ma neanche troppo, Mario Brega sempre, De Sica omosessuale manco troppo latente, Jerry Calà sex symbol (che non è bello, ma piace), non sono gelosa sono di Pittsburgh, e l’America questa terra lontana (mica dietro l’angolo, come ora), quello toscano che fa sempre la stessa parte e altrettanto il milanese, bisex, moderno, moderno un par de palle!  Stefania Sandrelli (Stefania Sandrelli, non fosse chiaro) che sembra capitata lì per caso (La Chiave, dello stesso anno), Cortina dove ci si conosce tutti – o meglio, si conoscono tutti – i filippini prima che diventasse politicamente scorretto, una canzone dietro l’altra, un lunghissimo video musicale, Moonlight Shadow, Maracaibo, I like Chopin, le discese sulla neve senza cesso (addavenì Boldi…), Torpigna!, luoghi mitici della provincia italiana come Porto Recanati,

E anche questo natale… se lo semo levati dalle palle.

[quest’anno è il trentennale di Vacanza di Natale, cinepanettone primo che anche chi proprio i “cinepanettoni nonono” tende a valutare come almeno interessante. sicuramente, riesce a inquadrare un’epoca come pochi film italiani hanno fatto – e non che i primi anni ottanti siano anni di facile interpretazione e narrazione anche per storici, romanzieri etc. Il film è legittimamente uno dei cult della commedia italiana, e del cinema italiano in generale. La combinazione tra attori emergenti, navigati, di varie estrazioni modi e comicità è riuscita e efficace come mai altrimenti nei Vanzina. Ha dato in là ad un filone, ha creato miriadi di fan, che lo vedono e rivedono. Come il sottoscritto] 


Ancora sui cinepanettoni. Una discussione a più voci

Reading Italy ospita un numero sui cinepanettoni che ho contribuito a metter su con Stefano Bragato. C’è un dialogo tra Alan O’Leary e Catherine O’Rawe, un articolo di Danielle Hipkins che si intitola The Showgirl Effect: Ageing between great beauties and ‘veline di turno’, Natalie Fullwood scrive sulla commedia all’italiana e i cinepanettoni, e infine un mio pezzo. Le prime righe di quest’ultimo sono qui sotto. Quello che ho scritto nasce da questa ricerca qua di cui sono stato Research Assistant e da conseguenti discussioni con il Prof O’Leary, discussioni che proseguiranno presto pubblicamente con un botta e risposta su questo blog e sul suo. Sono benvenuti feedback, commenti e quant’altro.

“In recent years, contemporary Italian cinema has received increasing attention. Despite being a filone (or sub-genre) that has been despised and hitherto almost unworthy of academic attention, even the cinepanettone has become a topic of discussion in Italian Film Studies. This is largely due…” continua a leggere su Reading Italy.


Quando un (altro) cinema chiude. Un ricordo di Ezechiele 25, 17 all’Italia

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In vista della prossima chiusura di un altro cinema in città, Ezechiele 25,17, uno dei due cineforum di Lucca, cambia sede, spostandosi dal cinema Italia al più moderno, accogliente, comodo, e con annesso bar cinema Astra, ancora per fortuna nel centro di Lucca, all’interno delle mura cittadine. Chi scrive senza il cineforum Ezechiele sarebbe senz’altro un’altra persona, peggiore di questa.

Nell’autunno del 2000, il mio primo autunno a Lucca, già lo sapevo che il cinema mi piaceva, mio padre mi portava a vedere i film al cinema a Barga (esiste ancora?) che il giovedì faceva i film d’essai e tu chiamavi da Castelnuovo se eri in ritardo per dirgli di aspettare qualche minuto, tanto c’eravamo sempre quattro gatti (più spesso due). Oppure mi portava in macchina a Pieve Fosciana, all’Olimpia, che a Castelnuovo il cinema Eden all’epoca era chiuso – ma ora ha riaperto, per fortuna. Le VHS che abbondavano in casa mi appassionavano molto meno di quelle sale buie e, ogni tanto, piuttosto freddine, dove andavano in scena gli ultimi momenti di uno spettacolo veramente popolare: ricordo di aver visto un paio di film addirittura in piedi, roba impensabile adesso, e la fine primo tempo con relativa corsa al baretto del cinema (lì ho imparato che il tè freddo è meglio non berlo la sera, che poi non dormi). Ma dall’autunno del 2000 al cinema potevo andarci in bicicletta, passavo a chiamare Luca che scendeva con la sua bici in mano e attraversavamo il bello quando solitario Fillungo lamentandoci che a Lucca la sera in giro non c’è mai nessuno. Poi, a fine film, frequente sosta allo Sbragia per un pezzetto di pizza, e via quasi senza pedalare dato che è in leggerissima discesa, svoltavo in via San Giorgio e tornavo a casa. Tra quell’autunno e la primavera successiva (vado a memoria, quindi potrei sbagliare qualche data) all’Ezechiele fecero vedere tutto o quasi Nanni Moretti e diversi capolavori della Nouvelle Vague, qualcuno anche semidimenticato. Mi si aprì un mondo. I film giusti al momento giusto. Nel posto giusto: quel fascino un po’ demodé dell’Italia, quell’aria da vecchio cinema parrocchiale, da luogo devoto all’amore per il cinema, con la galleria disadorna e con sedie scomodissime (ma ne occupavamo almeno due a testa, quindi si stava un po’ meglio), e quel vecchio proiettore in disuso che ti accoglieva vicino allo specchio. Le ultime possibilità di vivere il cinema in un certo modo, in una relativamente piccola città di provincia (per qualche ragione, al tempo andavo meno al Circolo del cinema, lo storico e glorioso cineforum di Lucca, forse ero impegnato il giovedì, ma il Circolo è un’altra gloria dei cinefili della città). Il mercoledì all’Ezechiele, giorno delle retrospettive, non c’era mai questo grande affollamento, e sembrava davvero di avere un rapporto intimo con lo schermo, con quei pochi affezionati spettatori che non mancavano anche se fuori pioveva o faceva un freddo cane. Ma per i film nuovi, il martedì, ogni tanto si riempiva o quasi, come a quella gloriosa proiezione del Il partigiano Johnny. Ho visto Gostanza da Libbiano con Paolo Benvenuti in sala all’Italia grazie a Ezechiele, e quando qualche anno dopo ho detto allo stesso Benvenuti che quel film, visto a sedici anni, mi ha cambiato la vita, mi ha fatto capire quanto davvero amavo il cinema, lui ha chiamato la moglie per raccontarglielo e mi ha mezzo preso in giro dicendomi che dovevo essere strano assai.

Mi sono spesso chiesto, in questi anni, cosa avrei fatto senza l’Ezechiele, quanto fondamentale sia stato per la mia educazione di cinefilo, per il mio amore per il cinema, e mi chiedo quanti potenziali amanti del cinema si perdano la possibilità di avere un cineclub nella loro città. Ho fatto altre cose relative al cinema nel corso degli anni, da contribuire all’organizzazione di festival (in primis il Lucca Film Festival, naturalmente), a scriverne, fino a studiarlo qua a Yale adesso, e niente di tutto ciò sarebbe stato possibile senza l’Ezechiele, e quei film visti negli anni che ho vissuto a Lucca rimangano stampati nella mente. Ma soprattutto, è stata fondamentale l’esperienza del cinema, e nello specifico del cinema Italia, la visione dei film in una sala buia, le luci che si spengono, l’inizio del film, la pellicola che si sente in sottofondo e che scorre sullo schermo, e prima ancora comprare il biglietto, varcare la soglia, aprire le tende, immergersi nella sala. Siamo l’ultima generazione di cinefili cresciuti a cineforum e 35mm, il fatto che Ezechiele vada avanti mi rincuora che, magari sempre più senza pellicola, i nuovi cinefili possano comunque venir su a cineforum e buoni film. Buon proseguimento Ezechiele nelle vostre nuove sedi, e arrivederci cinema Italia, speriamo non ti trasformino in orribili freddi appartamenti.